MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II URBI ET ORBI
NATALE 1993
“O admirabile commercium! . . .”
“O meraviglioso scambio! Il Creatore del genere umano ha preso
un’anima e un corpo ed è nato da una Vergine; fatto uomo senza opera d’uomo, ci
dona la sua divinità”.
1. O meraviglioso scambio! Dio, fatto uomo, ci dona la sua
Divinità. Ecco il messaggio di Natale, messaggio della notte di Betlemme, che
riecheggia in questa mirabile giornata.
Messaggio che ancora una volta la Chiesa ci trasmette con le
parole del Vangelo di Luca, richiamanti la profezia di Isaia (cf. Lc
2, 10-11; Is 9, 5-6).
Messaggio espresso, con il linguaggio loro proprio, dall’Autore
della Lettera agli Ebrei (cf. Eb 1, 1-2) e dall’Apostolo Giovanni nel
Prologo del suo Vangelo: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a
noi” (Gv 1, 14).
O meraviglioso scambio!
Il Creatore riceve dalla Vergine un corpo; fatto uomo, ci dona
la sua divinità.
2. Questo accadde in Betlemme di Giuda. Tutto però aveva avuto
inizio a Nazaret, dove l’angelo aveva annunciato alla Vergine che avrebbe
concepito un figlio e lo avrebbe dato alla luce chiamandolo Gesù (cf. Lc
1, 31). Lo stesso annuncio l’angelo aveva poi rivolto a Giuseppe per prepararlo
all’evento della notte di Betlemme.
A Nazaret si è formata dunque la Famiglia, da cui è venuto al
mondo il Figlio di Dio come Figlio dell’uomo. E a Nazaret Gesù è vissuto per
trent’anni. Mistero della Santa Famiglia!
3. Domani, proprio a Nazaret, con la solenne Celebrazione
eucaristica presieduta dal Legato Pontificio, inizierà l’Anno della Famiglia,
indetto dalla Chiesa in sintonia con l’Anno Internazionale della Famiglia,
promosso dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.
I popoli del mondo insieme con la Chiesa guardano
all’istituzione familiare, come al futuro delle Nazioni e della Comunità
ecclesiale. Essa è la culla naturale di ogni umana esistenza. Ogni uomo ha
diritto di godere del calore di una famiglia, e la Chiesa è vicina con
particolare affetto a quanti ne sono, purtroppo, privi.
Il senso della famiglia, come quello di tutta l’esistenza, si
coglie pienamente soltanto nell’orizzonte del mistero. Nessuno nasce soltanto
per i suoi genitori, né solo per il mondo, come l’Apostolo ci ricorda: “Sia che
viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore” (Rm 14, 8).
4. Così, per ogni famiglia umana la Chiesa ripete oggi le parole
della liturgia: “O admirabile commercium: o meraviglioso scambio”.
Nascendo dall’uomo e dalla donna, l’uomo diventa “corpo
vivente”: “animatum corpus sumens”. In forza della nascita tra gli uomini del
Figlio di Dio, ogni uomo è chiamato in qualche modo a diventare, in Cristo,
“spirito datore di vita” (1 Cor 15, 45).
La genealogia dell’uomo passa, quindi, attraverso il Natale,
passa attraverso la famiglia. L’uomo nasce come figlio dell’uomo per diventare
in Cristo “figlio di Dio”. Il Verbo Incarnato, come ci annuncia l’apostolo
Giovanni, ci “ha dato il potere di diventare figli di Dio” (Gv 1, 12).
5. E se siamo figli di Dio, siamo anche fratelli. Tutti. Quale
grande responsabilità!
L’annuncio gioioso del Natale, che quest’oggi risuona nel mondo,
ripropone l’arcano progetto divino: fare dell’intera umanità un’unica solidale
famiglia.
Fratelli e sorelle qui presenti, uomini e donne di buona volontà
d’ogni nazione e continente! Sia il Natale la festa dell’accoglienza e della
solidarietà. Si aprano le braccia e il cuore ad accogliere l’altro, chiunque
egli sia. Abbandoni le armi chi le brandisce minaccioso; provveda al fratello
nel bisogno chi ha mezzi in abbondanza; si dilati in ogni angolo della terra lo
spazio della fraternità, frantumando ostacoli e barriere etniche e culturali,
politiche e religiose.
Il Natale, questo giorno benedetto e familiare, diventi per
ciascuno giorno di speranza e di pace.
