MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II PER LA XIX
GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
LA PACE E' UN VALORE CHE NON HA FRONTIERE
1 gennaio 1986
1. La pace come valore universale
All'inizio del Nuovo Anno, traendo ispirazione da Cristo, Principe della
Pace, desidero riaffermare il mio impegno e quello di tutta la Chiesa cattolica
per questa nobile causa. Al tempo stesso, rivolgo a ciascun individuo ed a tutti
i popoli della terra il mio cordiale saluto ed i miei buoni auguri: Pace a voi
tutti! Pace a tutti i cuori! La pace è un valore di tale importanza, che
deve essere nuovamente proclamata e promossa da tutti. Non c'è essere
umano che non tragga beneficio da essa. Non c'è cuore umano che non si
senta sollevato, quando essa regna. Tutte le nazioni del mondo possono
realizzare pienamente i loro connessi destini solo se, insieme, perseguono la
pace come valore universale.
In occasione di questa 19· Giornata Mondiale della Pace, nell'Anno
Internazionale della Pace, proclamato dall'organizzione delle Nazioni Unite, io
propongo a ciascuno, quale messaggio di speranza, il mio profondo convincimento:
«La pace è valore che non ha frontiere». Essa è valore
che corrisponde alle speranze ed alle aspirazioni di tutte le persone e di tutte
le nazioni, dei giovani e dei vecchi, di tutti gli uomini e donne di buona
volontà. Questo è ciò che dichiaro apertamente a ciascuno
e, in special modo, ai capi del mondo.
La questione della pace come valore universale richiede di essere affrontata
con estrema onestà intellettuale, con lealtà di spirito ed un
acuto senso di responsabilità verso se stessi e verso le nazioni della
terra. Io vorrei chiedere ai responsabili di quelle decisioni politiche che
toccano le relazioni tra nord e sud, tra est ed ovest, di essere convinti che può
esserci una pace soltanto. Coloro da cui dipende il futuro di questo mondo, a
prescindere dalla loro filosofia politica, dal loro sistema economico o impegno
religioso, sono tutti chiamati a contribuire all'edificazione di una unica pace
sulla base della giustizia sociale e della dignità e dei diritti di
ciascuna persona umana.
Un tal compito esige un'apertura radicale a tutta l'umanità, nella
convinzione che tutte le nazioni del mondo sono tra loro collegate. Questo
collegamento si esprime in un'interdipendenza, la quale in concreto può
rivelarsi profondamente vantaggiosa o profondamene distruttiva. Di qui la
solidarietà e la cooperazione su scala mondiale costituiscono degli
imperativi etici, che si impongono alle coscienze degli individui ed alla
responsabilità di tutte le nazioni. Ed è in questo contesto di
imperativi etici che mi rivolgo al mondo intero per il 1· gennaio 1985,
proclamando il valore universale della pace.
2. Le minacce alla pace
Nel prospettare questa visione di pace all'alba di un nuovo anno, noi siamo
profondamente consapevoli che la pace nella presente situazione è anche
un valore che poggia su fondamenta assai fragili. A prima vista, il nostro
intendimento di fare della pace un imperativo assoluto può apparire
utopistico, dal momento che il nostro mondo offre una così ampia
dimostrazione di eccessivo interesse egoistico nel contesto di gruppi politici,
ideologici ed economici contrapposti. Presi nella morsa di questi sistemi, i
capi e i diversi gruppi sono portati a perseguire i loro scopi particolari e le
loro ambizioni di potere, di avanzamento e di ricchezza, senza prendere
sufficientemente in considerazione la necessità e il dovere della
solidarietà e cooperazione internazionale a vantaggio del bene comune di
tutti i popoli che compongono la umana famiglia.
