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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO
II AI GIOVANI DELLA POLONIA
Santuario di Jasna Gora - Czestochowa
(Polonia) Sabato, 18 giugno 1983
1. All’ora dell’appello di Jasna Gora sto, o Madre, davanti all’amata tua
effigie per salutarti. Ti saluto come pellegrino venuto dalla Sede di san Pietro
a Roma, e insieme come figlio di questa terra, in mezzo alla quale, da seicento
anni, sei presente nella tua effigie di Jasna Gora.
Sono venuto qui spesso col grido del cuore: ogni mercoledì ti ho parlato
davanti ai partecipanti alle udienze generali in Vaticano. Ho vissuto così il
Giubileo dei seicento anni insieme con tutti coloro che ti venerano, insieme con
tutta la mia Nazione. Oggi mi è dato di stare ancora una volta in questo luogo
sacro, e di guardare il tuo volto di Jasna Gora.
Ti saluto nell’ora dell’appello serale, dopo la santa Messa celebrata dal
Primate di Polonia insieme con gli assistenti spirituali dei giovani. Ti saluto
insieme con tutti i partecipanti a quest’incontro e, prima di tutto, con la
gioventù polacca.
Sono lieto del fatto che siamo qui insieme, davanti alla Madre della nostra
Nazione. Godo, cari giovani amici, di poter insieme con voi salutarla ancora una
volta con le parole dell’odierna liturgia serale: “Benedetta sei tu, figlia,
davanti a Dio altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra: tu,
splendido onore della nostra gente!”.
2. Sono lieto perché, insieme con voi, gioventù polacca, potrò meditare sul
conciso, eppur tanto ricco contenuto dell’appello di Jasna Gora, che divenne
quasi una particolare eredità del Millennio del Battesimo della Polonia.
Già durante la preparazione di quel grande anniversario, nel 1966, ogni
giorno, alle ore ventuno, ripetevamo cantando o recitando queste parole: “Maria,
Regina della Polonia, sono vicino a te, mi ricordo di te, veglio”.
Parole concise, ma eloquenti, si sono radicate nella nostra memoria e nel
nostro cuore. L’anno del Millennio è passato, ma noi continuiamo a sentire il
bisogno di ripeterle.
Sono lieto che mi è dato oggi di salutare la Signora di Jasna Gora, prima
meditando, e poi cantando l’appello di Jasna Gora insieme con la gioventù
polacca.
3. Pronunciando queste parole: “Maria, Regina della Polonia, sono vicino a
te, mi ricordo di te, veglio”, non soltanto noi diamo una testimonianza della
presenza spirituale della Genitrice di Dio tra le generazioni abitanti in terra
polacca.
Queste parole provano, altresì, che noi crediamo nell’amore che ci circonda
costantemente. Questo amore è nato ai piedi della Croce, quando Cristo - come ci
ha ricordato il Vangelo di questa sera - affidò a Maria il suo discepolo
Giovanni: “Ecco il tuo figlio” (Gv 19, 26). Noi crediamo che, in quell’unico
uomo, Cristo le affidò ogni uomo, e contemporaneamente destò nel suo Cuore un
amore tale da essere il riflesso materno del suo proprio amore redentivo.
Noi crediamo di essere amati di quest’amore, di essere da esso circondati,
cioè dall’amore di Dio, il quale si è rivelato nella Redenzione, e dall’amore di
Cristo, che ha compiuto questa Redenzione mediante la Croce, e infine dall’amore
della Madre, che stava sotto la Croce e dal Cuore del Figlio accettò nel suo
Cuore ogni uomo.
Se pronunciamo le parole dell’appello di Jasna Gora è perché noi crediamo in
questo amore. Crediamo che esso da secoli è presente tra le generazioni, che
abitano la terra polacca. Crediamo che esso è particolarmente presente nel regno
dell’Icona di Jasna Gora.
