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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL TERMINE DELLA «VIA
CRUCIS » AL COLOSSEO
Venerdì Santo, 5 aprile 1985
1. “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc
23, 34).
Al termine di questo giorno, di questo venerdì santo, ritorniamo ancora una
volta sotto la croce, al Calvario. Anche se Cristo già è stato calato dalla
croce e anche se è stato deposto in fretta in una tomba, a “motivo della festa
di Pasqua”, ascoltiamo ancora una volta le parole, che egli ha
pronunciato nel momento dell’agonia sulla croce.
Non è forse una rivelazione dell’amore che perdona colui che,
prima di tutto, chiede al Padre di perdonare i responsabili del suo tormento:
“Perdonali”? È quanto significa quel: “Non sanno quello che fanno”!
2. “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso” (Lc 23,
43). Chi è quel Crocifisso che parla in questo modo a un altro condannato? Non è
lo stesso Gesù di Nazaret che all’inizio della sua missione messianica diceva:
“Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,
14-15)? Ecco, al termine del suo ministero messianico, raccoglie il frutto anche
nell’anima del malfattore convertito: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel
tuo regno” (Lc 23, 42).
Le parole di Gesù sono una risposta proprio a questa domanda. Fratello, il
regno di Dio è vicino, il regno di Dio è nella tua anima.
3. Ed ecco - dall’alto della croce - una nuova parola del Figlio dell’uomo.
Di quanta importanza è questa parola che in un certo senso completa l’intero
Vangelo! Quanto profondamente nasce dal cuore del Vangelo!
“Donna, ecco il tuo figlio . . . Ecco la tua madre” (Gv 19, 27).
La Madre perde il figlio e, al tempo stesso, riceve un figlio; riceve
molti figli e molte figlie. Tutti e tutte coloro, a cui il Figlio ha dato la
potenza “di diventare figli di Dio” (Gv 1, 12); figli nel Figlio.
Il discepolo riceve la Madre. La Chiesa riceve la Madre. L’umanità riceve
la Madre.
È meravigliosa la ricchezza della quale ci arricchisce colui, che per
noi è diventato povero.
4. “Ho sete” (Gv 19, 28).
Sì. Hanno sete le labbra secche, il palato e la lingua arsi dalla febbre
dell’agonia.
Ancor di più ha sete l’anima di Cristo. Sete infinita che abbraccia tutto.
Sete che, sin dall’inizio, va fino al termine e oltre il termine: fino a “quando
il Figlio gli sottometterà ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti” (cf. 1
Cor 15, 28).
5. “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”? (Sal 22, 2).
Con queste parole inizia il salmo 22, e il Figlio dell’uomo che muore sulla
croce, il servo di Jahvè della profezia di Isaia, inizia a pregare con le
parole di questo salmo. Però fino a che punto arrivano queste parole?
Come può Dio essere abbandonato da Dio? Il Figlio dal Padre? Dal punto di vista
umano ciò sembra impossibile e inconcepibile.
Tuttavia in Dio . . .
Quando il Figlio è abbandonato dal Padre nello Spirito Santo, in
quell’abbandono è contenuta la pienezza definitiva di quell’amore che salva:
la pienezza dell’unità del Figlio con il Padre nello Spirito Santo.
6. “Tutto è compiuto!” (Gv 19, 30).
Una volta dal salmo sono emerse queste parole: “Ecco, io vengo per fare, o
Dio, la tua volontà” (cf. Sal 40, 8-9). Queste parole sono passate
attraverso l’agonia nel Getsemani: “Padre, se vuoi, allontana da me questo
calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc 22,
42).
Ed ora le stesse parole ritornano al termine, per posarsi come il sigillo
sulla vittima della redenzione: “Ecco io vengo” . . . “tutto è compiuto”.
7. “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23, 46).
Gesù Cristo, Figlio dell’uomo, accetta la morte umana, l’eredità del primo
Adamo. Questa morte del corpo è “la consegna dello spirito” a Dio.
Ogni morte umana trova il suo modello nella morte di Cristo: è il consegnare
lo spirito a colui che ha creato l’uomo per l’immortalità.
Il Figlio di Dio, che come vero uomo consegna lo spirito, si unisce mediante
questo col Padre nello Spirito Santo, che è l’amore reciproco del Padre e
del Figlio: è il loro eterno soffio.
La morte e l’amore si incontrano al termine del sacrificio della croce. In
questo fatto ha il suo inizio la vittoria della croce. L’amore vince attraverso
la morte.
Al termine del venerdì santo siamo tornati ancora una volta sotto la croce di
Cristo sul Calvario. Abbiamo meditato le parole, che egli ha pronunciato
dall’alto della croce.
Lasciando questo luogo, portiamole con noi come testamento della nostra
redenzione.
“Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai
redento il mondo”. Amen.
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