DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II
AI CAPITOLARI DELLA CONGREGAZIONE DEI FRATELLI
DELL'ISTRUZIONE
CRISTIANA DI PLOËRMEL
Sala Clementina - Lunedì, 28 marzo 1994
Al Reverendo
Fratello Bernard Gaudeul,
Superiore generale dei Fratelli
dell’Istruzione Cristiana
In occasione del vostro Capitolo Generale, sono felice
di esprimere a Lei, ai Capitolari e a tutti i Fratelli dell’Istruzione Cristiana
la grande stima che nutro per la vostra Istituzione e la vostra vocazione di
religiosi educatori.
Generazioni di Fratelli hanno saputo mettere in alto il
carisma specifico forgiato sotto la vigorosa ispirazione lei vostri fondatori,
il venerabile Jean-Marie de La Mennais e l’Abate Gabriel Deshayes. Oggi, i
vostri incontri vi permettono di tracciare gli orientamenti necessari a portare
avanti la vostra missione in f unzione della situazione attuale.
Una delle
grandi ricchezze della vostra condizione è quella di unire strettamente la vita
del religioso con un attività professionale che si integra nei vostri compiti
propriamente ecclesiali. Non potete separare dalla vostra consacrazione
personale l’esercizio competente delle vostre funzioni educative. Si tratta di
un contributo insostituibile dei Fratelli che insegnano nella Chiesa.
Oggi,
siete chiamati spesso a vivere in un ambiente meno omogeneo che nel passato e,
in più di un paese in cui operate, la vostra testimonianza si rivolge a
generazioni di giovani che ricevono solo un minimo sostegno da parte del loro
ambiente d’origine per accedere ad una fede viva. Questa situazione vi richiede
uno sforzo pedagogico indubbiamente rinnovato, affinché il messaggio cristiano e
i valori umani e morali fondamentali possano essere presentati in maniera
convincente e i giovani li accolgano vivendoli in una società dove sono a volte
costretti a camminare controcorrente.
Comunque, la prima esigenza per voi è
quella di essere degli autentici consacrati. Nella vita delle comunità fraterne
che formate, trovate, assieme alla forza di essere fedeli alla vostra vocazione,
quella di essere dei testimoni come Cristo li ha voluti. Rivolgendomi a voi alla
vigilia del triduo pasquale, mi vengono in mente le parole di Gesù nel Cenacolo:
“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per
gli altri”(Gv 13, 35). Significa ricordare con una parola che un servizio
ecclesiale è automaticamente fondato solo sulla comunione d’amore dei discepoli
in Cristo.
La vostra vita religiosa comunitaria, così come il vostro inserimento
nelle Chiese particolari dei paesi in cui vivete, sono una fonte essenziale
affinché siate gli evangelizzatori di cui i giovani hanno bisogno. Il vostro
modo di donarvi al Signore per gli uomini che egli ama, attraverso una vita di
castità, di povertà e di obbedienza, conta senza dubbio tanto quanto le migliori
tecniche pedagogiche per la trasmissione del messaggio cristiano di cui avete
l’incarico. Infatti, gli uomini del nostro tempo, e in particolare i giovani,
sono spesso più sensibili alle testimonianze che agli insegnamenti. Che si
vedano in voi, attraverso la vostra apertura di spirito, il vostro senso di
accoglienza e la semplicità della vostra vita, degli uomini abitati dalla
presenza vivificante del Redentore e animati dalla speranza che non delude!
Il
carisma della vostra Congregazione vi ha portato a fondare numerose scuole.
Continuate a dare a queste istituzioni il meglio di voi stessi affinché
rappresentino dei veri punti di riferimento per i giovani e per le loro
famiglie. Siate creativi per assicurare un’animazione dinamica delle comunità
educative, affinché siano percepite come luoghi privilegiati in cui la Chiesa
svolge la sua missione di risveglio della fede e di testimonianza dell’immenso
rispetto per la persona umana chiamata a crescere sotto lo sguardo di Dio.
So
che di preferenza la vostra preoccupazione è quella di mettervi al servizio dei
più poveri e ne sono contento. Grazie alla vostra disponibilità, siate
accoglienti verso tutti, lì dove vi trovate. Coinvolgete nel vostro apostolato
gli insegnanti che collaborano con voi, i vostri alunni, le loro famiglie o
altri cristiani che condividono il vostro impegno di educatori e di
evangelizzatori.
Cari Fratelli, fin dalle origini, la vostra Congregazione ha
avuto una parte importante nella missione “ad gentes”. Giovanissimi, i Fratelli
partivano per mettersi al servizio dei popoli che incominciavano a ricevere la
Buona Novella di Cristo. Oggi proseguite con generosità questa presenza
missionaria. La gratitudine della Chiesa è grande nei confronti dei religiosi,
dediti fino al limite delle proprie forze, i quali contribuiscono in questo modo
a rafforzare le giovani Chiese e allo sviluppo di molte nazioni, grazie alla
formazione di bambini e adolescenti. Apprezzo vivamente il fatto che abbiate
risposto a nuovi appelli nonostante siate diventati meno numerosi.
Un capitolo
generale è l’occasione non solo di adeguare, di rivedere l’organizzazione e i
modelli di vita, ma anche e soprattutto di riprendere coscienza dell’unità
profonda di una vocazione, della sua ragion d’essere, del suo inserimento nella
missione della Chiesa così come si esprime in questa epoca. Penso anche ai
Fratelli più anziani, numerosi fra di voi. E' opportuno riconoscere il loro ruolo
specifico, affidare loro forse compiti nuovi, con la saggezza che deriva loro
dall’esperienza e dalla vita spirituale, essi esercitano certamente un’influenza
benefica sulla vita di tutta la Congregazione.
So che vi preoccupa il momento
del passaggio. Non trascurate alcuno sforzo per rendere i giovani attenti alle
ragioni profonde per cui consacrarsi al servizio del Signore nella vita
religiosa. Non esitate a proporre ai giovani cristiani aperti al servizio degli
altri e consapevoli della necessità di vivere effettivamente la solidarietà fra
gli uomini di uno stesso paese o di paesi diversi, quel genere di vita che vi
rende profondamente felici. Con il vostro entusiasmo fate scoprire loro la gioia
di donarsi totalmente a Cristo, in una comunità religiosa, per meglio
condividere i doni di Dio e annunciare il Regno futuro.
Con Lei, Fratello
Superiore generale, e con i Fratelli capitolari, invoco lo Spirito del Signore
affinché guidi le vostre scelte e sostenga coloro cui darete l’incarico di
guidare la vostra Congregazione. In questo tempo di celebrazione del mistero
della morte e della Risurrezione di Cristo Salvatore, vi concedo, così come a
tutti i vostri Fratelli, la mia affettuosa benedizione.
Dal Vaticano, 28 marzo
1994.
IOANNES PAULUS PP. II
© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana