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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA
DISCORSO
DI GIOVANNI PAOLO II
DURANTE LA CERIMONIA DI INCORONAZIONE DI QUATTRO IMMAGINI MARIANE A JASNA
GORA
Czestochowa (Polonia) - Domenica, 19 giugno 1983
1. “Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre
sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine” (Lc 1, 32-33).
Desidero ricollegarmi a queste parole del Vangelo dell’Annunciazione di Luca,
nel momento in cui mi è dato di compiere l’atto liturgico dell’incoronazione
delle immagini della Madre di Dio:
- di Lubaczów;
- di Brdów;
- di Stoczek Warminski;
- di Zielenice.
Compio questo atto a Jasna Gora nel giorno in cui insieme con i figli e le
figlie della mia diletta Nazione, rendiamo grazie per i 600 anni della presenza
della Genitrice di Dio nella nostra storia. Desidero inserire in modo
particolare l’atto della nazione liturgica delle suddette quattro immagini in
questo giubileo patrio. L’incoronazione è unita alla dignità regale. Perciò mi
richiamo alle parole dell’Annunciazione, che parlano della dignità regale di
Cristo. Al Regno del Figlio è legato il regnare di sua Madre. Incoronando con un
atto liturgico i quadri o le sculture, prima poniamo una corona sul capo del
Figlio, del Cristo, e poi su quella di Maria.
2. Nelle parole dell’Annunciazione la dignità regale di Cristo è espressa in
modo messianico. Proprio dalla stirpe regale di Davide doveva nascere Colui che
sarebbe stato inviato da Dio come Unto, cioè come Messia, per la salvezza del
suo popolo: Colui che venne unto con lo Spirito Santo e con potenza.
Quando Gesù di Nazaret rivelava la sua potenza messianica operando miracoli e
segni grandi tra il popolo, quest’ultimo voleva farlo re. Tuttavia Cristo si
allontanava sempre dai fautori di un regno terreno. E quando, durante il
processo; sotto l’influsso delle imputazioni da parte dei nemici di Gesù, Pilato
gli chiederà: “Tu sei il re dei Giudei?” (Gv 18, 33). Cristo risponderà:
“Il mio regno non è di questo mondo, se il mio regno fosse di questo mondo, i
miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei” (Gv
18, 36). Pilato ode in questa risposta l’affermazione che Gesù di Nazaret non è
un re “di questo mondo”, e tuttavia parla del suo “regno”. E perciò chiede
un’altra volta: “Dunque tu sei re?”. Risponde Cristo: “Tu lo dici: io sono re.
Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere
testimonianza alla verità. Chiunque è della verità, ascolta la mia voce” (cf.
Gv 18, 37).
Così dunque Cristo non ha accettato nessuna corona sul suo capo, in un senso
temporale. Ha accettato solo la corona di spine, conficcata sul suo capo per
rendere ridicolo il “re dei Giudei”. E con questa corona di spine sul suo capo,
Gesù di Nazaret rese lo spirito nelle mani del Padre, sul Calvario: Re
Crocifisso. Oltre a ciò, infatti, sopra la sua testa fu scritta l’imputazione
della sua colpa: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei” (Gv 19, 19).
In questo modo si compì la promessa dell’Annunciazione. La Croce sul Calvario
divenne per il Messia il Trono di Davide. Però, proprio in questa umiliazione
del Re Crocifisso, acquistano il loro pieno senso le parole: “Il suo regno non
avrà più fine”. Nella Risurrezione il Cristo ha confermato di essere il Signore
della vita e della morte. Il Signore, che abbraccia ogni tempo dell’esistenza
umana sulla terra, guidandolo verso l’eternità: “Il suo regno non avrà fine”.
3. Quando, nell’atto liturgico dell’incoronazione delle immagini, poniamo una
corona sul capo di Gesù - di Gesù come Figlio di Maria, che è in braccio a lei -
abbiamo davanti agli occhi questa verità evangelica sul regno di Cristo. E
unitamente alla verità sul regno di Cristo emerge davanti agli occhi della
nostra fede, anche la verità sul regno di Maria.
La Madre del Messia, sin dal momento dell’Annunciazione, ha avuto una
particolarissima parte in questo regno, che divenne la missione dei suo Figlio.
