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MESSAGGIO URBI ET ORBI DI SUA
SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II
NATALE 1991
1. “Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato” (Eb 1, 5).
È ormai passata la notte
di Betlemme, è avvenuta la nascita del Bambino dalla Vergine di Nazaret! È nato
in una stalla, trovata sulla strada, “perché non c’era posto per loro
nell’albergo” (Lc 2, 7). Ed ora, in pieno giorno, parla l’Eterno Padre: “Mio
figlio sei tu, oggi ti ho generato”. Risuonano ancora le parole del Vangelo di
Giovanni, le parole sul Verbo: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso
Dio . . . tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui niente è stato fatto”
(Gv 1, 1.3). “Il Verbo era Dio” (Gv 1,1): è nato questa notte a Betlemme:
il
Figlio della stessa sostanza del Padre si è fatto Uomo. “E il Verbo si fece
carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 14).
2. Nel Verbo è la potenza
della grazia e della verità, che Egli comunica a quanti l’accolgono
e diventano
figli di Dio (cf. Gv 1, 12): figli nel Figlio. Che dono indicibile! Dono che
supera tutto il creato. Supera l’uomo che nasce da sangue e da carne (cf.
Gv
1, 13). Questo è anche il tempo che perfeziona l’uomo, lo rende come doveva
essere sin dall’inizio, lo riporta ad essere pienamente ad immagine e
somiglianza di Dio.
3. “Tutti quelli, infatti, che sono guidati dallo Spirito di
Dio, costoro sono figli di Dio” (Rm 8, 14). Ricevono uno spirito da figli
adottivi, grazie al quale possono gridare, come il Figlio: “Abbà, Padre!” (Rm
8, 15). Ecco la verità che i giovani pellegrini dell’Europa e di ogni parte della
terra hanno accolto durante il loro incontro nel santuario di Jasna Gora. Di lì
l’hanno recata nel mondo: “Abbà, Padre!”. Ecco la figliolanza che libera! “Abbà,
Padre!”. “Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio” (Rm
8, 16). Siamo figli nel Figlio. In Colui che è nato questa notte come uno di noi.
Non abbiamo ricevuto uno spirito da schiavi, abbiamo ricevuto uno spirito da
figli adottivi (cf. Rm 8, 15); in Lui, nato da Maria, Vergine di Nazaret,
gridiamo: “Abbà, Padre!”.
4. Questo mondo è pieno di sofferenza, sofferenza dai
molti volti e dalle molte dimensioni. Impossibile sanare del tutto ciò per cui
soffrono gli uomini nelle strutture della loro esistenza. Sono strutture segnate
dal peccato, sempre peccato dell’uomo, peccato che cresce e compenetra sfere
multiformi della vita umana. Così il peccato ritorna all’uomo come sofferenza;
e, benché si faccia tanto per annullare questa verità, essa resta tale: è la
realtà. Per questo - dice l’Apostolo - “tutta la creazione geme e soffre fino ad
oggi nelle doglie del parto” (Rm 8, 22). Significa forse che l’esistenza stessa
sia un male? Che l’esistenza sia per se stessa una sofferenza?
5. O notte di
Betlemme! Tu così ci rispondi: “La creazione stessa attende con impazienza la
rivelazione dei figli di Dio” (Rm 8, 19). L’intera creazione attende . . . Il mondo
non è disperazione. “Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza” (Rm 8, 26):
il mondo è compenetrato da questa Nascita, che ha il suo eterno Principio nel
Padre e il suo culmine sulla terra in questa notte di Betlemme, alla quale la
Chiesa del Verbo Incarnato ritorna ogni anno per vivere costantemente di essa.
Le sofferenze del momento presente sono forse paragonabili alla gloria futura
che dovrà essere rivelata in noi? (cf. Rm 8, 18).
6. Al nostro mondo, segnato da
sfide epocali, rivela, o Verbo Incarnato, la gloria e la felicità futura.
Sostieni il coraggio, tieni desto l’impegno dei giovani d’ogni razza e nazione: essi hanno bisogno di luce, alla soglia del terzo Millennio, per accogliere
l’esigente Vangelo che libera e salva. La consegna di Czestochowa: “Io sono, mi
ricordo, veglio”, non venga mai meno per il futuro della Chiesa, anzi renda
fruttuosa la speranza che è in ciascuno. Si apre un’inedita stagione
missionaria: il recente Sinodo per l’Europa ha ricordato ai credenti che tutti
siamo inviati a proclamare Cristo vivo fra noi, solidale con ogni nostra
autentica attesa e speranza.
