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VISITA PASTORALE IN LOMBARDIA
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO
II DURANTE LA VISITA PRESSO IL DUOMO DI MONZA
Sabato, 21
maggio 1983
Carissimi fratelli e sorelle.
Saluto con viva cordialità tutti voi che vi siete raccolti davanti a questa
Cattedrale, insigne monumento della tradizione religiosa lombarda e italica.
Questo sacro edificio è al centro di una città che, dopo gli albori
celtico-romani, ha visto lo splendore della civiltà Longobarda, e
successivamente i riflessi di tutte le grandi culture centro-europee,
assimilando da ognuna quella linfa che doveva fare di essa uno dei simboli della
nascente nazione italiana.
Tra queste mura sono custoditi alcuni tra i segni più prestigiosi di una
storia secolare, insieme civile e cristiana. La storia della cultura italiana,
che rimarrebbe incomprensibile se non venisse letta alla luce del Cristianesimo,
che ha permeato tutto il vivere civile.
La “corona ferrea”, dono di Teodolinda, e il “tesoro”, che, assieme alla
Croce di Berengario, conserva le ampolle con gli oli provenienti dagli antichi
santuari dei martiri Romani e della Palestina, sono un invito costante a
conservare e a rivitalizzare il “tesoro” ancora più bello della vostra secolare
tradizione, insieme religiosa e civile. E questa, mi compiaccio di dirlo, è
tuttora viva ed operante, perché potenziata da grandi personalità, quali san
Carlo Borromeo, che anche qui ha avuto uno dei suoi campi pastorali
privilegiati.
Non posso dimenticare, pero, che la vostra città, collocata a pochi passi da
Milano, si trova al centro di una regione - come ha detto il mio venerato
predecessore Paolo VI - “dove i fenomeni trasformatori della società moderna
dispiegano la loro potenza, la loro grandezza, la forza innovatrice, più che in
altre regioni, e si pronunciano come irresistibili, così da costituire . . . una
pressione almeno sulla concezione cristiana, abituale un tempo, della vita” (cf.
Insegnamenti di Paolo VI, VI [1968] 67).
A voi spetta dunque l’impegnativo compito di trovare risposte di fede ai
problemi di una civiltà proiettata verso il futuro, sapendole attingere da
questo splendido patrimonio religioso e morale, e nello stesso tempo civile e
culturale, di cui è testimone la vostra città. A voi spetta l’ardito impegno di
contribuire a dare nuova linfa alla cultura lombarda, tanto significativa per
l’Italia del futuro, così che il suo edificarsi e configurarsi avvenga, come in
passato, sulle solide basi di una visione cristiana della vita, tali da renderla
capace di continuare a sfidare i secoli.
Nella fedeltà alla vostra antica e sempre viva tradizione, voi potete
diventare, carissimi cittadini di Monza, un simbolo della possibilità concreta
di fare sintesi, mediante una fede viva, tra i tesori del passato, i problemi
del presente, le attese del futuro; di far entrare in simbiosi tra di loro le
ricchezze civili e cristiane di popoli e di epoche storiche diverse.
Vi invito perciò, carissimi, a cercare risposte di fede ai problemi del
presente, alla luce dell’esperienza storica del passato, in vista della
costruzione di quella società del terzo millennio, che non potrà mai trovare
spazi adeguati a una vita autenticamente umana, se non si lascia trasformare dai
fermenti che provengono dalla fede cristiana.
Come pegno per tale difficile, ma anche entusiasmante compito, vi imparto di
cuore la propiziatrice benedizione apostolica.
© Copyright 1983 - Libreria Editrice
Vaticana
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