MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II PER LA
XXIII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
PACE CON DIO CREATORE. PACE CON TUTTO IL CREATO
1 gennaio 1990
1. Si avverte ai nostri giorni la crescente consapevolezza che la pace
mondiale sia minacciata, oltre che dalla corsa agli armamenti, dai conflitti
regionali e dalle ingiustizie tuttora esistenti nei popoli e tra le nazioni,
anche dalla mancanza del dovuto rispetto per la natura, dal disordinato
sfruttamento delle sue risorse e dal progressivo deterioramento della qualità
della vita. Tale situazione genera un senso di precarietà e di
insicurezza, che a sua volta favorisce forme di egoismo collettivo, di
accaparramento e di prevaricazione.
Di fronte al diffuso degrado ambientale l'umanità si rende ormai
conto che non si può continuare ad usare i beni della terra come nel
passato. L'opinione pubblica ed i responsabili politici ne sono preoccupati,
mentre studiosi delle più diverse discipline ne esaminano le cause. Sta
così formandosi una coscienza ecologica, che non deve essere mortificata,
ma anzi favorita, in modo che si sviluppi e maturi trovando adeguata espressione
in programmi ed iniziative concrete.
2. Non pochi valori etici, di fondamentale importanza per lo sviluppo di una
società pacifica, hanno una diretta relazione con la questione
ambientale. L'interdipendenza delle molte sfide, che il mondo odierno deve
affrontare, conferma l'esigenza di soluzioni coordinate, basate su una coerente
visione morale del mondo.
Per il cristiano una tale visione poggia sulle convinzioni religiose attinte
alla Rivelazione. Ecco perché, all'inizio di questo messaggio, desidero
richiamare il racconto biblico della creazione, e mi auguro che coloro i quali
non condividono le nostre convinzioni di fede possano egualmente trovarvi utili
spunti per una comune linea di riflessione e di impegno.
I - «E Dio vide che era cosa buona»
3. Nelle pagine della Genesi, nelle quali è consegnata la prima
autorivelazione di Dio alla umanità (1-3), ricorrono come un ritornello
le parole: «E Dio vide che era cosa buona». Ma quando, dopo aver
creato il cielo e il mare, la terra e tutto ciò che essa contiene, Iddio
crea l'uomo e la donna, l'espressione cambia notevolmente: «E Dio vide
quanto aveva fatto, ed ecco era cosa molto buona» (Gen 1,31). All'uomo e
alla donna Dio affidò tutto il resto della creazione, ed allora come
leggiamo - potè riposare «da ogni suo lavoro» (Gen 2,3).
La chiamata di Adamo ed Eva a partecipare all'attuazione del piano di Dio
sulla creazione stimolava quelle capacità e quei doni che distinguono la
persona umana da ogni altra creatura e, nello stesso tempo, stabiliva un
ordinato rapporto tra gli uomini e l'intero creato. Fatti ad immagine e
somiglianza di Dio, Adamo ed Eva avrebbero dovuto esercitare il loro dominio
sulla terra (cfr. Gen 1,28) con saggezza e con amore. Essi, invece, con il loro
peccato distrussero l'armonia esistente ponendosi deliberatamente contro il
disegno del Creatore. Ciò portò non solo all'alienazione dell'uomo
da se stesso, alla morte e al fratricidio, ma anche ad una certa ribellione
della terra nei suoi confronti (cfr. Gen 3,17-19; 4,12). Tutto il creato divenne
soggetto alla caducità, e da allora attende, in modo misterioso, di esser
liberato per entrare nella libertà gloriosa insieme con tutti i figli di
Dio (cfr. Rm 8,20-21).
4. I cristiani professano che nella morte e nella Risurrezione di Cristo si è
compiuta l'opera di riconciliazione dell'umanità col Padre, a cui «piacque...
riconciliare a sè tutte le cose, pacificando col sangue della sua croce,
cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli»
(Col 1,19-20). La creazione è stata così rinnovata (cfr. Ap 21,5),
e su di essa, prima sottoposta alla «schiavitù» della morte e
della corruzione (cfr. Rm 8,21), si è effusa una nuova vita, mentre noi «aspettiamo
nuovi cieli e una nuova terra, nei quali avrà stabile dimora la giustizia»
(2Pt 3,13). Così il Padre «ci ha fatto conoscere il mistero della
sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui
prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: cioè il disegno di
ricapitolare in Cristo tutte le cose» (Ef 1,9-10).
