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VISITA PASTORALE NEI PAESI BASSI
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA POPOLAZIONE DEL BELGIO
Bruxelles - Giovedì, 16 maggio 1985
1. La mia gioia è grande, e la mia emozione profonda, per poter finalmente
compiere, in Belgio, la visita pastorale che desideravo fare e che era stata
sollecitata da molto tempo attraverso cortesi inviti. Ero già stato, diverse
volte, ospite di questo caro Paese. Ma è la prima volta che ci torno dopo che la
Provvidenza mi ha affidato la sollecitudine di tutte le Chiese. È d’altronde, in
questi tempi moderni, la prima visita di un Papa in questa regione, molto legata
alla Sede apostolica. Ringrazio tutti per la vostra calorosa accoglienza.
2. Mi rivolgo innanzitutto alle loro maestà, il re dei belgi e la regina. Sire,
signora, avete voluto essere presenti fin da questo primo incontro. Saluto, in
voi, i sovrani che onorano il Belgio con la loro discendenza da una famiglia
reale che fa corpo con la sua storia a partire dalla fondazione del regno, e che
si sono attirati la stima deferente e unanime, non solo dei belgi, ma anche dei
popoli stranieri. Conosco, peraltro, l’interesse attivo che, per convinzione,
voi avete per la causa spirituale dei vostri compatrioti, come per lo sviluppo
di tutto ciò che arricchisce la loro umanità. Vi esprimo la mia gratitudine per
l’accoglienza benevola e calorosa che mi riserva il Belgio.
Con voi, saluto le autorità del governo, provinciali e comunali, che mi ricevono
con simpatia, e tutte le personalità religiose e civili che sono venute qui per
incontrarmi. E, attraverso voi, saluto tutta la nazione belga che voi
rappresentate. Nel corso della sua storia movimentata, questo popolo ha
dimostrato la sua volontà di vivere libero, con la sua fede religiosa ben
radicata, con le sue culture. Tutto il mondo conosce il carattere raffinato e
commovente delle sue opere d’arte, ma anche il suo spirito d’iniziativa e la sua
vitalità economica, la sua ricerca di un equilibrio politico che tenga conto
delle diverse convinzioni e delle tradizioni linguistiche e culturali
differenti, i legami che ha instaurato con i grandi Paesi d’Africa dove ha
lasciato un’impronta profonda, e, aggiungerei, l’influenza spirituale dei suoi
numerosi missionari attraverso il mondo. Oggi questo Paese ha acquistato un
posto importante nel concerto delle nazioni e più particolarmente nell’Europa
dell’ovest, specialmente per il fatto che le istituzioni europee hanno stabilito
qui una parte importante dei loro organismi comunitari. Le relazioni
diplomatiche che il Belgio ha intrecciato con la Santa Sede sono particolarmente
significative: praticamente ininterrotte risalgono al 1842.
Sono tutte queste realtà positive che ho presenti nel momento in cui, con un
gesto simbolico, bacio questa terra. Non dimentico comunque le difficoltà
d’ordine temporale o spirituale che i cittadini di questo Paese conoscono, i
loro problemi quotidiani, i loro sforzi laboriosi, le loro prove e i loro
limiti. Io vengo ad incontrare questo popolo, a comunicargli la mia stima e il
mio affetto, e vengo a ricevere da esso la testimonianza della sua umanità e
della sua fede.
3. Rivolgendomi particolarmente a coloro che condividono questa fede cattolica,
saluto il caro Cardinale Godfried Danneels, Arcivescovo di Malines-Bruxelles,
presidente della Conferenza episcopale, e insieme con lui i Vescovi di Anversa,
Bruges, Gand, Hasselt, Liegi, Namur e Tournai, senza dimenticare i vescovi
emeriti, tra i quali ricordo, al primo posto, il cardinale Suenens. Io li
ringrazio particolarmente per il loro invito e per la preparazione e
l’organizzazione di questo viaggio nell’anima del popolo cristiano. Attraverso
voi, cari fratelli nell’episcopato, saluto tutti i vostri diocesani, sacerdoti,
religiosi, religiose e laici, che incontrerò nelle mie diverse tappe.
Innumerevoli monumenti come cattedrali, collegi, monasteri, abbazie, beghinaggi
e altre opere d’arte di grande diversità, testimoniano, attraverso tutto il
Paese, le vostre tradizioni di fede che risalgono a più di quattordici secoli
fa. Oltre a questi, però, ci sono anche molti segni moderni che dimostrano la
loro vitalità, come le organizzazioni cattoliche che manifestano l’impegno dei
cristiani.
