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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI PADRI
CAPITOLARI DELL'ORDINE DEI FRATI MINORI
Sabato, 22 giugno 1985
Carissimi Padri Capitolari dell’Ordine dei Frati Minori.
1. In apertura dei lavori del Capitolo Generale, vi ho inviato un messaggio
d’incoraggiamento, di fiducia e di speranza, nell’intento di vedere ancor più
valorizzato il prezioso patrimonio spirituale del vostro Ordine, accresciuto il
vostro amore alla Chiesa, secondo l’esempio di San Francesco, e sempre più
fedelmente osservata la Regola, che il vostro Serafico Padre affidò
all’approvazione e alla custodia della Santa Madre Chiesa.
A chiusura dei vostri lavori capitolari sono lieto di accogliervi per salutare e
ringraziare non voi soltanto, ma tutti i Frati Minori, augurando a ognuno una
vita vissuta nella perenne fedeltà al Vangelo, alla Chiesa, agli esempi e agli
insegnamenti di San Francesco.
E uno speciale ringraziamento intendo riservare al Reverendo Padre Ministro
Generale dell’Ordine, Padre John Vaughn, per le parole indirizzatemi.
Permettete che ringrazi anche Monsignor Vincenzo Fagiolo, Segretario della
Congregazione per i Religiosi e gli Istituti secolari, per la sua presenza ai
vostri lavori, in qualità di Delegato speciale al vostro Capitolo.
2. La scelta del luogo in cui si è celebrato il capitolo è per sé altamente
indicativa. La Porziuncola dice infatti un legame profondo con le origini e
stimola a seguire con profondo fervore il carisma del Fondatore.
Nella cripta della Basilica Patriarcale di Santa Maria degli Angeli, proprio di
fronte ai resti del piccolo convento abitato da San Francesco, vi è un altare
sostenuto da un robusto ceppo di albero, i cui rami sostengono la mensa: si è
voluto così rappresentare, in maniera efficace e plastica, la rigogliosa
vitalità del Francescanesimo.
In realtà, la storia dell’Ordine, ormai otto volte centenaria, dimostra che
l’albero piantato da San Francesco ai piedi dell’altare dedicato alla Vergine
degli Angeli, nella mistica chiesetta della Porziuncola, è cresciuto rigoglioso
e fruttifero, e ha esteso i suoi rami nel mondo intero, in virtù dello spirito
che lo ha animato dalle origini.
Basta dare uno sguardo al “Martyrologium Franciscanum” nel quale sono ricordati
i Santi, i Beati, i Venerabili e i Servi di Dio che l’Ordine Serafico ha donato
alla Chiesa, per rendersi conto della meravigliosa fioritura della santità
francescana.
Io stesso ho avuto la gioia di elevare agli onori degli Altari il Beato Pedro de
Betancur, l’Apostolo del Guatemala e dell’America Centrale; i Beati Salvatore
Lilli e sette Soci Martiri; la Beata Caterina Troiani, fondatrice delle Suore
Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria e, il 9 marzo scorso, ho
approvato il decreto sull’eroicità delle virtù del grande Apostolo del Messico e
della California il Venerabile Junipero Serra.
Sono questi i luminosi campioni della grande vitalità religiosa da voi
ereditata: le glorie del passato indicano la via che l’Ordine deve continuare a
percorrere in avvenire.
3. Le scelte di San Francesco devono essere le vostre scelte; fin da principio
egli seppe leggere il Vangelo con occhio limpido e si propose di attuarlo con lo
sguardo fisso sul Verbo di Dio fattosi uomo e nostro fratello.
I Santuari di Greccio e della Verna stanno a ricordarci che il Santo di Assisi
volle modellare la propria vita sull’esempio di quella del Redentore, da
Betlemme al Calvario.
Non volle altri maestri; ma seguì l’unico Maestro con tutto il suo amore, con
invitta fedeltà e con totale rinunzia di sé, impegnandosi nella pratica più
rigorosa della povertà e nella completa disponibilità al servizio di Dio e dei
fratelli.
Per essere sicuro delle sue scelte nella fondazione dell’Ordine, si portò da
Assisi a Roma, per chiedere l’approvazione del Vicario di Cristo, e nel primo
capitolo della Regola bollata scrisse: “Frate Francesco promette obbedienza e
riverenza al Signor Papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti” (S.
Francesco d’Assisi, Regula Bullata, cap. I).
Caratteristica eminente della sua spiritualità fu la filiale devozione alla
Vergine Santissima. Già prima di fondare l’Ordine dei Frati Minori, egli si
recava a pregare nella chiesetta di Santa Maria degli Angeli, nella Porziuncola,
e ai piedi dell’altare dedicato alla Madonna fondò il Primo, il Secondo e il
Terzo ordine.
Tre sono, quindi, i capisaldi della spiritualità francescana: fedeltà a Cristo e
al Vangelo, vissuto nell’amore e nella povertà; devozione filiale verso la Madre
di Dio; fedeltà alla Chiesa.
4. La società moderna ha tuttora bisogno della presenza di San Francesco, perché
ha bisogno di Cristo, del quale il Poverello ha saputo riproporre in se stesso,
con straordinaria efficacia, i tratti più caratteristici. Il “francescanesimo” è
essenzialmente “imitazione di Cristo”, per l’annunzio del Vangelo, per la
conversione degli uomini all’unica Verità rivelata, per la salvezza delle anime
nella prospettiva dell’eternità.