5. Queste considerazioni bibliche illuminano meglio il rapporto tra l'agire
umano e l'integrità del creato. Quando si discosta dal disegno di Dio
creatore, l'uomo provoca un disordine che inevitabilmente si ripercuote sul
resto del creato. Se l'uomo non è in pace con Dio, la terra stessa non è
in pace: «Per questo è in lutto il paese e chiunque vi abita langue,
insieme con gli animali della terra e con gli uccelli del cielo; perfino i pesci
del mare periranno» (Os 4,3).
L'esperienza di questa «sofferenza» della terra è comune
anche a coloro che non condividono la nostra fede in Dio. Stanno, infatti, sotto
gli occhi di tutti le crescenti devastazioni causate nel mondo della natura dal
comportamento di uomini indifferenti alle esigenze recondite, eppure chiaramente
avvertibili, dell'ordine e dell'armonia che lo reggono.
Ci si chiede, pertanto, con ansia se si possa ancora porre rimedio ai danni
provocati. E' evidente che un'idonea soluzione non può consistere
semplicemente in una migliore gestione, o in un uso meno irrazionale delle
risorse della terra. Pur riconoscendo l'utilità pratica di simili misure,
sembra necessario risalire alle origini e affrontare nel suo insieme la profonda
crisi morale, di cui il degrado ambientale è uno degli aspetti
preoccupanti.
II - La crisi ecologica: un problema morale
6. Alcuni elementi della presente crisi ecologica ne rivelano in modo
evidente il carattere morale. Tra essi, in primo luogo, è da annoverare
l'applicazione indiscriminata dei progressi scientifici e tecnologici. Molte
recenti scoperte hanno arrecato innegabili benefici all'umanità; esse,
anzi, manifestano quanto sia nobile la vocazione dell'uomo a partecipare
responsabilmente all'azione creatrice di Dio nel mondo. Si è, però,
constatato che la applicazione di talune scoperte nell'ambito industriale ed
agricolo produce, a lungo termine, effetti negativi. Ciò ha messo
crudamente in rilievo come ogni intervento in un'area dell'ecosistema non possa
prescindere dal considerare le sue conseguenze in altre aree e, in generale, sul
benessere delle future generazioni.
Il graduale esaurimento dello strato di ozono e l'«effetto serra»
hanno ormai raggiunto dimensioni critiche a causa della crescente diffusione
delle industrie, delle grandi concentrazioni urbane e dei consumi energetici.
Scarichi industriali, gas prodotti dalla combustione di carburanti fossili,
incontrollata deforestazione, uso di alcuni tipi di diserbanti, refrigeranti e
propellenti: tutto ciò - com'è noto - nuoce all'atmosfera ed
all'ambiente. Ne sono derivati molteplici cambiamenti meteorologici ed
atmosferici, i cui effetti vanno dai danni alla salute alla possibile futura
sommersione delle terre basse.
Mentre in alcuni casi il danno forse è ormai irreversibile, in molti
altri esso può ancora essere arrestato. E' doveroso, pertanto, che
l'intera comunità umana - individui, Stati ed organismi internazionali -
assuma seriamente le proprie responsabilità.
7. Ma il segno più profondo e più grave delle implicazioni
morali, insite nella questione ecologica, è costituito dalla mancanza di
rispetto per la vita, quale si avverte in molti comportamenti inquinanti. Spesso
le ragioni della produzione prevalgono sulla dignità del lavoratore e gli
interessi economici vengono prima del bene delle singole persone, se non
addirittura di quello di intere popolazioni. In questi casi, l'inquinamento o la
distruzione riduttiva e innaturale, che talora configura un vero e proprio
disprezzo dell'uomo.
Parimenti, delicati equilibri ecologici vengono sconvolti per
un'incontrollata distruzione delle specie animali e vegetali o per un incauto
sfruttamento delle risorse; e tutto ciò - giova ricordare - anche se
compiuto nel nome del progresso e del benessere, non torna, in effetti, a
vantaggio dell'umanità.
Infine, non si può non guardare con profonda inquietudine alle
formidabili possibilità della ricerca biologica. Forse non è
ancora in grado di misurare i turbamenti indotti in natura da una indiscriminata
manipolazione genetica e dallo sviluppo sconsiderato di nuove specie di piante e
forme di vita animale, per non parlare di inaccettabili interventi sulle origini
della stessa vita umana. A nessuno sfugge come, in un settore così
delicato, l'indifferenza o il rifiuto delle norme etiche fondamentali portino
l'uomo alla soglia stessa dell'autodistruzione.