7. Egli è solidale con i popoli della terra, che,
sempre più vicini tra loro, vogliono incontrarsi nella verità. In Europa, dopo
il crollo dei muri della divisione e dell’incomprensione, cresce il desiderio di
conoscersi meglio e l’anelito alla mutua intesa e collaborazione. Nazioni
diverse cercano nuove forme di convivenza e si adoperano con grandi speranze a
conciliare le proprie storie e ad armonizzare le rispettive culture, anche se a
volte con incertezze ed arresti per antiche tensioni e non ancora sopiti
rancori. I popoli della Terra Santa, che ha visto nascere il Redentore, hanno
finalmente intrapreso il cammino del dialogo e della pace. In Africa si va
affermando in parecchie Nazioni, come obiettivo condiviso e auspicato, un
crescente rispetto per i diritti dell’uomo e per le sue libertà fondamentali. In
Asia, nonostante persistano tensioni, s’affacciano timidi segni di risveglio del
senso di giustizia e di pace. E l’America Centrale si sforza di abbandonare la
logica suicida della violenza, per una intesa comune sempre più piena.
8.
Cristiani d’ogni Continente, impegnati nel faticoso, ma necessario cammino
dell’unità e della pace, e voi, uomini di buona volontà che mi ascoltate,
accorriamo tutti pellegrini al presepe di Betlemme. Nella grotta, in cui Gesù
parla d’innocenza e di pace, entriamo per ascoltare una così fondamentale
lezione. Accorri, o umanità dispersa e timorosa, ad implorare la pace, dono e
compito per ogni uomo di nobile e generoso sentire. Basta con l’odio e i
soprusi! Non più guerra in Jugoslavia, non più guerra nella cara terra di
Croazia e nelle regioni vicine, dove passioni e violenza sfidano la ragione e il
buon senso. Non più indifferenza e silenzio per chi chiede comprensione e
solidarietà, per il lamento di chi continua a morire di fame, tra sprechi e
abbondanza di beni. Come dimenticare chi soffre, chi è solo o abbandonato,
triste e sfiduciato, chi non ha casa né lavoro, chi è vittima di angherie e
sopraffazioni, e delle molteplici forme del totalitarismo contemporaneo? Come
permettere che gli interessi economici riducano la persona a strumento di
guadagno, che creature non ancor nate siano soppresse, che bambini innocenti
siano umiliati e sfruttati, che anziani e malati restino emarginati e
abbandonati?
9. Solo tu, Verbo Incarnato, nato da Maria, puoi renderci fratelli, figli nel Figlio, figli a somiglianza del Figlio. Ci è stata rivelata la gloria
futura per mezzo di Te, Figlio di Maria, Figlio dell’Uomo, nel quale possiamo
gridare: “Abbà, Padre!”. Per mezzo di Te . . . Amen!
Ai fedeli raccolti in Piazza San Pietro e a quanti lo ascoltano attraverso la
radio e la televisione il Santo Padre invia l’augurio natalizio in 54 lingue.
A quanti mi ascoltano
- Di espressione italiana:
Buon Natale, carissimi Italiani e carissimi
romani! Cristo Salvatore porti nei cuori di tutti la pace annunziata dagli
Angeli!
- Di espressione francese:
Bonne et heureuse Fête de Noël! Que le Christ
Sauveur vous donne la joie et la paix.
- Di espressione inglese:
May the joy of Christmas and the peace which the
Birth of the Saviour brings into the world be in your hearts forever.
- Di espressione spagnola:
Feliz Navidad! Que la Paz de Cristo reine en
vuestros corazones, en las familias y en todos los pueblos.
- Di espressione portoghese:
Feliz Natal para todos, e que a Luz de Cristo o
salvador ilumine vossos corações de paz e de esperança!
- Di espressione tedesca:
Ihnen allen ein gnadenreiches und friedvolles
Weihnachtsfest.
- Di espressione polacca:
“Pójdźmy do Betlejem i zobaczmy, co się tam zdarzyło i o czym nam Pan
oznajmił”.
Wszystkim ludziom Bożego
upodobania, ludziom dobrej woli, moim Rodakom życzę, by nową
Ojczyznę, a w niej nowy kształt wolnosći budowali w
pokoju i w świetle betlejemskiej prawdy, która znów tej nocy dla nas rozbłysła.
Wesołych Świąt i szczęśliwego Nowego Roku.
- Di espressione latina:
Christus natus est nobis, venite adoremus!
© Copyright 1991 - Libreria
Editrice Vaticana
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