La mia visita ha in effetti innanzitutto un carattere pastorale: è la visita del
successore di Pietro ai successori degli altri apostoli, del Vescovo di Roma ai
vescovi delle Chiese particolari delle quali essi hanno la piena responsabilità
come ministri di Cristo. Per noi cattolici, la piena comunione tra le comunità
ecclesiali è fondamentale, essa è scritta nel disegno del Cristo fondatore. La
Chiesa universale è presente in ogni Chiesa particolare che prega, che celebra,
che testimonia la sua fede e la sua carità intorno al suo vescovo. E tra tutte
le Chiese particolari, che devono conservare le loro caratteristiche proprie per
la ricchezza multiforme di tutto il corpo ecclesiale, c’è un’unità essenziale di
fede e disciplina, una solidarietà nella missione universale, dei legami
d’affetto e di aiuto reciproco. È lo Spirito del Cristo che anima la Chiesa;
esso è la fonte invisibile della sua unità, della quale Pietro costituisce un
principio perpetuo e un fondamento visibile. Voi lo sapete bene, cari cattolici
del Belgio, che, lungo tutta la vostra storia, avete attribuito molto valore
alla vostra unione con il romano pontefice e, attraverso di lui, con la Chiesa
universale. Non è il luogo né il momento, in questo primo appuntamento, per
enumerare qui tutti i segni commoventi di questo attaccamento. La Sede di Roma
ne conserva la memoria, e sono felice di dirvi solennemente oggi quanto esso lo
apprezzi.
Del resto, numerosi figli di questo Paese hanno importanti responsabilità nella
curia romana: il cardinale Maximilien de Fürstenberg, monsignor Jean-Jérôme
Hamer, monsignor Jan Schotte.
La comunione si realizza in modo tangibile, tra l’altro, quando i vostri
vescovi, o voi stessi, venite a Roma, “ad limina Apostolorum”. Ma, secondo la
felice iniziativa del mio predecessore Paolo VI, è bene che anche il Vescovo di
Roma venga sul luogo, come amava fare l’apostolo Paolo, per essere presente là
dove i suoi fratelli lavorano e penano per il Vangelo, per affermare la loro
fede nella fedeltà alla grande tradizione, e affrontare l’avvenire con una
speranza rinnovata, una carità aperta all’universale.
4. Questa visita comporta necessariamente grandi raduni di preghiera, il più
possibile intorno al mistero eucaristico, nel cuore stesso delle vostre grandi
città. A coloro che si stupissero del loro carattere pubblico e imponente, dico
semplicemente che è dovere del Pastore radunare la comunità che gli è stata
affidata, come il gregge di cui parla Gesù nel Vangelo. Ed è normale che i
credenti abbiano a volte la possibilità di manifestare così la fede che hanno
tanto a cuore e di rinforzare la loro unità, visto che vivono abitualmente
piuttosto dispersi. Noi lo facciamo con un grande rispetto verso coloro che non
condividono pienamente la nostra fede. Per di più, noi vorremmo gettare ponti di
fraternità con loro, specialmente con gli altri cristiani, e attingere dal
nostro Signore l’amore che noi vogliamo portare a tutti i nostri simili.
Avrò degli incontri con dei gruppi particolari delle differenti categorie del
popolo di Dio, universitari, artisti, operai, movimenti di laici cristiani,
adulti e giovani, malati, con coloro che hanno cariche pubbliche nel governo,
nella diplomazia e nelle istituzioni europee. Esprimo tutto il mio rammarico a
tutti gli altri che mi hanno ugualmente invitato a incontrarli e che sono
parimenti meritevoli. Ma ho dovuto accettare dei limiti in un programma di
cinque giorni già molto intenso.
5. Ho appena parlato dei miei fratelli cattolici, ma il mio pensiero e il mio
cuore, lo ripeto, sono rivolti a tutti gli abitanti di questo Paese. A tutti io
auguro la pace. A tutti coloro che agiscono secondo la rettitudine della loro
coscienza, dedicandosi alla loro famiglia, al loro prossimo, al loro Paese, al
Terzo mondo, adempiendo gli oneri che richiede il bene comune, a tutti coloro
che cercano di costruire un mondo più umano, nella giustizia, nella verità e
nella pace, a tutti coloro che sono nella prova, io esprimo il mio rispetto, la
mia stima e il mio incoraggiamento. Spero anche di aggiungere la mia pietra
all’opera che voi avete a cuore, per il bene del vostro Paese e del mondo.
Che il Signore benedica il mio pellegrinaggio su questa terra! Che vi colmi
tutti della sua pace e della sua gioia!
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