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MESSAGGIO DI
GIOVANNI PAOLO II
Venerdì, 1°
settembre 1989 Illustri rappresentanti
delle Chiese e comunità cristiane, illustri rappresentanti delle grandi
religioni mondiali, e voi tutti che vi siete raccolti in questa serata nella
piazza del Castello reale di Varsavia! Proprio cinquant’anni fa, all’alba del 1° settembre 1939, cominciava, con
l’invasione della Polonia, il più cruento conflitto che la storia ricordi.
Quella guerra avrebbe incendiato l’Europa, prima, e si sarebbe estesa, poi, ad
altri continenti. La sua durata sarebbe stata drammaticamente lunga: si sarebbe
conclusa, infatti, solo il 2 settembre 1945, in Estremo Oriente, dopo il lancio
della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki. Furono sei lunghi e dolorosi anni
di guerra, con un carico di morti e di distruzioni che lasciò aperte vaste e
laceranti ferite in tutto il mondo, destinate a far soffrire ancora, per lungo
tempo, interi popoli. Il conflitto, che taluno s’illudeva potesse concludersi
rapidamente, aveva ucciso milioni di uomini e di donne, bruciato energie e
risorse, devastato intere città e regioni. Io stesso ricordo, come molti miei
compatrioti, la storica piazza dove ora voi siete riuniti, interamente
distrutta: le sue rovine rappresentavano, in un certo senso, la sorte
dell’intera Nazione, che pagò un tributo durissimo, così come quella di altre
città e nazioni, colpite, in misura diversa, dal secondo conflitto mondiale.
Farne oggi memoria significa riflettere sulle ferite che ogni guerra infligge
alla comunità dei popoli e, in definitiva, alla stessa umanità. Quel 1° settembre 1939, con l’invasione della Polonia, iniziava un lungo e
doloroso periodo di sofferenza per la popolazione, per i cristiani e per gli
Ebrei, per tutti. Cinquant’anni dopo, sulle strade di Varsavia, risuona non già
il passo cadenzato delle truppe di occupazione, ma quello tranquillo ed amico
dei pellegrini, uomini e donne di religioni diverse, venuti da ogni parte del
mondo, privi di ogni forza, se non di quella della memoria che rende pensosi e
si esprime nella preghiera per la pace. Ma perché ricordare quegli orrori dopo cinquant’anni? Non certo per accendere
sentimenti di rivalsa nel cuore dei popoli! Vive ancora una generazione che ha
sofferto i tragici eventi di quella guerra, mentre le generazioni sopraggiunte
nei decenni successivi hanno potuto constatarne le profonde cicatrici. È per
così dire, una pagina di storia ancora aperta e che ci interpella personalmente.
La seconda guerra mondiale “ha reso tutti consapevoli della dimensione, fino
allora sconosciuta, a cui può giungere il disprezzo dell’uomo e la violazione
dei suoi diritti. Essa ha compiuto una mobilitazione inaudita dell’odio, che ha
calpestato l’uomo e tutto ciò che è umano nel nome di un’ideologia
imperialistica” (Nuntius ad Episcopos Conferentiae Episcopalis Poloniae
occasione oblata L anniversarii initii II belli mundiale, 26 aug. 1989: vide
supra, pp. 356). Bisogna dunque “far sì che quel tragico evento non cessi
di essere un avvertimento” (cf. Nuntius ad Episcopos Conferentiae Episcopalis
Poloniae occasione oblata L anniversarii initii II belli mundiale, 26 aug.
1989: vide supra, pp. 356). Per ricordare e per pregare, vi siete recati pellegrini a Varsavia, unendovi
alla gente di questa città e dell’intera nazione polacca. Io stesso, oggi,
partecipo spiritualmente a questo pellegrinaggio, che si svolge nel segno della
riconciliazione e dell’amore fraterno. Dal cuore delle nostre diverse tradizioni
religiose scaturisce la testimonianza della partecipazione compassionevole ai
dolori dell’uomo, del rispetto per la sacralità della vita. È questa una grande
energia spirituale, che rende più fiduciosi per il futuro dell’umanità. Dalla memoria della guerra, oggi a Varsavia, non sale un grido di vendetta né
un incentivo all’odio, ma una invocazione di pace, che si fa insieme preghiera
ed impegno concreto. Lo abbiamo già sperimentato ad Assisi, nell’ottobre 1986,
alla Giornata Mondiale di Preghiera per la pace, cui hanno partecipato parecchi
illustri rappresentanti che anche oggi sono a Varsavia. In quella giornata si
mostrò, forse mai come prima, “il legame intrinseco che unisce un autentico
atteggiamento religioso e il grande bene della pace” (Allocutio Assisii,
occasione oblata solemnis precationis pro pace, die 27 oct. 1986:
Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IX, 2 [1986] 1259 ss.). Avete voluto continuare il cammino di Assisi, nello spirito di ricerca della
pace mediante la preghiera e il dialogo tra le religioni. Oggi, a Varsavia, si compie un’altra tappa di questo significativo cammino di
uomini di religione che cercano la pace, in un’ora di memoria sacra, a cinquant’anni
dall’inizio della guerra. Bisogna continuare questa ricerca della pace nel
dialogo e nella preghiera. La memoria della seconda guerra mondiale, i conflitti
regionali che in questi cinquant’anni si sono scatenati, quelli ancora
drammaticamente aperti, ci obbligano tutti ad un impegno costante perché la
guerra sia bandita da ogni parte del mondo, perché scompaia come strumento di
risoluzione dei conflitti. Come Vescovo di Roma, come credente in quel Gesù di
cui l’apostolo Paolo dice “egli è la nostra pace” (cf. Ef 2, 14), posso
assicurarvi dell’impegno pieno, indefesso, della Chiesa cattolica per la pace,
per educare ad essa, per estirpare ogni fiducia nella guerra, per favorire la
soluzione di ogni conflitto. Quest’opera, che ci vede accomunati, risponde ad
una aspettativa del mondo intero, anzi, ad un imperativo della storia: “mai più
la guerra!”. Mi auguro che la voce di coloro che sono raccolti oggi a Varsavia, raggiunga
i cuori di tutti gli uomini, e li convinca a percorrere la via del dialogo e
della trattativa rispettosa dei diritti di ciascuno! Questo pellegrinaggio a Varsavia, nella memoria e nella preghiera, sia un
segno di solidarietà per tutti quei popoli che ancora soffrono per la guerra o
per le sue conseguenze, e insieme un germe di speranza, che deponiamo nelle mani
di Dio misericordioso, autore della vita e, per noi cristiani, Padre provvido ed
amoroso, che nel Figlio incarnato ha redento il mondo. Voglia egli muovere il
cuore di tutti ad un impegno generoso e leale per l’edificazione di una pace
vera e duratura!
©
Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana
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