Proseguendo nella sua visita agli istituti ecclesiastici che hanno in Roma la
loro sede, il Santo Padre si reca, nel pomeriggio, presso il Pontificio collegio
missionario internazionale “San Paolo Apostolo”. Nella cappella
dell’Istituto, il Papa presiede alla concelebrazione della Santa Messa.
Durante la Liturgia della Parola, pronuncia la seguente omelia.
Carissimi Sacerdoti!
1. È per me una grande gioia potermi oggi incontrare con voi, in questo Collegio
dedicato a san Paolo Apostolo, dove avete la vostra dimora, mentre frequentate
l’Università di “Propaganda Fide”, per sviluppare e completare i vostri
studi filosofici e teologici e la vostra preparazione pastorale. Nelle visite,
che sto compiendo ai vari Istituti e Atenei della Città di Roma, non poteva e
non doveva mancare, nella circostanza così singolare della festa del Collegio,
questo incontro con voi, che venite da ogni parte del mondo e che portate qui,
nel centro della Cristianità, le caratteristiche e le ansie dei vostri popoli e
delle vostre culture.
Accogliete perciò il mio saluto cordiale e affettuoso, che si rivolge prima di
tutto al Cardinale Prefetto e al Segretario della Sacra Congregazione per
l’Evangelizzazione dei Popoli, ai Superiori e ai Responsabili del Collegio, e
si estende poi a ciascuno di voi personalmente, comprendendo anche tutti coloro
che collaborano in varie mansioni per il buon andamento della casa e della vita
in comune. È un saluto che vuole esprimere compiacimento e apprezzamento per la
buona volontà che dimostrate nel vostro impegno di studio e di aggiornamento,
per un più efficace ministero adatto alle esigenze della società, e per un
aiuto illuminato e concreto alle Comunità ecclesiali delle vostre nazioni e
delle vostre diocesi. Ed è un saluto che intende anche manifestare la mia
riconoscenza per la vostra fedeltà alla Sede Apostolica e per le preghiere che
offrite per la mia persona e per la mia missione universale.
2. Desidero però che l’odierno incontro attorno all’altare, celebrando il
Sacrificio eucaristico, divenga per tutti voi anche uno stimolo ad una vita
sacerdotale sempre più santa e ad un impegno sempre più responsabile nei
vostri studi e nei vostri ideali. E proprio le letture della liturgia si
prestano ad alcune riflessioni di notevole importanza per tale scopo.
Nella prima lettura abbiamo sentito ciò che il Signore dice per mezzo del
profeta Isaia: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi
ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta
germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà
della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza
aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”
(Is 55,10-11). Sono espressioni ben note, che hanno fatto riflettere i Padri e i Dottori
della Chiesa, i santi e i mistici di tutte le epoche e che destano impressione
anche nei nostri animi, perché affermano l’assoluta potenza ed efficacia
della Rivelazione di Dio: nessun ostacolo o rifiuto umano può fermarla o
spegnerla. Noi sappiamo che la “Parola di Dio”, nella pienezza dei tempi, si
è incarnata: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo
era Dio... E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,1.14) ed è rimasta presente nella storia umana per mezzo della Chiesa: “Ecco, io
sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). La “Parola di Dio” è sempre efficace, perché prima di tutto mette in
crisi la ragione umana: le filosofie semplicemente razionali e temporali, le
interpretazioni solamente umanistiche e storicistiche, sono sconvolte dalla
“Parola di Dio”, che risponde con suprema certezza e chiarezza agli
interrogativi posti al cuore dell’uomo, e lo illumina circa il suo vero
destino, soprannaturale ed eterno, e gli indica la condotta morale da praticare,
come autentica via di serenità e di speranza. Non solo: la “Parola di Dio”
dà “luce” e “via”, si fa vita di grazia, partecipazione alla stessa
vita divina, inserimento nel misterioso ma reale dinamismo della redenzione
dell’umanità. Infatti Gesù si definì “luce del mondo”: “Io come luce
sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me, non rimanga nelle tenebre”
(Gv 12,46) e vita delle anime.
