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DICHIARAZIONE COMUNE DI
GIOVANNI PAOLO II E DELL'ARCIVESCOVO DI CANTERBURY
1. Nella Chiesa Cattedrale di Cristo a Canterbury il Papa e l’Arcivescovo di
Canterbury si sono incontrati alla vigilia della Pentecoste per ringraziare Dio
del progresso compiuto nell’opera di riconciliazione tra le nostre Comunioni.
Insieme ai rappresentanti delle altre Chiese e comunità cristiane abbiamo
ascoltato la Parola di Dio; insieme abbiamo ricordato il nostro battesimo e
rinnovato le promesse fatte allora; insieme abbiamo riconosciuto la
testimonianza di coloro la cui fede li aveva portati fino al punto di rinunciare
al prezioso dono della stessa vita al servizio di altri, in tempi antichi e
moderni.
2. Il vincolo del nostro comune battesimo in Cristo ha portato i
nostri predecessori a dare inizio ad un dialogo approfondito tra le nostre
Chiese, un dialogo basato sui Vangeli e sulle antiche tradizioni comuni, un
dialogo che ha per scopo l’unità per la quale Cristo così pregava rivolto a
suo Padre: “Perché il mondo sappia che mi tu hai mandato / e li hai amati
come hai amato me” (Gv 17, 23).
Nel 1966 i nostri predecessori Papa Paolo VI e l’Arcivescovo
Michael Ramsey fecero una Dichiarazione Comune nella quale annunciarono la loro
intenzione di aprire un serio dialogo tra la Chiesa Cattolica Romana e la
Comunione Anglicana che avrebbe compreso “non solo argomenti teologici come la
Scrittura, la Tradizione e la Liturgia, ma anche argomenti di difficoltà
pratica per ambedue le parti” (Declaratio Communis, par. 6). Dopo che questo
dialogo ha già prodotto tre rapporti sull’Eucaristia, il Ministero e l’Ordinazione,
e sull’Autorità della Chiesa, in una Dichiarazione Comune del 1977 il Papa
Paolo VI e l’Arcivescovo Donald Coggan ebbero occasione di incoraggiare un
completamento del dialogo su questi tre importanti argomenti, affinché le
conclusioni della Commissione fossero considerate dalle Autorità rispettive
attraverso procedimenti adeguati ad ognuna delle Comunioni. La Commissione
Internazionale Anglicana-Cattolica Romana ha ora completato il compito
affidatole con la pubblicazione del suo Rapporto Finale, e poiché le nostre due
Comunioni procedono nello studio necessario, ci uniamo anche noi con il
ringraziare i membri della Commissione per la loro dedizione, istruzione ed
integrità in un lavoro lungo ed impegnativo intrapreso per amore di Cristo e
per l’unità della sua Chiesa.
3. Il completamento del lavoro di questa Commissione ci invita a
considerare la prossima fase del nostro pellegrinaggio comune nella fede e nella
speranza verso l’unità che tanto auspichiamo. Siamo d’accordo che è l’ora
di formare una nuova Commissione Internazionale. Il suo compito sarà quello di
continuare il lavoro già cominciato; di esaminare, specialmente alla luce delle
nostre rispettive opinioni sul Rapporto Finale, le principali differenze
dottrinali che ancora ci separano, in vista della loro eventuale risoluzione; di
studiare tutto ciò che ostacola il reciproco riconoscimento dei ministeri delle
nostre Comunioni; e di consigliare quali passi seguire quando, in base alla
nostra unità nella fede, riusciremo a procedere verso il ritorno ad una
comunione completa. Ci rendiamo perfettamente conto che il compito di questa
nuova Commissione non sarà facile, ma ci incoraggia la fiducia che abbiamo
nella grazia di Dio e i risultati del potere di questa grazia che abbiamo potuto
notare nel movimento ecumenico del nostro tempo.
4. Mentre continua questa necessaria opera di chiarimento
teologico, essa deve essere accompagnata dal lavoro zelante e dalla fervente
preghiera dei Cattolici Romani e degli Anglicani di tutto il mondo, poiché essi
desiderano crescere nella reciproca comprensione, nell’amore fraterno e nella
comune testimonianza del Vangelo. Ancora una volta dunque ci rivolgiamo ai
Vescovi, al clero e ai fedeli delle nostre due Comunioni in ogni paese, diocesi
e parrocchia in cui i nostri fedeli vivono a fianco a fianco. Raccomandiamo a
tutti di pregare per questa opera e di fare del loro meglio per ottenerne
maggiori risultati con la loro collaborazione verso una crescente fedeltà a
Cristo e testimonianza di lui al mondo intero. Soltanto con una tale
collaborazione e preghiera potrà essere cancellato il ricordo delle passate
inimicizie e potrà aver fine il nostro antagonismo.
5. Il nostro scopo non è solo limitato all’unificazione delle
nostre due Comunioni, escludendo gli altri Cristiani, ma piuttosto si estende al
compimento della volontà di Dio che consiste nella unità visibile di tutto il
suo popolo. Nel presente dialogo, e in quelli che si svolgono tra altri
Cristiani tra di loro e con noi, noi riconosciamo, negli accordi che potremo
raggiungere e nelle difficoltà che incontreremo, una nuova sfida ad
abbandonarci completamente alla verità del Vangelo. Siamo quindi felici di fare
oggi questa Dichiarazione alla gradita presenza di tanti fratelli cristiani le
cui Chiese e Comunità sono già unite a noi nella preghiera e nel lavoro per l’unità
di tutti.
6. Insieme a loro desideriamo servire la causa della pace, della
libertà e della dignità umana, affinché Dio sia glorificato da parte di tutte
le sue creature. Insieme a loro salutiamo nel nome di Dio tutti gli uomini di
buona volontà, sia quelli che credono in lui, che quelli che ne sono ancora
alla ricerca.
7. Questo luogo santo ci ricorda la visione del Papa Gregorio
che mandò sant’Agostino apostolo in Inghilterra, zelante nel predicare il
Vangelo e nel far da pastore al suo gregge. Durante questa vigilia di
Pentecoste, ci rivolgiamo di nuovo in preghiera a Gesù, il Buon Pastore, che
aveva promesso di chiedere al Padre di mandarci un altro Avvocato che sarebbe
con noi per sempre, lo Spirito della verità (cf. Gv 14, 16), affinché ci
conduca verso la completa unità alla quale siamo stati chiamati. Fiduciosi nel
potere di questo stesso Spirito Santo, ci impegnamo nuovamente a lavorare per l’unità
con fede ferma, rinnovata speranza e amore sempre più profondo.
29 maggio 1982
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