6. Rifulga all’orizzonte del nostro tempo la luce di Betlemme, e
rechi conforto e serenità soprattutto alle vittime delle umane tragedie della
guerra, dell’esilio, della fame, dell’ingiustizia, dell’odio e della paura.
Risplenda, quella luce, sulle martoriate popolazioni della Bosnia-Erzegovina, e
della vasta regione del sud-est dell’Europa, dove la violenza pretende di
imporre la propria legge senza alcuna pietà. E come non ricordare i popoli del
Caucaso, straziati anch’essi da lotte fratricide? Nemmeno l’Africa è oggi
risparmiata dall’inumana logica dei conflitti interetnici, le cui conseguenze
patiscono ancora, ad esempio, i popoli dell’Angola, del Burundi e della Somalia.
Solo il rispetto reciproco e la fraterna accoglienza potranno
sconfiggere l’odio e l’ostilità.
7. Non è questa, carissimi fratelli e sorelle, l’umile e
silenziosa lezione di vita che ci offre Gesù Bambino, avvolto dalla tenerezza di
Maria e di Giuseppe? A Lui, “Principe della pace” (Is 9, 5), si leva
fiduciosa la nostra implorante preghiera. Ispira e sostieni, divino Redentore
del mondo, gli sforzi di quanti con tenacia e coraggio difendono ed edificano la
concordia fra individui e nazioni; benedici particolarmente coloro che si
adoperano a rafforzare la dinamica della pace nella cara regione del Medio-Oriente, Terra Santa tra tutte, perché scelta per accogliere Te, Dio fatto
uomo.
Dona lungimirante saggezza ed intrepida audacia ai responsabili
dei popoli, perché s’impegnino ad orientare il cammino della storia verso
traguardi di autentico progresso sociale.
Riempi la tua Chiesa, Salvatore del mondo, di rinnovato vigore
spirituale ed apostolico, perché sappia annunciare il Vangelo della salvezza a
tutti gli uomini e a tutto l’uomo.
8. “O admirabile commercium: o meraviglioso scambio”!
Questa, carissimi fratelli e sorelle, è la Buona Novella; questa
la lieta notizia del Natale: la verità della salvezza dell’uomo in Cristo. A voi
tutti che oggi mi ascoltate, qui in Piazza San Pietro e in ogni parte del mondo,
io “annuncio una grande gioia” (Lc 2, 10)!
Accogliete questa lieta notizia, divulgata nel silenzio della
notte di Betlemme, e giunta fino a noi attraverso venti secoli di storia.
Accogliamola insieme, e per tutti sarà veramente Natale!
* * *
Gli auguri ai popoli e alle nazioni
Ai fedeli raccolti in Piazza San Pietro e a quanti lo
ascoltano attraverso la radio e la televisione il Santo Padre invia l’augurio
natalizio in 53 lingue.
A quanti mi ascoltano: Di espressione italiana. Carissimi
Italiani, carissimi Romani, Buon Natale!
Avrei tante cose da dirvi in questo giorno solenne, giorno che
ci ispira speranza. Vorrei che questa speranza fosse la nostra speranza comune,
di voi tutti, Italiani dal Nord al Sud, di Roma, delle Isole, tutti nostri
fratelli, della stessa tradizione, stessa lingua, stessa cultura. Grande
cultura, grande ricchezza, e poi anche l’eredità degli ultimi decenni. Tutto
questo, insieme, non può che ispirare coraggio, speranza, e decisione per
costruire l’avvenire su questi fondamenti forti e profondi.
– Di espressione francese:
Bonne et heureuse Fête de Noël! Que le Christ Sauveur vous donne la joie et la
paix!
– Di espressione inglese:
May the joy of Christmas and the peace which the Birth of the Saviour brings
into the world be in your hearts forever.
– Di espressione spagnola:
¡Feliz Navidad! Que la Paz de Cristo reine en vuestros corazones, en las
familias y en todos los pueblos.
– Di espressione portoghese:
Feliz Natal para todos, e que a Luz de Cristo o Salvador ilumine os vossos
corações de paz e de esperança!
– Di espressione tedesca:
Ihnen allen ein gnadenreiches und friedvolles Weihnachtsfest.
– Di espressione latina:
Illuxit nobis dies redemptionis novae, gaudeamus.
© Copyright 1993 - Libreria
Editrice Vaticana
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