Quando stava sotto la Croce, ella, col cuore, accettava sulle proprie tempie la
corona di spine del Figlio. Come nessun altro, lei, la Madre, partecipava al
sacrificio del Figlio: il sacrificio della nostra Redenzione. Vi partecipava
maternamente. E Cristo consociò questa partecipazione materna al suo Sacrificio
redentivo, dando come figlio a Maria il suo discepolo Giovanni: ecco il tuo
figlio; e, nella sua persona, le diede ogni uomo, perché ognuno è abbracciato
dalla forza misericordiosa della Redenzione. Così dunque quel regnare di Maria,
al quale diamo espressione ponendo con un atto liturgico una corona sul suo
capo, ha il suo inizio decisivo nell’unione della Madre alla Croce e alla morte
del Figlio.
Unita a lui nella spogliazione, viene unita anche nella gloria, che si
manifesta innanzitutto mediante la Risurrezione. Noi crediamo che la Genitrice
di Dio partecipi alla Risurrezione di Cristo mediante la sua Assunzione al
cielo. L’Assunta partecipa anche a quel regno, del quale aveva udito parlare nel
momento dell’Annunciazione: “Il suo regno non avrà fine”. Vi partecipa a titolo
di Madre - e vi partecipa maternamente. Ponendo una corona sul capo della Madre
di Cristo, rappresentata nell’immagine che viene incoronata, desideriamo
esprimere la fede in questa mirabile partecipazione di Maria al regno del suo
Figlio.
4. Il suo regno - e il regno di lei - non è di questo mondo. Tuttavia esso si
è radicato nella storia dell’uomo, nella storia di tutto il genere umano,
anzitutto per il fatto che il Figlio di Dio, della stessa sostanza del Padre, si
fece uomo per opera dello Spirito Santo nel seno di Maria. E quel regno si è
definitivamente radicato nella storia dell’umanità mediante la Croce, accanto
alla quale stava la Genitrice di Dio come “Socia Redemptoris”. E, in questo
radicamento, quel regno perdura. Perdura sulla terra. Perdura nei diversi luoghi
della terra. Varie comunità umane sperimentano il regno materno di Maria il
quale avvicina a loro il regno di Cristo. Questo sperimentare si collega con i
luoghi, con i tempi, con le immagini. Quando in una continuità del Popolo di
Dio, quell’esperienza del regno di Maria raggiunge, mediante la fede delle
generazioni, una particolare maturità, allora nasce il desiderio di esprimerlo
con un atto liturgico. E la Chiesa, dopo aver costatato la rettitudine di questo
desiderio, compie l’atto dell’incoronazione.
Gioisco perciò per il fatto che oggi mi sarà dato di compiere a Jasna Gora
proprio un tale atto.
5. Devo porre le corone papali sul capo di Gesù e di Maria nell’immagine di
Lubaczów. Saluto cordialmente Monsignor Marian Rechowicz, Amministratore
Apostolico in Lubaczów, unitamente al Capitolo, al clero e agli Ordini religiosi
maschili e femminili. Saluto tutti i pellegrini venuti da quell’arcidiocesi, gli
inizi della quale risalgono ai tempi di Casimiro il Grande.
Con profondissima commozione onoro con le corone questa effigie che è stata
testimone dei voti di Giovanni Casimiro, nella Cattedrale di Leopoli, nei 1656;
effigie davanti alla quale la Genitrice di Dio è stata chiamata per la prima
volta Regina della Polonia e il nostro popolo si è impegnato a una nuova e
zelante dedizione al servizio della sua “Regina Misericordiosissima” (voti di
Giovanni Casimiro re di Polonia).
6. Devo anche porre le corone papali sul capo di Gesù e di Maria
nell’immagine di Brdów, nella diocesi di Wloclawek. Questa circostanza ha una
particolare eloquenza nel pellegrinaggio, che mi è dato di compiere in Patria,
dopo la canonizzazione di san Massimiliano Kolbe. Infatti questo primo Santo
polacco del secondo millennio, è nato a Zdunska Wola, proprio nella diocesi di
Wloclawek. Che l’incoronazione odierna diventi l’espressione di quella
straordinaria venerazione e di quello straordinario amore ch’egli ebbe verso
l’Immacolata.