E' il rispetto per la vita e, in primo luogo, per la dignità della
persona umana la fondamentale norma ispiratrice di un sano progresso economico,
industriale e scientifico.
E' a tutti evidente la complessità del problema ecologico. Esistono,
tuttavia, alcuni principi basilari che, nel rispetto della legittima autonomia e
della specifica competenza di quanti sono in esso impegnati, possono indirizzare
la ricerca verso idonee e durature soluzioni. Si tratta di principi essenziali
per la costruzione di una società pacifica, la quale non può
ignorare nè il rispetto per la vita, nè il senso dell'integrità
del creato.
III - Alla ricerca di una soluzione
8. Teologia, filosofia e scienza concordano nella visione di un universo
armonioso, cioè di un vero «cosmo», dotato di una sua integrità
e di un suo interno e dinamico equilibrio. Questo ordine deve essere rispettato:
l'umanità è chiamata ad esplorarlo, a scoprirlo con prudente
cautela e a fame poi uso salvaguardando la sua integrità.
D'altra parte, la terra è essenzialmente un'eredità comune, i
cui frutti devono essere a beneficio di tutti. «Dio ha destinato la terra e
tutto quello che essa contiene all'uso di tutti gli uomini e popoli», ha
riaffermato il Concilio Vaticano II («Gaudium et Spes», 69). Ciò
ha dirette implicazioni per il nostro problema. E' ingiusto che pochi
privilegiati continuino ad accumulare beni superflui dilapidando le risorse
disponibili, quando moltitudini di persone vivono in condizioni di miseria, al
livello minimo di sostentamento. Ed è ora la stessa drammatica dimensione
del dissesto ecologico ad insegnarci quanto la cupidigia e l'egoismo,
individuali o collettivi, siano contrari all'ordine del creato, nel quale è
inscritta anche la mutua interdipendenza.
9. I concetti di ordine nell'universo e di eredità comune mettono
entrambi in rilievo che è necessario un sistema di gestione delle risorse
della terra meglio coordinato a livello internazionale. Le dimensioni dei
problemi ambientali superano, in molti casi, i confini dei singoli Stati: la
loro soluzione, dunque, non può essere trovata unicamente a livello
nazionale. Recentemente sono stati registrati alcuni promettenti passi verso
questa auspicata azione internazionale, ma gli strumenti e gli organismi
esistenti sono ancora inadeguati allo sviluppo di un piano coordinato di
intervento. Ostacoli politici, forme di nazionalismo esagerato ed interessi
economici, per non ricordare che alcuni fattori, rallentano, o addirittura
impediscono la cooperazione internazionale e l'adozione di efficaci iniziative a
lungo termine.
L'asserita necessità di un'azione concertata a livello internazionale
non comporta certo una diminuzione della responsabilità dei singoli
Stati. Questi, infatti, debbono non solo dare applicazione alle norme approvate
insieme con le autorità di altri Stati, ma anche favorire, al loro
interno, un adeguato assetto socio-economico, con particolare attenzione ai
settori più vulnerabili della società. Spetta ad ogni Stato,
nell'ambito del proprio territorio, il compito di prevenire il degrado
dell'atmosfera e della biosfera, controllando attentamente, tra l'altro, gli
effetti delle nuove scoperte tecnologiche o scientifiche, ed offrendo ai propri
cittadini la garanzia di non essere esposti ad agenti inquinanti o a rifiuti
tossici. Oggi si parla sempre più insistentemente del diritto ad un
ambiente sicuro, come di un diritto che dovrà rientrare in un'aggiornata
carta dei diritti dell'uomo.
IV - L'urgenza di una nuova solidarietà
10. La crisi ecologica pone in evidenza l'urgente necessità morale di
una nuova solidarietà, specialmente nei rapporti tra i paesi in via di
sviluppo e i paesi altamente industrializzati. Gli Stati debbono mostrarsi
sempre più solidali e fra loro complementari nel promuovere lo sviluppo
di un ambiente naturale e sociale pacifico e salubre. Ai paesi da poco
industrializzati, per esempio, non si può chiedere di applicare alle
proprie industrie nascenti certe norme ambientali restrittive, se gli Stati
industrializzati non le applicano per primi al loro interno. Da parte loro, i
paesi in via di industrializzazione non possono moralmente ripetere gli errori
compiuti da altri nel passato, continuando a danneggiare l'ambiente con prodotti
inquinanti, deforestazioni eccessive o sfruttamento illimitato di risorse
inesauribili. In questo stesso contesto è urgente trovare una soluzione
al problema del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti tossici.
