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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AGLI ADERENTI AI «GRUPPI DI PREGHIERA
DI PADRE PIO»
Sabato, 1°
ottobre 1983
Carissimi fratelli e sorelle!
1. Sono sinceramente lieto di accogliere oggi il vostro pellegrinaggio, che
intende rendere presenti spiritualmente a Roma, accanto al Papa, i duemila
Gruppi di preghiera di Padre Pio. La mia gioia si unisce a quella di ciascuno di
voi, che volete compiere, in forma solenne, il Giubileo della Redenzione.
Rispondendo generosamente ed entusiasticamente al mio invito, voi, non solo
avete compiuto il Giubileo nelle vostre diocesi, ma avete voluto rendere una
fervida testimonianza comunitaria della vostra adesione alla Sede Apostolica,
mediante questa odierna esemplare manifestazione di fede.
Saluto tutti voi singolarmente e, in particolare, il Reverendo Monsignor
Riccardo Ruotolo, presidente dell’Opera di Padre Pio. La vostra presenza e il
vostro impegno cristiano sono indissolubilmente legati alla personalità e
all’opera di Padre Pio da Pietrelcina, l’umile Frate Cappuccino che, per quasi
cinquant’anni, nel convento di San Giovanni Rotondo, ha vissuto e realizzato la
sua consacrazione religiosa a Dio quasi esclusivamente nella continua, diuturna,
fervorosa preghiera e nel ministero della Riconciliazione, guidando e dirigendo
migliaia di fedeli, che cercavano l’autentica strada della perfezione e della
santità cristiane.
2. Padre Pio è venuto a mancare alla vita di questa terra nel settembre del
1968, quindici anni fa; ma la fecondità misteriosa della sua lunga vita di
sacerdote e di religioso figlio di san Francesco d’Assisi, continua ancora ad
agire, potremmo dire, con visibile crescendo, in particolare in due Opere che
sono tipicamente “sue”, perché nate dal suo grande cuore, aperto all’amore di
Dio e dei fratelli: i “Gruppi di preghiera” e la “Casa sollievo della
sofferenza”, universalmente nota per le sue benemerenze anche in campo
umanitario e sociale.
Come tutte le Associazioni e i Movimenti cattolici, voi che aderite ai
“Gruppi di preghiera” intendete cooperare alla realizzazione del Regno di Dio,
secondo l’insegnamento di Gesù sintetizzato nel “Pater Noster”: “Adveniat regnum
tuum” (Mt 6, 10; Lc 11, 2)! Ciò che poi caratterizza questa vostra
cooperazione è la consapevolezza che il primo, indispensabile mezzo per la
dilatazione del Regno di Dio nelle anime è la preghiera, continua, umile,
devota.
Il cristiano deve “pregare sempre, senza mai stancarsi” (Lc 18, 1),
sull’esempio di Gesù, il quale pregava spesso in luoghi deserti e solitari (cf.
Mt 14, 23; Lc 9, 18) e specialmente prima di alcuni momenti
particolarmente importanti per la sua missione: nel battesimo al Giordano (Lc
3, 21): nella elezione dei dodici Apostoli (Lc 6, 12); alla
Trasfigurazione (Lc 9, 29) e quando si accingeva ad insegnare ai
discepoli la sua preghiera, il “Pater Noster”.
Ad imitazione della primitiva comunità cristiana di Gerusalemme, che in uno
stesso cuore era assidua alla preghiera (cf. At 1, 14), voi dovete porre
la preghiera alla base della vostra vita cristiana: preghiera di adorazione;
preghiera di lode; preghiera di impetrazione; preghiera - come affermano con
incisività i vostri statuti - “con la Chiesa, per la Chiesa e nella Chiesa”.
3. Questa preghiera da individuale diventa comunitaria, si esprime nella
consapevole e attiva partecipazione alla Liturgia: trova la sua forza nei
Sacramenti, in particolare dell’Eucaristia e della Riconciliazione; diventa
esigenza di comunione e di obbedienza al Magistero della Chiesa, al Vicario di
Cristo, ai Vescovi, secondo le parole rivolte da Gesù agli Apostoli, valide per
i loro successori ai fini della missione di guidare il Popolo di Dio: “Chi
ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me
disprezza colui che mi ha mandato” (Lc 10, 16).
Questo spirito di comunione e di obbedienza non significa né comporta una
menomazione dell’intelligenza del cristiano. Nell’ambito della fede, Dio ha
scelto lui stesso gli strumenti e i canali umani incaricati di conservare, di
trasmettere e di interpretare il deposito della Verità, che egli si è degnato di
rivelare agli uomini.
Voi, aderenti ai “Gruppi di preghiera”, siate sempre esemplari in questo
spirito di adesione piena e incondizionata alla dottrina della Chiesa cattolica,
guidata dal Papa e dai Vescovi, come ha ribadito sempre il vostro Fondatore!
4. La preghiera non isola dagli altri uomini e dai loro problemi concreti. Il
cristiano, mentre si rivolge al Padre celeste, non può non essere in intima,
profonda unione con i fratelli. Ecco che dalla preghiera adorante rivolta a Dio,
la quale ci fa quasi toccare con mano la nostra strutturale precarietà, sgorga
l’esigenza della carità fraterna, che spinge ad aprirsi agli altri e a trovare
tutti gli strumenti e i modi adeguati per il loro bene spirituale e anche
fisico. La carità verso Dio trova la sua attuazione concreta nella carità
fattiva e operosa a favore dei sofferenti e dei bisognosi: è questa la vostra
caratteristica, la quale ha la sua tangibile espressione nella “Casa sollievo
della sofferenza”, centro spirituale e sede dell’Associazione internazionale dei
“Gruppi di preghiera”.
Anche oggi esistono purtroppo la povertà, la fame, la malattia,
l’emarginazione: fenomeni che debbono essere debellati ormai con coordinazione e
con strumenti a livello internazionale. Ma ognuno di voi, nello spirito di
accettazione della sofferenza e dei sacrifici inerenti alla pratica della vita
cristiana, vorrà dedicarsi generosamente alle opere di carità, animate dalla
fede, la quale nel povero, nel malato, nel bisognoso ci fa scorgere il volto
sofferente di Gesù, il quale ha proclamato che ogni gesto di solidarietà e di
comprensione, rivolto agli affamati, agli assetati, ai forestieri, agli ignudi,
agli ammalati, ai carcerati, lo considera fatto a lui stesso! (cf. Mt 25,
31-46).
Ecco, carissimi, le caratteristiche fondamentali che debbono qualificare i
“Gruppi di preghiera di Padre Pio”, di modo che ci sia una perfetta coerenza tra
la vostra fede e la vostra vita.
Sant’Agostino esprimeva ai suoi fedeli il rammarico per i molti che si
chiamavano cristiani, senza manifestarlo nella realtà, perché non erano
veramente ciò che si dicevano, vale a dire “nella vita, nel comportamento, nella
speranza, nella carità” (S. Agostino, In Epist. Ioannis tract., IV, 4: PL
35, 2007).
Tutti i membri dei “Gruppi di preghiera” debbono manifestare con chiarezza e
con coraggio quello che sono, cioè autentici e fervorosi cristiani, “in vita, in
moribus, in spe, in caritate!”.
Con questi voti, invoco dal Signore, per l’intercessione di Maria Santissima.
Madre di Gesù e della Chiesa, l’abbondanza dei doni divini e vi imparto di cuore
la benedizione apostolica.
© Copyright 1983 - Libreria Editrice
Vaticana
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