Ma è possibile menzionare solo lui, parlando di quella che è forse la più
grande tra le diocesi polacche, che offrì un’ecatombe di vittime tra i suoi
sacerdoti, con a capo il servo di Dio, il Vescovo Michal Kozal? D’altronde, poi,
proprio da quella diocesi venne alla sede di Lublino, e poi a quella di Primate,
l’indimenticabile Cardinale Wyszynski, il Primate del millennio.
Cordialmente dunque saluto Monsignor Jan Zareba, il Pastore della diocesi, i
Vescovi ausiliari, il Capitolo, il clero diocesano e religioso: le sorelle e i
fratelli. Saluto tutti i pellegrini venuti dalla diocesi di Wloclawek, e prima
di tutto dal Santuario di Brdów. Compiendo il servizio dell’incoronazione
condivido con voi la gioia mariana.
7. Devo ora porre le corone papali sul capo dell’immagine di Gesù e di Maria
del Santuario di Stoczek, della diocesi Warmia. Con questo atto manifesto
gratitudine alla Madre della Pace per gli oltre 300 anni di protezione della
Santa Warmia, che nel corso della storia e della stabilità della sua sorte ha
mantenuto la fede a Cristo e alla sua Chiesa.
Conosciamo pure Stoczek Warminski come luogo dell’incarcerazione del
Cardinale Stefan Wyszynski negli anni 1953-1954. Proprio lì, il Primate del
millennio compose l’“Atto di consacrazione personale alla Madre santissima” e lì
pure ha fatto questa consacrazione l’8 dicembre 1953.
Saluto cordialmente il Pastore della diocesi, il Vescovo Jan Oblak, i Vescovi
ausiliari Julian e Wojciech, i Capitoli della Cattedrale e della Collegiata, il
Seminario diocesano “Hosianum” così fortemente legato all’illustre figura del
Servo di Dio Cardinale Stanislaw Hosiusz; saluto i sacerdoti, le Famiglie
religiose maschili e femminili, e tutti i pellegrini della diocesi. In voi
saluto tutta la Chiesa di Warmia.
In questo solenne momento desidero pure ricordare tutte le generazioni di
Vescovi e di sacerdoti, che nel passato hanno costruito questa Chiesa sul
fondamento della fede e dell’amore. In modo particolare richiamo alla memoria
coloro che, dopo la seconda guerra mondiale, senza tener conto delle difficoltà,
vi hanno portato il loro servizio pastorale.
Tutti voi affido alla Madre della Pace.
8. Devo inoltre porre le corone papali sul capo di Gesù e di Maria
nell’immagine del Santuario di Zielenice, della diocesi di Kielce. Con questo
atto liturgico desidero al tempo stesso esprimere gratitudine alla Santissima
Trinità, al nostro Redentore e alla sua Madre, per il centenario della diocesi
di Kielce.
Salutando cordialmente il pastore della diocesi, Monsignor Stanislaw Szymecki
e ambedue i Vescovi ausiliari, desidero contemporaneamente ricordare tutti i
Pastori della diocesi di Kielce nell’arco di questi cento anni, sino a Monsignor
Jan Jaroszewicz scomparso da poco. Saluto tutti i Capitoli di Kielce e di
Wislica, e il Seminario Maggiore. Saluto i sacerdoti diocesani e le Famiglie
religiose maschili e femminili. Contemporaneamente ricordo tutte le generazioni
del clero, che durante questi cento anni esercitarono il servizio evangelico tra
il Popolo di Dio, nella Chiesa di Kielce.
Salutando poi tutti i pellegrini, fratelli e sorelle, giunti per l’odierna
cerimonia, ricordo al tempo stesso tutte quelle generazioni di diocesani, che
durante i trascorsi cento anni hanno costituito la viva comunità del Popolo di
Dio della diocesi. In quella comunità si è realizzato il regno della Croce e
della Redenzione di Cristo e continuamente è rinata la speranza della vita
futura grazie alla Risurrezione di Cristo. In quella comunità è stata sempre tra
voi la Madre di Cristo. Oggi desideriamo coronare questa sua materna presenza
insieme al Figlio ponendo le corone dell’immagine della Genitrice di Dio di
Zielenice.
Che Maria sia con voi per gli anni successivi e le successive generazioni,
avvicinando a voi Cristo e il suo regno: regno di grazia e di verità, regno di
fede, di speranza e di carità, regno di vita eterna.
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