Nessun piano, nessuna organizzazione, tuttavia, sarà in grado di
operare i cambiamenti intravisti, se i responsabili delle nazioni di tutto il
mondo non saranno veramente convinti della assoluta necessità di questa
nuova solidarietà, che la crisi ecologica richiede e che è
essenziale per la pace. Tale esigenza offrirà opportune occasioni per
consolidare le pacifiche relazioni tra gli Stati.
11. Occorre anche aggiungere che non si otterrà il giusto equilibrio
ecologico, se non saranno affrontate direttamente le forme strutturali di povertà
esistenti nel mondo. Ad esempio, la povertà rurale e la distribuzione
della terra in molti paesi hanno portato ad un'agricoltura di mera sussistenza e
all'impoverimento dei terreni. Quando la terra non produce più, molti
contadini si trasferiscono in altre zone, incrementando spesso il processo di
deforestazione incontrollata, o si stabiliscono in centri urbani già
carenti di strutture e servizi. Inoltre, alcuni paesi fortemente indebitati
stanno distruggendo il loro patrimonio naturale con la conseguenza di
irrimediabile squilibri ecologici, pur di ottenere nuovi prodotti di
esportazione. Di fronte a tali situazioni, tuttavia, mettere sotto accusa
soltanto i poveri per gli effetti ambientali negativi da essi provocati, sarebbe
un modo inaccettabile di valutare le responsabilità. Occorre, piuttosto,
aiutare i poveri, a cui la terra e affidata come a tutti gli altri, a superare
la loro povertà, e ciò richiede una coraggiosa riforma delle
strutture e nuovi schemi nei rapporti tra gli Stati e i popoli.
12. Ma c'è un'altra pericolosa minaccia che ci sovrasta: la guerra.
La scienza moderna dispone già, purtroppo, della capacità di
modificare l'ambiente con intenti ostili, e tale manomissione potrebbe avere a
lunga scadenza effetti imprevedibili e ancora più gravi. Nonostante che
accordi internazionali proibiscano la guerra chimica, batteriologica e
biologica, sta di fatto che nei laboratori continua la ricerca per lo sviluppo
di nuove armi offensive, capaci di alterare gli equilibri naturali.
Oggi qualsiasi forma di guerra su scala mondiale causerebbe incalcolabili
danni ecologici. Ma anche le guerre locali o regionali, per limitate che siano,
non solo distruggono le vite umane e le strutture della società, ma
danneggiano la terra, rovinando i raccolti e la vegetazione e avvelenando i
terreni e le acque. I sopravvissuti alla guerra si trovano nella necessità
di iniziare una nuova vita in condizioni naturali molto difficili, che creano a
loro volta situazioni di grave disagio sociale, con conseguenze negative anche
di ordine ambientale.
13. La società odierna non troverà soluzione al problema
ecologico, se non rivedrà seriamente il suo stile di vita. In molte parti
del mondo essa è incline all'edonismo e al consumismo e resta
indifferente ai danni che ne derivano. Come ho già osservato, la gravità
della situazione ecologica rivela quanto sia profonda la crisi morale dell'uomo.
Se manca il senso del valore della persona e della vita umana, ci si
disinteressa degli altri e della terra. L'austerità, la temperanza, la
autodisciplina e lo spirito di sacrificio devono informare la vita di ogni
giorno affinché non si sia costretti da parte di tutti a subire le
conseguenze negative della noncuranza dei pochi.
C'è dunque l'urgente bisogno di educare alla responsabilità
ecologica: responsabilità verso gli altri; responsabilità verso
l'ambiente. E un'educazione che non può essere basata semplicemente sul
sentimento o su un indefinito velleitarismo. Il suo fine non può essere nè
ideologico nè politico, e la sua impostazione non può poggiare sul
rifiuto del mondo moderno o sul vago desiderio di un ritorno al «paradiso
perduto». La vera educazione alla responsabilità comporta
un'autentica conversione nel modo di pensare e nel comportamento. Al riguardo,
le Chiese e le altre istituzioni religiose, gli organismi governativi, anzi
tutti i componenti della società hanno un preciso ruolo da svolgere.
Prima educatrice, comunque, rimane la famiglia, nella quale il fanciullo impara
a rispettare il prossimo e ad amare la natura.