Forti di questa certezza che viene da Dio, bisogna avere il coraggio della sua
Parola! Nessuna paura della Verità: la “Parola di Dio” è sempre efficace,
non è inerte, non è mai sconfitta, non torna a Dio umiliata e delusa! E allora,
vi dico con san Paolo: “Comportatevi come figli della luce” (Ef 5,8). Certamente, la “Parola di Dio” è sconvolgente perché, dice il Signore:
“I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie
vie” (Is 55,8); mette in crisi, perché è esigente, è affilata come spada a doppio taglio,
è basata non su discorsi persuasivi di umana sapienza, ma sulla manifestazione
dello Spirito e della sua potenza (cf.1Cor 2,4-5). “Nessuno si illuda – scriveva san Paolo ai Corinzi –. Se qualcuno tra
voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare
sapiente; perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio...
Quindi nessuno ponga la sua gloria negli uomini!” (1Cor 3,18-19.21). C’è infatti una falsa sapienza che può tentare e illudere, confondendo e
facendo diventare presuntuosi. Commentando l’affermazione: “Rendiamo a Dio
un culto a lui gradito, con riverenza e timore, perché il nostro Dio è un
fuoco divoratore (Eb 12,28-29), il Cardinale Newman, un appassionato di san Paolo, così diceva: “Il timore
di Dio è il principio della sapienza; fino a quando non vedrete Dio come un
fuoco consumatore, e non vi avvicinerete a Lui con riverenza e con santo timore,
per il motivo di essere peccatori, non potrete dire di essere nemmeno in vista
della porta stretta... Il timore e l’amore devono andare insieme; seguitate a
temere, seguitate ad amare fino all’ultimo giorno della vostra vita. Questo è
certo; dovete però sapere che cosa vuol dire seminare quaggiù nelle lacrime se
volete mietere in gioia nell’al di là” (Card.Newman, Parochial and Plain
Sermons, Vol. I, Serm. XXIV; cf. J. H. Newman, La mente e il cuore di un grande, Bari
1962, p. 230).
3. Nella seconda lettura, il celebre episodio della conversione di san Paolo, da
lui stesso narrato agli Ebrei di Gerusalemme, è ugualmente denso di
insegnamenti per la vostra vita sacerdotale. Sulla via di Damasco, caduto nella
polvere, san Paolo viene abbacinato dalla luce sfolgorante di quel Gesù che
egli perseguita nei cristiani; ne segue la sua conversione immediata e decisiva,
evidente opera miracolosa della grazia di Dio, perché Paolo doveva essere il
primo autorevole interprete del messaggio di Cristo, divinamente ispirato. Il
Divino Maestro gli comanda di alzarsi e di proseguire il cammino; e da quel
momento, si può dire, san Paolo diventa nostro maestro e guida nel conoscere ed
amare Cristo.
Ma soprattutto devono interessarci e farci meditare le parole del giusto Anania:
“Il Dio dei nostri Padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a
vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli
sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito” (At 22,14-15). Queste parole si possono applicare anche ad ogni sacerdote, ministro di
Cristo. Anche voi siete stati scelti, anzi predestinati dall’Altissimo a
conoscere la “Parola di Dio”, a incontrarvi con Cristo, a partecipare agli
stessi suoi poteri divini, per annunziarlo e testimoniarlo davanti a tutti gli
uomini. Come Paolo, convertito alla verità, si gettò con ardente fervore nella
sua missione di apostolo e di testimone, e nessuna difficoltà riuscì più a
fermarlo, così fate anche voi. Il mondo ha bisogno di anime fervorose e
ardimentose, umili nel comportamento, ma ferme nella dottrina; generose nella
carità, ma sicure nell’annunzio; serene e coraggiose, come Paolo, che in
mezzo a difficoltà e contrasti di ogni genere, sovrabbondava di gioia in ogni
sua tribolazione, perché per lui vivere era Cristo e morire un guadagno (cf.2Cor 7,4;Fil 1,21).
L’Evangelista san Marco riferisce le ultime parole di Gesù, categoriche e
imperative: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura.
Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; ma chi non crederà, sarà
condannato” (Mc 16,15-16). Esse significano che è positiva volontà di Dio che il messaggio evangelico
sia annunziato a tutto il mondo e che si creda alla “Parola di Dio”.
L’essere sacerdoti è indubbiamente una dignità immensa ed eccelsa; ma è
anche una grande responsabilità. Siate sempre consapevoli della vostra
grandezza e degni della fiducia che Dio ha posto in voi!
Carissimi, vi illumini nei vostri studi e vi conforti nei vostri propositi Maria
Santissima, che in questi giorni preghiamo come “Madre dell’Unità della
Chiesa”, e che sempre invochiamo “Sede della Sapienza”, “Causa della
nostra letizia”.