“Ricordare Hiroshima è impegnarsi per la pace” (Discorso ad Hiroshima,
Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IV/1 [1981] 535). Queste parole, da me
pronunciate ad Hiroshima, nel 1981, al “Peace Memorial Park”, desidero ripetere
oggi, in occasione del Concerto che commemora i cinquant’anni dal tragico evento
del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki.
La memoria di quelle terribili esplosioni atomiche, avvenute nel mese di
agosto del 1945, resti incancellabile nella mente dell’umanità! Non si possono
dimenticare le enormi perdite umane da esse causate. Quelle micidiali
deflagrazioni sono diventate il simbolo di tutte le sofferenze e distruzioni che
la seconda guerra mondiale ha portato alle famiglie, alle nazioni ed al creato
in tante parti del mondo.
Il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki costituisce la dimostrazione
dell’incredibile potenza distruttiva che l’uomo e la scienza moderna sono in
grado di produrre. Ne è rimasto come un incubo il ricordo nella coscienza
dell’umanità, consapevole ormai di ciò che una guerra nucleare significherebbe
per la nostra civiltà. Quell’evento tristissimo è diventato così per i
responsabili dei popoli un severo monito a respingere le suggestioni della corsa
agli armamenti e ad impegnarsi fattivamente per garantire la convivenza pacifica
tra le nazioni.
Se oggi ricordiamo quella tragedia è, però, soprattutto per “rinnovare la
nostra fede” e per “tradurre un disastro in un nuovo inizio” (Discorso ad
Hiroshima, Insegnamenti di Giovanni Paolo II IV/1 [1981] 535). È nel
cuore delle persone che si colloca il punto di inizio tanto delle guerre quanto
delle riconciliazioni. Un futuro di pace si costruisce a partire da un “cuore
nuovo”, un cuore capace di riconoscere in ogni persona un fratello o una
sorella, con uguale dignità da rispettare, con diritti fondamentali da
promuovere, con legittime attese da soddisfare. Il cuore nuovo guarda all’altro,
persona o popolo, come a realtà viva da accogliere, sostenere, amare.
Mentre saluto cordialmente quanti, oggi, opportunamente han desiderato unirsi
a questo atto commemorativo mediante la radio e la televisione, invoco la
misericordia del Signore per le vittime di ogni violenza e di ogni conflitto
bellico. In questa prospettiva, la manifestazione odierna costituisce un invito
ad un momento di silenzio di fronte al grido di chi ha sofferto cinquant’anni or
sono a Hiroshima e Nagasaki e di quanti ancora oggi continuano a soffrire. Essa
rappresenta anche un appello, in nome di ciò che accomuna nel profondo tutta
l’umanità, alla coscienza di quanti ancora promuovono e mettono in opera
progetti di guerra. “Non si edifica una società degna della persona sulla sua
distruzione, sulla repressione e sulla discriminazione. Questa lezione della
seconda guerra mondiale non è stata ancora recepita pienamente e dappertutto.
Eppure essa resta e deve restare come monito per il prossimo millennio”
(Messaggio in occasione del 50 anniversario della fine in Europa della seconda
guerra mondiale, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII/1 [1995] 1240).
Imploriamo per tutti dal Dio della Pace il dono della conversione del cuore,
presupposto indispensabile per ogni riconciliazione sincera e per il
consolidamento di una pace onorevole e stabile.
Con tali voti invio il mio saluto agli organizzatori, agli artisti ed a
quanti assistono al concerto, mentre a tutti imparto di cuore la mia
Benedizione.
Da Castel Gandolfo, 5 agosto 1995.
IOANNES PAULUS PP. II