A quest’amore ricorriamo. La consapevolezza che c’è un tale amore, che esso
ha in terra polacca un suo segno particolare, che possiamo ad esso ricorrere, dà
a tutta la nostra esistenza cristiana e umana una certa dimensione fondamentale:
una sicurezza più grande di tutte le esperienze e delusioni, che la vita ci può
preparare.
4. Se pronunciamo le parole dell’appello di Jasna Gora, ciò facciamo non solo
per ricorrere a questo amore redentivo e materno, ma anche per rispondere a
questo Amore.
Le parole: “Sono vicino a te, mi ricordo di te, veglio”, infatti, sono
insieme una confessione d’amore, con la quale desideriamo corrispondere
all’amore, col quale siamo eternamente amati.
Queste parole sono insieme un interiore programma dell’amore. Definiscono
l’amore non secondo la misura del sentimento, ma secondo l’atteggiamento
interiore, che esso costituisce. Amare vuol dire: essere vicini alla persona che
si ama (“sono vicino a te”); significa insieme: essere vicini all’amore, col
quale sono amato. Amare significa poi: ricordare. Camminare, in un certo qual
modo, con l’immagine della persona amata negli occhi e nel cuore. Vuol dire
insieme: meditare quest’amore, col quale sono amato, ed approfondire sempre di
più la sua divina e umana grandezza. Amare significa infine: vegliare.
Permettetemi di sviluppare insieme a voi, in particolare, questa caratteristica
dell’amore.
È una cosa estremamente importante che nella gioventù - cioè in un’età nella
quale si svegliano nuovi sentimenti d’amore, sentimenti che decidono a volte di
tutta la vita - si cammini con un tale maturo programma interiore d’amore, del
quale parla l’appello di Jasna Gora.
Rispondendo all’amore col quale siamo eternamente amati dal Padre in Cristo,
rispondendo ad esso insieme come all’amore materno della Genitrice di Dio, noi
stessi impariamo l’amore.
La Signora di Jasna Gora è maestra del bell’amore per tutti. E questo è
particolarmente importante per voi, cari giovani. In voi, infatti, si decide
quella forma d’amore che avrà tutta la vostra vita e, tramite voi, la vita umana
nella terra polacca. Quella matrimoniale, familiare, sociale, nazionale, ma
anche sacerdotale, religiosa, missionaria. Ogni vita si determina e si valuta
mediante la forma interiore dell’amore. Dimmi qual è il tuo amore, e ti dirò chi
sei.
5. Veglio! Quanto è bello che nell’appello di Jasna Gora si sia trovata
questa parola. Essa possiede una sua profonda genealogia evangelica: Cristo
molte volte dice: “Vegliate” (Mt 26, 41). Forse anche dal Vangelo essa
passò nella tradizione dello scoutismo. Nell’appello di Jasna Gora essa è
l’elemento essenziale della risposta che desideriamo dare all’amore, dal quale
siamo circondati nel segno della Sacra Icona.
La risposta a quest’amore deve essere proprio il fatto che io veglio! Che
cosa vuol dire: “veglio”? Vuol dire: mi sforzo di essere un uomo di coscienza.
Non soffoco questa coscienza e non la deformo; chiamo per nome il bene e il
male, non li offusco; elaboro in me il bene, e cerco di correggermi dal male,
superandolo in me stesso. Questo è un problema fondamentale, che non si potrà
mai sminuire, né spostare su un piano secondario. No! Esso è dappertutto e
sempre un problema di primo piano. È tanto più importante, quanto più numerose
sono le circostanze che sembrano favorire la nostra tolleranza del male e il
fatto che facilmente ci assolviamo da esso, specie se così fanno gli adulti.
Miei cari amici! Sta a voi mettere una ferma barriera all’immoralità, una
barriera - io dico - a quei vizi sociali, che non chiamerò qui per nome, ma dei
quali voi stessi siete perfettamente a conoscenza. Ciò dovete esigere da voi
stessi, anche se gli altri non lo esigessero da voi. Le esperienze storiche ci
dicono quanto costò a tutta la Nazione l’immoralità di certi periodi. Oggi
quando lottiamo per la futura forma della nostra vita sociale, ricordate che
questa forma dipende da come sarà l’uomo. Dunque: vegliate!
