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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA
SALUTO DI GIOVANNI PAOLO
II ALLA DIOCESI DI SZCZECIN-KAMIEŃ-CZESTOCHOWA
Czestochowa
(Polonia) - Sabato, 18 giugno 1983
1. Do un cordiale benvenuto, e saluto l’antica, perché quasi millenaria, ma
al tempo stesso molto giovane Chiesa, che è in Szczecin. Saluto il Vescovo
ordinario Kazimierz e lo ringrazio per le parole pronunciate; saluto i Vescovi
ausiliari, il Vescovo Jan e il Vescovo Stanislaw, il clero diocesano e regolare,
le sorelle e i fratelli; saluto tutti coloro che si sono assunti la fatica di
questo pellegrinaggio per pregare insieme col Papa qui, a Czestochowa, a Jasna
Gora, in questo particolare regno di Maria, e concludere insieme con lui il
Giubileo di Jasna Gora. Io do il benvenuto e saluto tutto il Popolo di Dio della
diocesi di Szczecin-Kamien e tutta la popolazione sull’Odena e sul Baltico. A
tutti dico, qui, da Czestochowa: “Pace a voi!”. Questo incontro sottolinea in un
certo modo ancor più fortemente ciò che ho detto dopo l’atterraggio
all’aeroporto di Varsavia: “Desidero dunque... dire subito che vengo alla mia
Patria intera, a tutti i polacchi. Dal Nord al Sud, e dall’Est all’Ovest”.
2. Da quasi duemila anni la Chiesa annuncia ciò che ha ricevuto dal Signore.
E per oltre mille anni la Buona Novella, che Gesù vive, risuona sulle nostre
terre slave polacche.
È nota la storia dell’evangelizzazione della Pomerania Occidentale.
Un’evangelizzazione difficile, spesso dolorosa, per ricordare solo i tentativi
del missionario Barnard Lo Spagnolo. Però Dio ha inviato di nuovo i suoi
apostoli, per annunziare ai nostri padri ciò che hanno ricevuto dal Signore.
Sappiamo che un frutto della semina missionaria dell’uomo di Dio, sant’Ottone
della tedesca Bamberga, fu la scuola vescovile fondata nel 1140 con sede a Wolin
e successivamente a Kamien.
Sono noti gli sforzi e la sollecitudine per l’evangelizzazione anche dei
regnanti di allora, specialmente di Boleslao Boccastorta, i quali, una volta
battezzati, vedevano anche nella Chiesa un potente fattore, che integrava
interiormente e consolidava lo Stato ancora giovane.
3. Vi guardo e col cuore abbraccio tutta la vostra diocesi, tutta la
Pomerania, tutta la Costa.
La Chiesa ha fatto tanto su questi territori dopo il loro ritorno entro i
confini dell’attuale Stato polacco; un grandissimo contributo di lavoro nella
ricostruzione, nello sviluppo, nel radicamento. Grande lavoro perché tutti si
sentono a casa e in famiglia. In mezzo a tutte le difficoltà e contrarietà,
l’enorme sforzo della Chiesa, perché Cristo Crocifisso e Risorto fosse
annunciato e vivesse nei cuori degli uomini. Fino ad oggi tuttavia questa
Chiesa, contrariamente alle condizioni polacche, ha un numero eccezionalmente
basso di sacerdoti.
Con questa speranza e con questa fiducia in questa Chiesa, nel Popolo di Dio
della Pomerania Occidentale, benedirò tra poco la prima pietra, proveniente
dalla Basilica di San Pietro in Roma, per il nuovo Seminario maggiore a Szczecin!
Che la grazia e la benedizione di Dio, il quale sceglie i servi tra il suo
popolo, si posino su di esso, e i cuori siano sensibili alla sua chiamata!
Permettete che, con una frase, ricordi qui tutti coloro che spesso
eroicamente hanno lavorato perché in questi territori ci si sentisse in casa
nella fede e nell’essere polacchi. Ai vivi e ai defunti dico a nome della Chiesa
“Bog zaplac” (Dio vi ricompensi), e ai vivi, e a coloro che verranno, dico
ancora “coraggio”! Che Dio vi aiuti.
© Copyright 1983 - Libreria Editrice
Vaticana
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