Perciò la vostra è una presenza, prima di tutto, di fede convinta e sicura
e cioè di fedeltà all’intero messaggio di Cristo e al Magistero della Chiesa da
Lui voluta e fondata su Pietro e sugli Apostoli. Sentite nei vostri animi
l’assillo dell’unità nella Verità e nella disciplina, seguendo in questo
l’esempio mirabile del vostro Fondatore. Mai egli si promise di scostarsi
dall’insegnamento e dalle direttive di coloro che egli riconosceva messaggeri di
Dio nella Chiesa! Ebbe anche le sue sofferenze; non gli fu risparmiata
l’amarezza dei contrasti e delle incomprensioni; ma seppe guardare sempre oltre
i limiti delle singole persone e dei procedimenti contingenti; seppe vedere la
Persona del Divin Maestro e sentire la sua voce: “Consacrali nella Verità. La
Tua parola è Verità . . .” (Gv 17, 17).
Seguire la dottrina autenticamente insegnata dalla Chiesa significa anche
evitare confusioni e turbamenti, sempre dannosi per la sua unità. San Francesco
vi illumini e vi dia la forza interiore necessaria per essere sempre fedeli a
Cristo e alla Chiesa nelle presenti vicende della società, così da proporre agli
occhi degli uomini d’oggi l’autentica immagine di colui che apparve ai
contemporanei come “vir catholicus, totus apostolicus” (Giuliano da Spira,
Vita, n. 28).
5. La vostra presenza di figli di San Francesco deve poi esprimersi in un
serio impegno di personale santificazione. Voi siete pienamente convinti che
è la grazia divina a operare nelle anime; e sapete pure che si può dare soltanto
ciò che si possiede. Il vero “francescanesimo” esige la completa umiltà, un
totale abbandono alla Provvidenza mediante l’ubbidienza alla Chiesa e ai propri
superiori, un prefetto distacco dai beni terreni mediante la povertà e la
castità.
Si tratta indubbiamente di una forma di vita che richiede eroismo. Essa però si
fonda su di una speciale vocazione, può contare su particolari doni dello
Spirito ed è fonte di consolazioni superne, che alimentano quella soavissima
gioia, che brillava sul volto di Francesco e dei suoi primi compagni, secondo la
testimonianza dell’antico cronista: “Erat eis exultatio magna” (Tommaso da
Celano, Vita, n. 35).
6. Infine la vostra presenza di Frati Minori Francescani nella società moderna
deve attuarsi nel servizio e nell’amore agli uomini, sull’esempio del Poverello.
Insisto: sull’esempio del Poverello. La sua testimonianza infatti conserva
un’incomparabile originalità, che la distingue da altre proposte in questa
materia e ne spiega al tempo stesso il fascino sempre attuale. È un fatto assai
significativo che, dopo otto secoli, San Francesco nulla abbia perso della sua
freschezza: si potrebbe dire che egli fa parte della “coscienza” universale. Da
Dante a Goethe, da Giotto a Murillo, da San Bonaventura ad Alessandro Manzoni,
egli è stato ed è fonte di ispirazione e di riflessione per l’intera umanità.
Perché tanta presa sul cuore umano? Per il sapore autenticamente evangelico che
il suo messaggio anche sociale conserva. Egli, pur predicando la necessità della
giustizia e della condivisione, faceva insieme comprendere il valore
inderogabile e perenne delle “Beatitudini”. Infatti le “Beatitudini” non si
possono eliminare né dalla struttura della storia né tanto meno dal contesto del
Vangelo. Amare e servire gli uomini d’oggi significa certamente operare per lo
sviluppo e il progresso della società e per il raggiungimento di condizioni
umane più giuste e più dignitose; ma significa anche non illudere mai nessuno
circa il vero senso del pellegrinaggio terreno, la cui meta ultima trascende il
tempo e non può essere raggiunta senza l’esercizio di un illuminato distacco dai
beni materiali e senza la pratica della carità che comprende e perdona: “Laudato
sii, mi Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore et sostengono
infirmitate et tribulatione . . .”.
7. Davanti a voi, Figli di San Francesco, mi piace ripetere la preghiera che mi
sgorgò dal cuore ad Assisi, all’inizio del mio Pontificato, quando, compiendo il
mio primo pellegrinaggio volli andare ad inginocchiarmi presso la tomba del
vostro Fondatore: “Tu, che hai tanto avvicinato il Cristo alla tua epoca,
aiutaci ad avvicinare Cristo alla nostra epoca, ai nostri difficili e critici
tempi. Tu che hai portato nel cuore le vicissitudini dei tuoi contemporanei,
aiutaci, con il cuore vicino al cuore del Redentore, ad abbracciare le vicende
degli uomini della nostra epoca. I difficili problemi sociali, economici,
politici, i problemi della cultura e della civiltà contemporanea, tutte le
sofferenze dell’uomo di oggi, i suoi dubbi, le sue negazioni, i suoi
sbandamenti, le sue tensioni, i suoi complessi, le sue inquietudini . . . Aiutaci a
risolvere tutto in chiave evangelica, affinché Cristo stesso possa essere
“via-verità-vita” per l’uomo del nostro tempo” (Insegnamenti di Giovanni
Paolo II, I [1978] 97-98).
Portate ai vostri Confratelli sparsi nel mondo la certezza che il lavoro
apostolico da loro compiuto, anche se umile e nascosto, è grande davanti a Dio,
è prezioso per la Chiesa ed è vantaggioso per la società.
Portate al mondo d’oggi la pace e la gioia di San Francesco!
E vi sia propizia anche la mia benedizione, che ora vi imparto di gran cuore e
che estendo con affetto all’intero Ordine dei Frati Minori.
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