Cristo ha detto agli apostoli, durante la preghiera nel Getsemani: “Vegliate
e pregate, per non cadere in tentazione” (Mt 26, 41).
6. Veglio vuol dire inoltre: vedo un altro. Non mi chiudo in me, nella
stretta cerchia dei miei propri interessi, dei miei propri giudizi. Veglio vuol
dire: amore del prossimo; vuol dire: fondamentale solidarietà interumana.
Davanti alla Madre di Jasna Gora desidero ringraziare per tutte le prove di
questa solidarietà, che hanno dato i miei connazionali, tra i quali anche la
gioventù polacca, nel difficile periodo di mesi non lontani. Mi sarebbe
difficile enumerare qui tutte le forme di questa sollecitudine, della quale
erano circondate le persone internate, imprigionate, licenziate dal lavoro e
anche le loro famiglie. Voi sapete questo meglio di me. A me giungevano soltanto
notizie sporadiche benché frequenti.
Che questo bene, sprigionatosi in tanti luoghi e in tanti modi, non cessi
nella terra polacca. Che si confermi costantemente quel “veglio, dell’appello di
Jasna Gora, che è una risposta alla presenza della Madre di Cristo nella grande
famiglia dei polacchi.
7. Veglio significa anche: mi sento responsabile di questa grande comune
eredità, il cui nome è Polonia. Questo nome definisce tutti noi. Questo nome
obbliga tutti noi. Questo nome costa a tutti noi.
Forse a volte noi invidiamo i francesi, i tedeschi o gli americani, perché il
loro nome non è legato ad un tale prezzo della storia, e perché molto più
facilmente sono liberi. Mentre la nostra libertà polacca costa così cara.
Non farò, miei cari, un’analisi comparativa. Dirò solo che proprio ciò che
costa costituisce il valore. Non si può, infatti, essere veramente liberi senza
un onesto e profondo rapporto con i valori. Non desideriamo una Polonia che non
ci costi niente. Vegliamo, invece, accanto a tutto ciò che costituisce
l’autentica eredità delle generazioni, cercando di arricchirla. Una Nazione,
poi, è prima di tutto ricca di uomini. Ricca dell’uomo. Ricca di gioventù. Ricca
di ciascuno che veglia nel nome della verità: questa, infatti, dà forma
all’amore.
8. Miei giovani amici! Davanti alla nostra comune Madre e Regina dei cuori,
desidero dirvi, alla fine, che conosce le vostre sofferenze, la vostra difficile
giovinezza, il senso di ingiustizia e di umiliazione, la mancanza di prospettive
per il futuro tanto spesso sentita, forse le tentazioni di fuga in qualche altro
mondo.
Anche se non sono tra voi ogni giorno, come in passato succedeva per tanti
anni, tuttavia porto nel cuore una grande sollecitudine. Una grande, enorme
sollecitudine. Una sollecitudine per voi. E proprio perché “da voi dipende il
domani”.
Prego per voi ogni giorno.
È bene che siamo qui insieme nell’ora dell’appello di Jasna Gora. In mezzo
alle prove del tempo presente, in mezzo alla prova, per la quale passa la vostra
generazione, questo appello del Millennio continua ad essere un programma.
In esso è contenuta una fondamentale via d’uscita. Perché l’uscita in
qualunque dimensione: economica, sociale, politica, deve avvenire prima
nell’uomo. L’uomo non può rimanere senza uscita.
Madre di Jasna Gora, che ci sei stata data dalla Provvidenza per la difesa
della Nazione polacca, accetta questa sera quest’appello della gioventù polacca
insieme col Papa polacco, e aiutaci a perseverare nella speranza! Amen.
© Copyright 1983 - Libreria Editrice
Vaticana
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