PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN
NIGERIA, BENIN
GABON E GUINEA EQUATORIALE
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
MALATI E AGLI ANZIANI NELL'OSPEDALE S. CARLO BORROMEO
Onitsha (Nigeria), 13 febbraio
1982
Cari amici.
Sono felice di essere fra voi, ammalati ed anziani, in questo pomeriggio. Voi
siete preziosi agli occhi di Dio. Le vostre vite hanno un profondo significato
per la società e per me stesso.
La mia gioia è ancora più grande per il fatto che vi incontro in questo famoso
ospedale dedicato a san Carlo Borromeo, il nome del quale mi era stato dato dai
miei genitori al battesimo.
II mio predecessore Paolo VI ha visitato questo luogo nel 1962 quando era ancora
in fase di costruzione, e ha contribuito per la sua costruzione. Vedo il gesto
amorevole della Chiesa di Onitsha nel dedicare questo ospedale a san Carlo
Borromeo, l’apostolo di Milano e patrono del vostro primo Arcivescovo di
Onitsha, Carlo Heerey, C. S. Sp., che è morto nel 1967.
1. Finché ci troviamo nel nostro pellegrinaggio terreno, la sofferenza e la
malattia esisteranno sempre. Fanno parte della nostra condizione umana, sono i
risultati del peccato originale, ma non sono necessariamente per la colpa dell’individuo.
C’è tanta gente di diversa età che soffre non per colpa propria. I bambini,
in modo particolare, sono vulnerabili alla sofferenza, spesso causata dalla
trascuratezza o negligenza degli adulti. La realtà di malattia e denutrizione
nella vita di milioni di bambini è un fatto che richiama l’attenzione e l’azione.
E la condizione del bambino ritardato ci fa riflettere sul senso della vita
umana.
La vecchiaia pure porta le sue proprie difficoltà e la debolezza fisica.
2. Nonostante Dio permetta l’esistenza della sofferenza nel mondo, certamente
non gode di questa.
Difatti, nostro Signore Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, amava i
malati, ha dedicato grande parte del suo ministero terreno a sanare gli ammalati
e confortare gli afflitti. Il nostro Dio è un Dio di compassione e di
consolazione. E aspetta da noi che usiamo tutti i mezzi ordinari per impedire,
alleviare ed eliminare la sofferenza e la malattia. Perciò abbiamo i programmi
preventivi di cura sanitaria; abbiamo medici, infermiere, istituzioni di
medicina e ausiliari di ogni specie.
La scienza medica ha fatto grandi progressi. Noi dovremmo approfittare di tutto
questo.
3. Ma anche dopo tutti questi sforzi, la sofferenza e la malattia esistono. Il
cristiano vede un significato nella sofferenza. Sopporta una tale sofferenza con
pazienza, amor di Dio e generosità.
La offre tutta a Dio, per Cristo, specialmente durante il sacrificio della santa
Messa. Quando l’ammalato riceve la Comunione, si unisce a Cristo vittima.
Quando la sofferenza è unita alla passione di Cristo e alla sua morte
redentiva, allora acquista grande valore per l’individuo, per la Chiesa e per
la società.
Questo è il senso di quelle meravigliose parole di san Paolo, sulle quali
dobbiamo continuamente meditare: “Perciò sono lieto delle sofferenze che
sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di
Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).
So anche personalmente cosa vuol dire essere malato e rimanere per molto tempo
in ospedale e come è possibile confortare e sostenere chi condivide la stessa
sorte di detenzione e sofferenza, e quanto sia necessario pregare per i malati e
dimostrare loro un amorevole interesse. A questo proposito, sono lieto di
osservare che in questo ospedale avete una bella Cappella con il santissimo
Sacramento e che vi è un cappellano fisso.
Gesù stesso vuol essere la vostra forza e consolazione tramite la sua presenza
eucaristica e il ministero dei suoi sacerdoti.
4. Voi che siete avanzati in età siete cittadini maggiori. Avete fatto nascere
il calore del giorno nel combattimento della vita e avete acquistato tanta
conoscenza, saggezza e esperienza. Vi prego di condividere tutto questo
generosamente con la generazione più giovane. Avete qualcosa di molto
importante da offrire al mondo; e il vostro contributo è purificato e
arricchito tramite la pazienza e l’amore che sono vostri, quando siete uniti
con Cristo. La vecchiaia infiacchisce il corpo e porta seco debolezza e qualche
volta malattia. La nostra risposta include attenzione medica e cristiana
pazienza. In unione con Cristo siete chiamati a ringraziare Dio Padre per avervi
donato la vita umana e per avervi chiamati a vivere in questo mondo e per sempre
in unione con Cristo.
5. In Nigeria avete il bel valore culturale del sistema esteso di famiglia.
I malati e gli anziani non sono abbandonati dai loro figli, nipoti, cugini o
altri parenti, L’ombrello aperto della carità è un tetto per tutti.
Questa è una preziosa eredità che deve mantenersi. Questo ideale si trova
sotto pressione, specialmente nelle città e nei borghi dove le persone anziane
sono qualche volta tagliate dalla famiglia patriarcale. L’abbandono e la
solitudine degli anziani risulta quando un grande valore culturale è stato
tolto ed è stato sostituito da qualcosa di totalmente non-africano.
6. Ai medici, alle infermiere, agli ausiliari e tutti quelli che curano i malati
in Nigeria, senza dimenticare i diversi consigli di medicina e infermieristici,
professionali e amministrativi, esprimo la mia stima e gratitudine. La vostra
sollecitudine umanitaria è pregevole. La vostra carità cristiana merita la
vita eterna. Gesù stesso si è preoccupato dei malati e da questo dipenderà il
nostro giudizio finale e la nostra ricompensa: “Venite, benedetti dal Padre
mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fino dalla fondazione del
mondo; perché... ero malato e mi avete visitato” (Mt 25,34.36).
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