Illustri signori,
1. Sono lietissimo di porgere il mio cordiale benvenuto a voi, responsabili
dei Partiti e Movimenti d’ispirazione cristiana di Europa e di altri Continenti,
che siete convenuti a Roma per commemorare la figura di un grande statista,
quale fu Alcide De Gasperi, nel centenario della sua nascita. È una
commemorazione la vostra, tanto opportuna ed importante, perché riguarda un
cattolico di grande statura spirituale e di insigne prestigio politico che ha
lasciato una nobile testimonianza nella storia d’Italia e d’Europa dell’ultimo
dopoguerra, in virtù di un’illuminata coscienza cristiana.
Non è mio proposito illustrare la formazione e l’ambiente culturale, come
pure l’impegno politico di Alcide De Gasperi, la cui personalità è oggetto, del
resto, di un’indagine sempre più intensa di studio e di interpretazione da parte
di esperti, e di persone a lui legate da vincoli familiari o ideali.
Vorrei qui rendere omaggio soprattutto alla fisionomia spirituale dell’uomo e
dello statista che in virtù della sua fede coerente ha assolto una missione che
è additata ad esempio. In lui la fede fu centro ispiratore, forza coesiva,
criterio di valori, ragione di scelta, come egli stesso si esprimeva ancora
ventenne con l’entusiasmo della giovinezza: “Il cattolicesimo è qualcosa di più
integrale, non estraneo a niente di bene, avverso a qualunque male, una regola
fissa che deve seguire l’uomo dalla culla alla bara, l’anima e il midollo di
tutte le cose”. È sorprendente che un giovanissimo avesse già una visione così
chiara e vibrante del messaggio cristiano.
La sua fu una fede scaturita in famiglia e maturata in un ambiente, quello
ecclesiastico del Trentino del secolo scorso, saturo di convinzioni e di
dinamismo cristiano; nutrita di cultura, non senza slanci di finezza ascetica e
mistica; testimoniata in pubblico e in privato senza esitazioni, guadagnando
stima e rispetto anche di molti non credenti.
2. Giovane uomo politico, fu mosso nella sua azione dall’ideale sociale
cristiano, studiato nelle intuizioni dei primi pionieri europei e nell’enciclica
di Leone XIII Rerum Novarum, che novanta anni fa espresse in modo organico il
primo alto insegnamento del Magistero sulla questione sociale.
Dopo la prima guerra mondiale fu a fianco di Don Luigi Sturzo in Italia,
combattendo per le libertà essenziali della persona, delle coscienze, della
famiglia, della scuola, degli enti e corpi intermedi, delle associazioni e dei
sindacati e, al prevalere del regime autoritario, soffrì persecuzione e carcere.
Accolto da Pio XI a lavorare nella Biblioteca Vaticana, ebbe modo di
intrecciare amicizie con illustri personalità della cultura ed approfondire, nel
silenzio umile di quegli anni, gli studi di sociologia cristiana, affinandone le
possibilità di applicazione. Alla fine della seconda guerra mondiale, divenuto
Capo del Governo della risorta democrazia, guidò l’Italia nella fase faticosa
della ricostruzione e della rinascita.
L’esperienza originaria in una regione con pluralismo etnico e culturale, e
la meditazione storica sulle tragedie arrecate da due tremende guerre mondiali,
ambedue scatenate da esasperato nazionalismo, accesero in De Gasperi una
passione viva per l’ideale dell’unificazione europea, a fianco di insigni
statisti, come Robert Schuman e Konrad Adenauer. Con loro, egli intese tale
traguardo ideale come riconciliazione di popoli che si erano tanto combattuti, e
soprattutto come collaborazione che, salvaguardando le identità storiche e
culturali dei singoli Paesi, conferisse all’Europa stessa il senso di una
missione spirituale e storica, aperta all’amicizia con tutti gli altri popoli.
3. È nella complessità di questa vastissima azione che rifulge maggiormente
la sua fede cristiana, la quale ispirò costantemente l’impegno politico, lo
sostenne e lo giustificò, come egli stesso confidava: “Se non sentissi di
adempiere ad un dovere cristiano e di meritarmi l’aiuto di Dio, non starei a
questo posto un giorno di più”.
Nel corso della sua vita il rapporto con Dio fu continuo e profondo.
Rinchiuso in carcere, volle la Bibbia come primo libro e la citava nei suoi
scritti, traendone forza e coraggio. Suscita commozione ciò che scrisse dopo la
condanna a quattro anni di prigione: “Dio ha un disegno imperscrutabile di
fronte al quale mi inchino adorando... mi sforzo di uguagliare la mia volontà a
quella di Dio”.
La sua vita interiore lo teneva in contatto col Signore, come ne fanno prova
le lettere alla figlia religiosa e i vari pensieri che vergava talvolta
frettolosamente. In uno di essi si legge: “Perdonami, Signore, ma porto con me
nelle mie occupazioni la Tua preghiera; penetra tutta la mia attività, prega tu
nel mio lavoro e in tutta la donazione di me stesso”.
