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DISCORSO DI GIOVANI PAOLO
II AI VESCOVI DEL GABON IN
VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»
Sabato, 19
febbraio 1983
Cari fratelli nell’Episcopato.
1. Lasciate che vi dica quanto sono felice di ritrovarvi, tutti insieme, in
questa casa, dopo l’accoglienza così commovente che mi avete riservato durante
il mio breve soggiorno a Libreville. Ancora una volta, voglio ringraziarvi per
questo, voi e tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita di questo
incontro.
Se non ho potuto visitare ciascuna delle vostre diocesi, ciò che ho
intravisto della realtà del Gabon, insieme alle sostanziali informazioni
contenute nei vostri rapporti, mi fa sentire vicino alle vostre preoccupazioni
pastorali. Vedo che avete attribuito una grande importanza ai quattro obiettivi
che sottolineavo un anno fa: la formazione e la responsabilità dei laici, la
pastorale della famiglia, le vocazioni sacerdotali e religiose, la
corresponsabilità tra vescovi, e tutto questo nella speranza che il Signore
lavori con noi nella misura stessa della disponibilità che noi manifestiamo al
suo Spirito. Tutti questi punti devono continuare a suscitare la vostra
sollecitudine.
2. Nello spirito della vostra preghiera alle tombe degli Apostoli, voi sapete
che questo spirito fraterno è infatti un dato essenziale della vita apostolica
tale quale viene descritta negli Atti. E il motto degli Atti degli Apostoli “cor
unum et anima una” vivifica gli scritti e l’azione dei primi vescovi: penso a
Policarpo di Smirne - che festeggiamo in questi giorni - o al suo contemporaneo:
Ignazio di Antiochia. Se volete, questo motto guiderà le mie riflessioni sul
futuro della vostra Chiesa
È un fatto che i sacerdoti originari del Paese siano da voi poco numerosi. È
questa una ragione in più per rendere sempre più stretti i legami che vi
uniscono ai collaboratori che il Signore vi ha affidato. In molti modi concreti,
mostrate loro la vostra accoglienza, come un Padre, la vostra vicinanza, non
solamente sul piano delle preoccupazioni pastorali, ma anche su quello
dell’amicizia, sia da voi sia nel corso delle visite che fate a coloro che, in
posti lontani, possono essere tentati, in certi momenti, dallo scoraggiamento.
Così il vostro stile di vita quotidiana, come le priorità della vostra azione
pastorale, discusse e decise insieme, ne risulteranno rinnovate, grazie allo
spirito di umile servizio fraterno che guida il vostro ministero apostolico.
Questo clima di amicizia tra sacerdoti e vescovi sarà il miglior cemento
della coesione che deve realizzarsi ugualmente in tutti coloro che sono
impegnati nell’azione apostolica, siano religiosi o religiose, catechisti,
insegnanti, e tutti coloro che partecipano in qualche maniera al compito della
Chiesa. Perché è, sicuramente, nell’unità di sentimento e di decisione che si
trova la forza di cui la Chiesa del Gabon ha bisogno per affrontare le dure
realtà in cui si dibattono gli uomini d’oggi.
3. Tra le difficoltà, penso alla persistenza o anche ad un certo ritorno del
paganesimo e all’influenza paralizzante che ha su coloro che sono ancora troppo
deboli per lasciarsi guidare, nel loro cuore, dalla grazia di Cristo, sola vera
sorgente di libertà. Si potrebbe ugualmente ricordare la difficoltà di vivere
nell’unità, al di là dei particolarismi etnici che, a loro modo, ostacolano
anche la libertà cristiana e producono giudizi passionali, quando non
addirittura la violenza. Penso ancora ad una certa atmosfera laicista
nell’insegnamento, dovuta al miraggio di una modernità fittizia, quando essa non
è addirittura frutto di un partito preso antireligioso sistematico, nutrito da
interessi egoistici. Ricordo infine la diffusione del materialismo che, avendo
come fine solamente l’accumulazione di ricchezze materiali, fa presto a
corrompere i cuori e impedisce loro di aprirsi alla generosità propria della
fede.
4. Questi diversi problemi, che io qui non posso che abbozzare, troveranno
tanto meglio una risposta pastorale adeguata quanto più voi continuerete sulla
strada, già tracciata, di una condivisione sempre più grande delle
responsabilità tra tutti gli operatori apostolici, e di una gerarchizzazione,
stabilita di comune accordo, delle urgenze pastorali al servizio della
predicazione della Parola di Dio e della santificazione della vita delle
famiglie e degli individui.
Voi stessi, come già vi dicevo a Libreville, tentate di liberarvi dagli
incarichi unicamente amministrativi, per consacrarvi a questo fine che è
fondamentale. Certo, la gestione dei beni della Chiesa è necessaria per
sostenere efficacemente le opere apostoliche; essa è delicata e difficile,
stando alle vostre risorse limitate. Ma sforzatevi sempre più di trovare e di
formare persone competenti per affidare loro questa gestione, in stretto
rapporto con voi così come il diritto della Chiesa invita a scegliere un
“economo”. Così apparirà ancora meglio la preoccupazione fondamentale,
l’attività prioritaria del vescovo: l’opera di evangelizzazione.
