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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II A 120
SEMINARISTI DI NAPOLI
Sabato, 20 aprile 1985
Signor Cardinale, Carissimi Sacerdoti e Seminaristi!
Celebrando quest’anno il cinquantennio della fondazione della nuova sede del
Seminario Teologico - voluta da Pio XI e realizzata dal Cardinale Alessio
Ascalesi, allora Arcivescovo di Napoli - avete chiesto di poter inserire nel
programma commemorativo anche questa concelebrazione, in segno di viva
riconoscenza al Signore per i tanti benefici finora elargiti e come espressione
di visibile comunione con la Chiesa e col Papa.
Vi ringrazio di cuore per questa iniziativa, che onora voi e conforta me,
dandomi la gioia di incontrarmi con voi attorno all’altare del Sacrificio.
Unitevi pertanto con profonda partecipazione e devozione a Gesù Maestro e
Vittima, per riportare nella vita vostra e del Seminario un amore ancora più
intenso a Lui e alle anime che vi attendono.
L’Eucaristia, che questa mattina celebriamo insieme, è quella che vi sostiene
ora nel vostro cammino di preparazione e che vi accompagnerà poi ogni giorno
nella vita sacerdotale, fino al termine della missione, che vi sarà affidata:
“Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io,
perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato!” (Gv 17, 24).
Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, dottore della Chiesa ed esperto pastore delle
anime, parlando molte volte del sacerdote e della sua missione, sottolinea
sempre che egli deve essere tutto di Dio e gli indica il metodo: deve prima di
tutto avere un gran desiderio della santità; deve poi agire “solo per dar gusto
a Dio”; deve star “pronto a soffrir in pace tutto per Iddio, povertà, disonori,
infermità e morte”, e infine, se vuole veramente farsi santo, “non deve voler
altro se non quello che vuol Dio” (“Selva di materie predicabili”). Non è certo
un programma facile; eppure sappiamo che solo questa decisa tensione verso la
santità è efficace, perché è davvero volontà dell’Altissimo.
Durante il Santo Sacrificio chiediamo questa grazia necessaria della santità,
per intercessione di Maria Santissima, nostra Madre celeste.
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Vaticana
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