14. Non si può trascurare, infine, il valore estetico del creato. Il
contatto con la natura è di per sè profondamente rigeneratore come
la contemplazione del suo splendore dona pace e serenità. La Bibbia parla
spesso della bontà e della bellezza della creazione, chiamata a dar
gloria a Dio (cfr. ex gr., Gen 1,4 ss; Sal 8,2; 104[103],1ss; Sap 13,3-5; Sir
39,16.33; 43,1.9).
Forse più difficile, ma non meno intensa, può essere la
contemplazione delle opere dell'ingegno umano. Anche le città possono
avere una loro particolare bellezza, che deve spingere le persone a tutelare
l'ambiente circostante. Una buona pianificazione urbana è un aspetto
importante della protezione ambientale, e il rispetto per le caratteristiche
morfologiche della terra e un indispensabile requisito per ogni insediamento
ecologicamente corretto. Non va trascurata, insomma, la relazione che c'è
tra un'adeguata educazione estetica e il mantenimento di un ambiente sano.
V - La questione ecologica: una responsabilità di tutti
15. Oggi la questione ecologica ha assunto tali dimensioni da coinvolgere la
responsabilità di tutti. I vari aspetti di essa, che ho illustrato,
indicano la necessità di sforzi concordati, al fine di stabilire i
rispettivi doveri ed impegni dei singoli, dei popoli, degli Stati e della
comunità internazionale. Ciò non solo va di pari passo con i
tentativi di costruire la vera pace, ma oggettivamente li conferma e li
rafforza. Inserendo la questione ecologica nel più vasto contesto della
causa della pace nella società umana, ci si rende meglio conto di quanto
sia importante prestare attenzione a ciò che la terra e l'atmosfera ci
rivelano: nell'universo esiste un ordine che deve essere rispettato; la persona
umana, dotata della possibilità di libera scelta, ha una grave
responsabilità per la conservazione di questo ordine, anche in vista del
benessere delle generazioni future. La crisi ecologica - ripeto ancora - è
un problema morale.
Anche gli uomini e le donne che non hanno particolari convinzioni religiose,
per il senso delle proprie responsabilità nei confronti del bene comune,
riconoscono il loro dovere di contribuire al risanamento dell'ambiente. A
maggior ragione, coloro che credono in Dio creatore e, quindi, sono convinti che
nel mondo esiste un ordine ben definito e finalizzato devono sentirsi chiamati
ad occuparsi del problema. I cristiani, in particolare, avvertono che i loro
compiti all'interno del creato, i loro doveri nei confronti della natura e del
Creatore sono parte della loro fede. Essi, pertanto, sono consapevoli del vasto
campo di cooperazione ecumenica ed interreligiosa che si apre dinanzi a loro.
16. A conclusione di questo messaggio, desidero rivolgermi direttamente ai
miei fratelli e alle mie sorelle della Chiesa cattolica per ricordar loro
l'importante obbligo di prendersi cura di tutto il creato. L'impegno del
credente per un ambiente sano nasce direttamente dalla sua fede in Dio creatore,
dalla valutazione degli effetti del peccato originale e dei peccati personali e
dalla certezza di essere stato redento da Cristo. Il rispetto per la vita e per
la dignità della persona umana include anche il rispetto e la cura del
creato, che è chiamato ad unirsi all'uomo per glorificare Dio (cfr. Sal
148[147] et Sal 96[95]).
San Francesco d'Assisi, che nel 1979 ho proclamato celeste patrono dei
cultori dell'ecologia (cfr. «Inter Sanctos»: AAS 71 [1979], 1509s),
offre ai cristiani l'esempio dell'autentico e pieno rispetto per l'integrità
del creato. Amico dei poveri, amato dalle creature di Dio, egli invitò
tutti - animali, piante, forze naturali, anche fratello sole e sorella luna - ad
onorare e lodare il Signore. Dal Poverello di Assisi ci viene la testimonianza
che, essendo in pace con Dio, possiamo meglio dedicarci a costruire la pace con
tutto il creato, la quale è inseparabile dalla pace tra i popoli.
Auspico che la sua ispirazione ci aiuti a conservare sempre vivo il senso
della «fraternità» con tutte le cose create buone e belle da
Dio onnipotente, e ci ricordi il grave dovere di rispettarle e custodirle con
cura, nel quadro della più vasta e più alta fraternità
umana.
Dal Vaticano, 8 dicembre dell'anno 1989.
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