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VISITA PASTORALE IN VENETO
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI AMMALATI E AI SANITARI DELL'OSPEDALE
«UMBERTO I»
Mestre (Venezia)
Lunedì, 17 giugno 1985
Carissimi ammalati.
1. Potevo passare vicino al vostro Ospedale senza sostare almeno un momento per
rivolgervi una parola di saluto? Certamente no, il cuore non me lo avrebbe
permesso. Eccomi perciò qui, davanti a voi, per guardarvi negli occhi e dirvi
tutto l’affetto che ho per ciascuno di voi, fratelli e sorelle, che portate nel
corpo e nell’animo i segni della passione del Signore Crocifisso. Questo voglio
che voi tutti sappiate: il Papa vi è sempre vicino col suo pensiero e con la sua
preghiera.
La sosta mi dà anche l’occasione di rivolgere il mio fervido e grato pensiero a
tutto il personale degente, medico, paramedico e ausiliario, oltre che a tutti
coloro che tra voi svolgono l’assistenza religiosa, sociale e umanitaria.
Rivolgo un particolare, deferente saluto al Signor Ministro della Sanità e lo
ringrazio per la sua presenza e per le parole rivoltemi, come pure ringrazio il
Presidente dell’USL.
2. Cari ammalati, il discorso torna a voi per ricordarvi la grande fiducia che
la Chiesa ripone nell’apporto delle vostre preghiere e delle vostre sofferenze.
Esse costituiscono un tesoro prezioso a cui attinge l’intera Comunità dei
credenti, bisognosa di luce e di sostegno. Abbiate sempre viva coscienza del
ruolo importante che siete chiamati a svolgere nel Corpo mistico di Cristo. Se
le sofferenze che la malattia comporta sono la vostra Croce, non rifiutatevi di
abbracciarla con fortezza d’animo come fece Gesù durante l’itinerario della
Via crucis e sul Calvario: la Croce è per voi e per il mondo lo strumento di
redenzione e di salvezza. Offrite il vostro dolore a beneficio della Chiesa, in
modo da poter dire con l’apostolo Paolo: “Sono lieto nelle mie sofferenze . . .
completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del
suo corpo che è la Chiesa” (Col 1, 24).
Cari fratelli e sorelle, io vi auguro di ricuperare la salute, per tornare alle
vostre case e riprendere le vostre occupazioni. I vostri cari vi attendono e voi
potete ancora fare tanto per loro. Tuttavia, fin che la malattia vi trattiene in
ospedale, sappiate valorizzare spiritualmente questo tempo. Desidero lasciarvi
oggi una consegna: siate i collaboratori di Cristo e della Chiesa, siate i
collaboratori del Papa nel suo ministero a servizio del Popolo di Dio. Siatemi
vicini con l’offerta dei vostri sacrifici, nei quali opera la forza salvatrice
della Croce di Cristo. Per questa vostra solidarietà, per questo vostro
sostegno, io vi sono fin d’ora profondamente grato.
3. Vivo apprezzamento e sincera stima vadano pure a coloro che vi circondano di
affettuosa e premurosa assistenza. Auspico che essi abbiano a percepire sempre
più chiaramente il senso e il valore della loro missione a servizio della vita e
sentano ogni giorno di più quanto sia bello, nobile e nobilitante consacrare le
proprie energie a una causa così alta; e quanto sia gratificante, anche se
impegnativo, restituire il sorriso e la gioia di vivere a tanti fratelli, che si
affidano alle loro cure.
Il Signore Gesù, che passò sulla terra sanando e facendo del bene (cf. Mc
3, 10), assista ciascuno in questa opera tanto meritoria e gli dia il coraggio
di essere sempre fedele a quei principi morali che fanno considerare sacra la
persona umana.
Tutti benedico con grande effusione di cuore.
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Vaticana
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