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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II AI
FEDELI DELL'ISLAM IN OCCASIONE DELLA FINE DEL RAMADAN
Mercoledì, 3 aprile 1991
Ai miei cari fratelli e sorelle dell’Islam,
Ogni anno il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso invia un
messaggio di augurio, a nome dei Cattolici di tutto il mondo, ai Musulmani in
occasione della vostra festa della Rottura del Digiuno al termine del mese di
Ramadan. Quest’anno, a causa degli effetti tragici degli ultimi mesi di
conflitto e di guerra in Medio Oriente e delle sofferenze che durano ancora per
un gran numero di persone, ho deciso di inviarvi io stesso questi saluti.
In primo luogo, vorrei esprimere la mia simpatia e la mia solidarietà a tutti
quelli che hanno perduto persone loro care. Come credete voi Musulmani, anche
noi Cristiani affermiamo con speranza che essi sono affidati al giudizio
misericordioso di Dio. Possa questo tempo di dolore essere raddolcito dalla
coscienza che la misericordia e l’amore di Dio sono senza limiti. Solo Lui sa
che: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in
cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che Lo amano” (1 Cor 2,
9).
Ai Musulmani del mondo intero io vorrei esprimere la disponibilità della Chiesa
Cattolica a lavorare con voi, e con tutte le persone di buona volontà, al fine
di aiutare le vittime della guerra e di erigere strutture di una pace durevole,
in Medio Oriente, e in tutto il mondo. Questa cooperazione solidale in favore
dei più afflitti sarà la base concreta di un dialogo sincero, profondo e
costante fra credenti Cattolici e credenti Musulmani, dal quale potrà scaturire
una più grande conoscenza e fiducia reciproca, e l’assicurazione che ovunque
ogni credente potrà professare la propria fede liberamente e in maniera
autentica.
Voi che avete appena completato questo arduo mese di digiuno secondo i precetti
della vostra religione, offrite alle società moderne, che ne hanno bisogno, un
esempio di obbedienza alla volontà divina, una prova dell’importanza della
preghiera e della disciplina, e una testimonianza di semplicità ascetica
nell’utilizzo dei beni di questo mondo. Anche noi Cristiani abbiamo da poco
concluso la Quaresima, tempo annuale di preghiera e di digiuno, che è anche per
noi un tempo di pentimento e di purificazione. Sono valori che noi condividiamo,
Cristiani e Musulmani, secondo le credenze e le tradizioni delle nostre
rispettive religioni. Noi offriamo questi valori all’umanità come una
alternativa religiosa alle attrattive del potere, del denaro e dei piaceri
materiali.
La via di coloro che credono in Dio e desiderano servirlo non è quella della
dominazione. È la via della pace: la pace dell’unione col nostro Creatore, che
trova la sua espressione nel compimento della Sua volontà; la pace all’interno
dell’universo creato, nell’utilizzare le sue ricchezze saggiamente e a beneficio
di tutti; la pace in seno alla famiglia umana, nell’operare insieme per creare
forti legami di giustizia, di fraternità e di armonia nelle nostre società; la
pace nel cuore degli individui, che sanno da chi provengono, perché sono sulla
terra, e a chi dovranno un giorno ritornare. In occasione di questa festa,
fratelli e sorelle dell’Islam, preghiamo affinché Dio accordi la Sua pace a voi
e a tutti coloro che si rivolgono a Lui nella preghiera e nella supplica.
Mentre è ancora fresco il ricordo degli orrori della guerra, che non cessano di
essere una causa di sofferenza per l’umanità in tante regioni del mondo, una
riflessione sulle realtà soggiacenti alla guerra non è forse inopportuna, anche
in questo momento gioioso di festa. Dobbiamo tutti esaminare attentamente le
cause della guerra, al fine di apprendere mezzi più efficaci per evitarla.
L’ingiustizia, l’oppressione, l’aggressione, l’avidità, l’assenza di volontà a
entrare in dialogo e a intraprendere negoziati, la mancanza di perdono, il
desiderio di vendetta: ecco alcuni fattori che inducono le persone ad
allontanarsi dalla maniera in cui Dio desidera che noi viviamo su questo
pianeta. Dobbiamo tutti imparare a conoscere queste realtà nella nostra stessa
vita e nelle nostre società, e a trovare dei mezzi per superarle. È solo quando
degli individui e dei gruppi intraprenderanno questa opera di Educazione alla
Pace, che noi potremo costruire un mondo fraterno e unito, liberato dalla guerra
e dalla violenza.
Termino questo augurio citando le parole di uno dei miei predecessori, il Papa
Gregorio VII che, nel 1076, scriveva all’Emiro Musulmano Al-Nacir, che regnava a
Bij’ya, nell’attuale Algeria:
“Dio Onnipotente, che desidera che tutti gli uomini si salvino e nessuno si
perda, apprezza in noi soprattutto il fatto che, dopo avere amato Lui, amiamo
nostro fratello, e che quello che non vogliamo sia fatto a noi non lo facciamo
agli altri. Voi e noi ci dobbiamo questa carità reciprocamente, soprattutto
perché crediamo e confessiamo l’unico Dio, ammesso nei diversi modi, e Lo
lodiamo e veneriamo ogni giorno, come Creatore e Governatore di questo mondo”.
Queste parole, scritte quasi mille anni fa, sono adatte per esprimere oggi i
miei sentimenti al vostro riguardo, mentre voi celebrate l’Id al-Fitr, la festa
della Rottura del Digiuno. Che Dio Altissimo riempia tutti noi del Suo amore
misericordioso e della Sua pace.
Dal Vaticano, 3 aprile 1991.
GIOVANNI PAOLO PP. II
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Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana
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