Sì, cari fratelli, dovete, nel contesto attuale, riaffermare senza posa i
valori morali e spirituali, e l’Anno Santo della Redenzione sarà una buona
occasione. Bisogna educare a questo il popolo cristiano, nella pazienza e nella
speranza, perché, mentre noi ricordiamo le esigenze del Vangelo, dobbiamo anche
mostrare che esso è una Buona Novella, salvezza per le persone e per la società,
e soprattutto dobbiamo sempre dare al popolo cristiano l’assicurazione che,
malgrado le sue debolezze e la sua fragilità, può vivere grazie ai doni dello
Spirito Santo ricevuti con fede, nel battesimo e negli altri sacramenti, a
misura della sua preghiera e della sua carità.
In questa prospettiva, bisogna aiutare innanzitutto gli evangelizzatori a
condurre una vita santa: i genitori, gli insegnanti cristiani, i catechisti, per
i quali voi avete fatto molti sforzi, gli animatori dei movimenti, e soprattutto
i sacerdoti, i fratelli religiosi, le religiose.
Penso, tra questi, alla fedeltà al celibato sacerdotale e religioso, che,
benché si riferisca innanzitutto alla responsabilità personale di coloro che si
sono liberamente impegnati, è allo stesso tempo una ricchezza che distingue la
comunità cristiana tutta intera, alla quale, di conseguenza, incombe il dovere
di sostenere coloro che hanno risposto alla chiamata del Signore.
5. Affronto ora un problema che giustamente vi preoccupa: l’educazione.
Grazie ai vostri sforzi, molto spesso assai meritori, la Chiesa offre al
Gabon, con le sue scuole, un contributo di pregio per la costruzione del futuro
dell’intera nazione. Ho già parlato su questo tema durante il mio viaggio, e
particolarmente allo stadio di Libreville. È importante che sia ben messo in
rilievo, agli occhi di tutti, come voi del resto siete impegnati a fare, il
carattere proprio di questa opera di Chiesa. Non si tratta solo di ricercare
nelle scuole cattoliche un insegnamento profano di qualità. Si tratta di una
scelta con la quale le famiglie si impegnano a far maturare i propri figli nello
spirito cristiano, sicuri che essi vi attingeranno per il domani un’energia
spirituale capitale per il loro proprio arricchimento, per le loro
responsabilità e il loro servizio agli altri. Sottolineo volentieri la
fondatezza della vostra azione volta a fare in modo che i maestri di questo
insegnamento siano i primi ad essere convinti della grandezza della loro
missione e si impegnino, dopo un’adeguata formazione, a rinnovarsi senza posa
sia sul piano spirituale che su quello professionale. Con voi, io invito
ugualmente i giovani ad abbracciare generosamente e con competenza una eventuale
carriera di insegnamento. Rinunciando a professioni forse più remunerative, essi
otterranno la gioia di realizzare una vocazione autentica, pienamente umana e
cristiana. Infine, voglio incoraggiare i sacerdoti e le religiose che lavorano
per portare a tutti questi maestri il sostegno spirituale e pedagogico di cui
hanno bisogno. La scuola cattolica deve apparire chiaramente come una
responsabilità comune dell’intera Chiesa.
Il frutto principale di un’educazione autenticamente cristiana è
evidentemente di elevare il livello morale e spirituale degli adulti, che i
vostri allievi saranno in futuro. Questo è particolarmente rilevante nell’ambito
della famiglia. Gli allievi devono poter contare sull’esempio della vita
familiare dei loro maestri, e apprezzare attraverso il loro insegnamento e il
loro comportamento i benefici che arreca la realizzazione dell’ideale cristiano
del matrimonio e della famiglia. In particolare, questi maestri non devono
temere, davanti alle diverse sollecitazioni dell’opinione pubblica nel campo dei
costumi, di dare una formazione sull’amore umano chiara e autentica, per
permettere ai giovani di costituirsi un giudizio morale sano e di acquisire una
padronanza di sé insieme esigente e costruttiva.
Infine, c’è bisogno di sottolinearlo, la vostra responsabilità pastorale nei
confronti dei giovani non si limita alla scuola cattolica. Si estende alla
catechesi dei bambini cristiani che frequentano le scuole primarie e i licei di
Stato, senza dimenticare la riflessione cristiana che deve essere offerta agli
studenti dell’università. Non si tratta solamente della formazione dottrinale,
ma della loro partecipazione attiva alla liturgia, e ad un’azione cristiana, in
particolare all’interno dei movimenti. Vi ricordate di quello che dicevo a
questi giovani nello stadio di Libreville. La Chiesa deve assumere per ciascuno
di essi il volto concreto di una comunità cristiana calorosa e formativa, nel
quadro della parrocchia, presso gli assistenti spirituali o nei movimenti.
6. Non voglio dilungarmi, in questo incontro, su altri temi di cui ho già
parlato durante la mia visita in Gabon. Ma vorrei almeno assicurarvi
dell’interesse che ho nei confronti del vostro lavoro pastorale. Il mio più caro
augurio per voi è che continuiate a trovare presso i sacerdoti, i religiosi, le
religiose, i catechisti e tutti i membri della Chiesa in Gabon un sostegno
unanime e cordiale. Dite loro il mio buon ricordo, il mio affetto, la fiducia
che ripongo in loro. Possiate voi tutti insieme rendere grazie a Dio,
particolarmente nelle assemblee eucaristiche, del fatto che formate il Corpo di
Cristo che ogni giorno di più si ingrandisce nel Gabon, così come nelle altre
Chiese particolari.
È a Cristo, nostro Redentore, sorgente della nostra forza e della nostra
gioia, che io domando di benedirvi, voi e tutti coloro il cui ricordo è presente
nel vostro cuore di Pastori!
© Copyright 1983 - Libreria Editrice
Vaticana
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