Sabato, 4 giugno 1994
Carissimi Fratelli e Sorelle
impegnati nei vasti settori del mondo
sociale!
1. Assente fisicamente, desidero farmi presente fra voi almeno spiritualmente
e tutti salutarvi. Il Congresso Eucaristico Nazionale, al quale state prendendo
parte attivamente in codesta stupenda città di Siena, è un importante
appuntamento ecclesiale, un evento straordinario per l’intera Nazione italiana.
Esso segna anche una delle tappe salienti della grande preghiera del
popolo italiano, iniziata a Roma il 15 marzo e che si concluderà a Loreto il 10
dicembre. Si tratta di un momento significativo e forte proprio perché
eucaristico: è nell’Eucaristia, infatti, che la Chiesa ha il suo centro; è
in essa che trova, anzi, tutto il suo bene, il Signore Gesù. Egli, in questo
Sacramento, rende particolarmente fecondo il mistero della sua Pasqua, facendosi
alimento dei suoi discepoli viandanti nei sentieri del mondo ed offrendosi loro
quale anticipazione e pegno dell’incontro definitivo nel cielo.
Non è certamente senza significato che il Congresso si svolga a Siena, città
di Santa Caterina e San Bernardino: Caterina, grande mistica, tenera e forte
figlia della Chiesa, pensosa dei problemi della cristianità; Bernardino, ardente
francescano, araldo del Vangelo e tessitore di pace nel nome di Gesù.
2. Nello scenario che caratterizza la vostra suggestiva assise eucaristica,
carissimi Fratelli e Sorelle, tutto converge all’unità: nelle vostre
diverse provenienze è rappresentata l’Italia delle molte regioni, ciascuna con
tipiche peculiarità e con propri doni armonicamente orientati ad una arricchente
e sinfonica pluralità; nella vostra comune fede è evocato il cammino storico
dell’intera Nazione, sintesi di molteplici esperienze ed apporti, ma
profondamente segnato dalla predicazione del Vangelo.
L’Eucaristia appare qui, più che mai, non solo il grande tesoro della Chiesa,
ma anche il filo d’oro che unisce le generazioni cristiane da essa
incessantemente nutrite. L’Eucaristia è per tutti i credenti il punto di leva
realmente saldo per la faticosa impresa della costruzione del futuro.
3. Che cosa è infatti l’Eucaristia se non la viva, seppur misteriosa,
presenza di Cristo in mezzo a noi? “Chi mangia la mia carne e beve il mio
sangue dimora in me e io in lui” (Gv 6, 56). Sotto gli umili segni del
pane e del vino, si cela il Figlio di Dio nato dalla Vergine a Betlemme, si
rende presente l’uomo dei dolori del Golgota, il Risorto trionfatore della morte
e signore della storia.
Sia, dunque, la grande preghiera un rinnovato incontro con Cristo.
Lasciamo che Egli ridesti in ciascuno la fede forse un po’ sopita, l’amore
tiepido, la speranza stanca e probabilmente in alcuni anche ferita. Gridiamogli
l’invocazione dei discepoli di Emmaus: Resta con noi perché si fa sera! (Lc
24, 29). Resta con noi! Resta con le nostre famiglie, con i giovani, gli operai,
gli ammalati. Resta con la nostra diletta Italia!
4. L’Eucaristia, carissimi, non dimentichiamolo mai, è insieme dono e
compito: in essa rifulge la logica dell’amore; da essa si sprigiona il
dinamismo della comunione.
Ci possiamo quest’oggi domandare: quale sarà il volto della Chiesa italiana
al momento del Grande Giubileo del 2000? Come sarà l’Italia dei prossimi anni?
Il futuro è nel cuore di Dio, ma anche nelle nostre mani. Come
realizzare un avvenire di rinnovata speranza? L’Eucaristia ci indica la strada
maestra.
È la strada del servizio, che esclude ad ogni livello - nella società,
nell’economia, nella politica - la logica perversa della sopraffazione.
È la strada della solidarietà, che pone i talenti e le risorse degli
uni a vantaggio degli altri, e di tutti gli altri, tanto più preferiti
quanto più bisognosi e provati.
È la strada dell’unità, di quell’unità organica che, lungi dal
mortificare l’originalità e la responsabilità di ciascuno, si costruisce
gettando ponti tra le diversità, cercando convergenze sempre più ampie
nell’accoglienza della verità, in un orizzonte di tolleranza, di fraternità, di
pace.
5. Tutto questo, carissimi Fratelli e Sorelle, ci conduce all’Eucaristia
celebrata, adorata, vissuta con fede ed intima partecipazione. Nell’amore
eucaristico che vibra nel vostro Congresso sfociano i mille rivoli di fede
dell’Italia cattolica. Da qui, dal Sacramento eucaristico, deve quest’oggi
partire un grande slancio di corale impegno, che contribuisca al progresso
morale e sociale delle persone, delle famiglie, dell’intero popolo italiano.
Siena è una città che ha amato definirsi “Città di Maria”; a Siena San
Bernardino ha illustrato le bellezze della Vergine Santa. A Maria affido ancora
una volta l’amata Italia, mia seconda patria, e, per sua intercessione, invoco
su di essa e sui suoi responsabili la benedizione di Dio.
Dal Vaticano, 4 Giugno 1994.
IOANNES PAULUS PP. II