Cari fratelli e sorelle brasiliani,
1. Oggi, con la Quaresima, la Chiesa inizia un periodo di penitenza e di
riconciliazione, affinché tutti i cristiani camminino alla luce del Mistero
Pasquale verso la Vita con la speranza della felice resurrezione nel Regno dei
Cieli.
Allo stesso tempo, è ormai una tradizione, in questa data, l’avvio della
campagna di fratellanza, il cui tema proposto quest’anno dalla CNBB ha per
titolo: “Giovani - Cammino aperto”. È con particolare soddisfazione che mi
rivolgo, questa volta, agli amati giovani, poiché serbo ancora nel mio animo le
emozioni, le parole e i gesti di tutti, soprattutto di quei bambini che ho
incontrato nella mia visita pastorale dell’anno scorso, e ringrazio ancora Dio
per gli abbondanti frutti avuti.
2. A voi, cari giovani, parla oggi la Chiesa: essa parla alla gioventù che
cammina ed è cammino.
Il Papa vorrebbe parlare personalmente con ogni fanciullo e con ogni
fanciulla di questo amato Brasile, per dire, e quasi per rivelare ad essi,
l’immenso potenziale del quale sono portatori. A tutti voi che vivete nella
città, o nelle campagne, e siete di differenti razze, voglio ricordare la vostra
giusta ed esigente aspirazione ai grandi valori che Dio ha posto nel vostro
cuore: siate amanti della libertà e di ciò che è giusto e vero; desiderate la
pace e la solidarietà fra gli uomini; esigete, giustamente, il rispetto per
quanto è degno e nobile; desiderate anche di realizzarvi nella vita, negli studi
e nella professione e, se Dio lo consentirà, di realizzare la vocazione alla
quale siete stati chiamati per dare continuità a queste sante e nobili
aspirazioni. Ma, soprattutto, vedo palpitare nei vostri cuori quella sete di
infinito che potrà essere saziata solo se saprete andare incontro al Dio che si
è fatto Uomo per redimerci: Quel “Gesù che ci assicura che continuerà a
costruire la storia con noi, e che la Croce non è il fine, ma il cammino della
vittoria per quanti lo seguono” (Campanha da Fraternidade, 135).
3. Miei cari giovani, consentitemi di ripetervelo: penso che Cristo abbia
semplicemente qualcosa di più da dire all’uomo, e in particolare a voi. Le sue
“sono parole di vita”. Esse sono piene di semplicità e attendono una risposta
dall’uomo. Può darsi che voi percepiate ancora la verità e la forza che esse
hanno e che sono, appunto, parole “di Vita”, mentre le altre, nate dalla
menzogna, dall’egoismo e dall’ambizione sfrenata, portano con sé i germi del
peccato e “della morte”.
In un certo senso, Gesù parlava a tutti gli uomini, ma specialmente a voi,
quando, come ci racconta San Luca, vedendo un corteo funebre, disse al giovane
che sta per essere sepolto: “Giovinetto, dico a te, alzati!” (Lc 7, 14).
Alzati dallo stato in cui ti trovi; ricordati che in Gesù “risiede la Verità
senza ombra di menzogna, è in Lui la Via certa e senza deviazioni, è in Lui la
Vita” (cf. Gv 14, 6) (Discorso ai giovani a Cuiabá, 16 ottobre 1991).
Cerca Cristo e quando lo incontri, amalo! Sii fedele e non perderti. Ascolta
ancora una volta l’esclamazione di San Pietro: “Tu hai parole di vita eterna” (Gv
6, 68). Che la Resurrezione di Cristo sia anche la luce e la forza della tua
resurrezione! Il Signore dall’alto della Croce ti dice: “alzati!”.
4. È impossibile non amare questi giovani che camminano, poiché essi stessi
sono cammino, portatore di immensi valori, linfa feconda dell’umanità nel Terzo
Millennio che dev’essere orientata e protetta.
Ad essi e per essi, devono rivolgersi tutti gli sforzi e le iniziative della
pastorale della gioventù, per aiutarli a scoprire la grandezza della fede con
un’adeguata formazione dottrinale e umana, attraverso una catechesi che insegni
la verità rivelata e le sue conseguenze nel campo della morale cattolica e
attraverso la partecipazione alla costruzione della società civile. La pastorale
della gioventù, rispettando le iniziative di altri movimenti e associazioni
ecclesiali dei giovani, è senza dubbio un importante centro di irradiazione di
luce per un’adeguata evangelizzazione.
5. Miei cari giovani, concludo rinnovando l’appello che vi ho rivolto l’anno
scorso a Cuiabá: “offrite a Gesù i vostri cuori spalancati! Aprite
fiduciosamente l’anima ai tesori della verità cristiana! Cercate con impegno una
formazione che porti alla maturazione nella fede!” (Discorso a Cuiabá, 16
ottobre 1991).
La Chiesa ha compiuto un’opzione preferenziale per i giovani di tutte le
condizioni sociali, ma particolarmente per quelli che soffrono perché non
conoscono la verità e camminano disorientati per le strade della vita; per
quanti sono abbandonati e per quanti soffrono per le ingiustizie umane; per i
malati, ai quali dico di non disperarsi poiché il Signore è più vicino a coloro
che soffrono con santa rassegnazione. A voi e a molti altri, voglio dire:
“Giovinetto, dico a te, alzati!” (Lc 7, 14).
Benedico con particolare affetto tutti i brasiliani e specialmente i giovani
e le giovani di questo amato Paese: “in nome del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo. Amen!”.
© Copyright 1992 - Libreria Editrice
Vaticana