Anche la sua fiducia e il suo ottimismo, in mezzo al turbinio delle umane
vicende, sono radicati nella fede, come appare da queste affermazioni: “Non
abbiamo il diritto di disperare dell’uomo, né come individuo, né come
collettività, non abbiamo il diritto di disperare della storia, poiché Dio
lavora non solo nelle coscienze individuali, ma anche nella vita dei popoli”.
Così pure, il suo profondo senso della giustizia sociale promana dalla stessa
fonte: “Che valore avrebbe il senso sostanziale della civiltà che è
l’applicazione nella realtà sociale del principio evangelico, se non riuscissimo
a rendere giustizia al povero, se noi cattolici non applicassimo lo spirito del
Vangelo?”.
4. De Gasperi intese l’autorità come un servizio per il bene comune e
l’accettò come croce e sofferenza, e non come traguardo e strumento di personale
interesse. Avvertiva fino allo spasimo la limitatezza dei piani e delle risorse
per giungere in aiuto a tutti i cittadini, per realizzare un’autentica giustizia
sociale, per salvaguardare la democrazia e la libertà, senza decadere
nell’arbitrio e nel relativismo morale. Uomo di pace e di concordia, provò
lacerante il tormento della responsabilità nella gigantesca e misteriosa lotta
tra il bene e il male, e sentiva perciò il bisogno della preghiera, come
nutrimento spirituale essenziale, indispensabile, ed affermava che per sperare
efficacemente è necessario “marciare verso la luce e mettere la propria mano in
quella di Dio”.
Giustamente perciò Robert Schuman disse di lui: “La vita religiosa, la
democrazia, l’Italia, l’Europa erano per Lui dei postulati di una fede profonda
e indefettibile. Egli aveva l’anima di un apostolo; De Gasperi è stato per tutta
la vita, un esempio della fedeltà che sopravvive alle prove più dure. Restiamo
fedeli alla sua memoria e al suo grande esempio”.
5. Illustri signori, il riverente omaggio verso un uomo politico ed uno
statista, come Alcide De Gasperi, ci mette di fronte al problema, talvolta
tormentoso, della testimonianza del credente nel servizio della vita pubblica.
Uno Stato, ed in particolare uno Stato democratico, che si fonda sul libero
consenso dei cittadini, potrà svolgere la sua essenziale funzione in ordine
all’attuazione del bene comune, solo se a sostegno delle sue istituzioni e
leggi, vi sarà nei cittadini, ed in coloro che legittimamente li rappresentano,
una forte tensione morale e il deciso intendimento di difendere e di promuovere
i più alti valori etici. In altre parole, una politica si misura certo sul
programma sociale che sa esprimere e sull’efficacia e tempestività con cui sa
tradurlo in atto; per una sua valutazione globale, tuttavia, resta decisivo
conoscere quale pensiero sull’uomo la ispira, quale posto vi si assegna al
rispetto dei suoi diritti e della sua dignità, alla sua responsabilità ed alle
sue esigenze spirituali.
Per attingere un alto livello di efficienza, la vostra azione dovrà scaturire
da una provata capacità di offrire soluzioni aderenti alle urgenze dei tempi in
continua e talvolta tumultuosa evoluzione; ma essa, al tempo stesso, non potrà
non ispirarsi ad un’adesione senza reticenze ai valori essenziali del messaggio
cristiano, quali la trascendente dignità della persona e quindi la difesa della
vita fin dal suo primo apparire, la realizzazione della giustizia sociale, e la
conseguente difesa dei più umili.
Non sfugge ad alcuno la difficoltà in cui viene a trovarsi il cristiano,
impegnato nell’attività politica, nell’affrontare il compito – per usare le
parole del Concilio – di “inscrivere la legge divina nella vita della città
terrena” (Gaudium et Spes, 43). Tuttavia, anche in considerazione del fatto che:
“il cristianesimo – come affermava De Gasperi – ha lasciato ormai nella storia
tali impronte ch’esso agisce come elemento ambientale e vitale anche per chi non
lo professa”, l’uomo di fede non sarà mai rinunciatario di fronte al suo impegno
di tradurre in atto le proprie motivazioni ideali, ciò in cui crede, i valori
che difende. È necessario allora fare appello costante ad una forte ed
illuminata spiritualità; ad una capacità creativa di proposte attuali ed
incisive, alimentata da visioni scevre da egoismi e personali interessi; ad una
forza di persuasione ed attrazione, tanto più efficace quanto più è testimoniata
da integrità e spirito di servizio.
In questa prospettiva, la figura di Alcide De Gasperi si profila chiaramente
come un’interpellanza ed un monito. Rimane vero, infatti, particolarmente nel
campo della vita pubblica, che nessuna idea potrà apparire convincente se non è
avvalorata dalla coerenza di vita di colui che la professa.
Incoraggiandovi a lavorare senza sosta secondo tali ideali, imploro su di voi
e sui vostri cari, ed in modo particolare sulla diletta consorte e sulla
famiglia di Alcide De Gasperi, i doni della divina assistenza, ed accompagno
questo ardente voto con la mia benedizione apostolica.