In questa situazione si sono formati e si mantengono blocchi che dividono ed
oppongono fra loro popoli, gruppi e individui, rendendo precaria la pace ed
innalzando gravi ostacoli allo sviluppo. Le posizioni si irrigidiscono, e il
desiderio eccessivo di mantenere il proprio vantaggio o di aumentare la propria
parte diventa spesso l'effettiva ragione prevalente per l'azione. Questo conduce
allo sfruttamento degli altri, mentre si sviluppa la spirale verso una
polarizzazione che si nutre dei frutti dell'interesse egoistico e della
crescente sfiducia negli altri. In una situazione simile, è il piccolo e
il debole, il povero e chi non ha voce a soffrire di più. Ciò può
avvenire direttamente, quando un popolo povero e relativamente indifeso è
tenuto in soggezione dalla forza del potere. Ciò può avvenire
indirettamente, quando il potere economico viene usato per privare le persone
della loro legittima parte e per tenerle in soggezione sociale ed economica,
suscitando malcontento e violenza. Gli esempi sono oggi, purtroppo, più
che numerosi.
A questo riguardo, l'esempio più drammatico e incontestabile rimane
lo spettro delle armi nucleari, che ha la sua origine precisamente nel contrasto
tra Est ed Ovest. Le armi nucleari sono così potenti nella loro capacità
distruttiva e le strategie nucleari sono così ampie ed estese nei loro
piani, che l'immaginazione popolare è spesso paralizzata dalla paura.
Tale paura non è senza fondamento. L'unica via per far fronte a questa
giustificata paura delle conseguenze di una distruzione nucleare consiste nel
tenere aperti i negoziati per la riduzione delle armi nucleari e per un
reciproco accordo circa le misure, che valgano a diminuire la probabilità
di una guerra nucleare. Io vorrei chiedere ancora una volta alle potenze
nucleari di riflettere sulla loro gravissima responsabilità morale e
politica in questo campo. E' un obbligo che alcuni hanno accettato anche
giuridicamente in accordi internazionali; per tutti è un obbligo in
ragione di una fondamentale corresponsabilità per la pace e lo sviluppo.
Ma la minaccia delle armi nucleari non è l'unica maniera per cui il
conflitto è reso permanente e si è fatto più grave. Il
crescente mercato delle armi - convenzionali, ma altamente sofisticate - sta
causando risultati disastrosi. Mentre le maggiori potenze hanno evitato il
conflitto diretto, le loro rivalità sono state spesso esportate in altre
parti del mondo. Problemi locali e differenze regionali sono aggravate e
perpetuate mediante gli armamenti messi a disposizione da paesi più
ricchi e dall'ideologizzazione di conflitti locali da parte di potenze che
cercano vantaggi regionali, sfruttando la condizione dei poveri e degli
indifesi.
Il conflitto armato non è l'unica maniera per cui i poveri sopportano
un'ingiusta parte del peso del mondo di oggi. I paesi in via di sviluppo devono
affrontare formidabili sfide, anche quando sono liberi da un simile flagello.
Nelle sue molteplici dimensioni, il sottosviluppo resta una minaccia ognor
crescente per la pace mondiale.
In effetti, tra i paesi che formano il «blocco Nord» e quelli del «blocco
Sud» esiste un abisso sociale ed economico che separa i ricchi dai poveri.
Le statistiche degli anni recenti mostrano i segni di un miglioramento in pochi
paesi, ma anche la prova di un ampliamento del divario in troppi altri. Oltre a
ciò c'è la situazione finanziaria imprevedibile e fluttuante col
suo diretto impatto su paesi con forti debiti in lotta per raggiungere un
qualche positivo sviluppo.
In questa situazione la pace, come valore universale, è in grande
pericolo. Anche se non ci fosse in atto alcun conflitto armato come tale, dove
esiste ingiustizia, c'è di fatto una causa ed un fattore potenziale di
conflitto. In ogni caso, una situazione di pace, nel pieno senso del suo valore,
non può coesistere con l'ingiustizia. La pace non può essere
ridotta alla mera assenza di conflitto: essa è la tranquillità e
la pienezza dell'ordine. Essa è perduta a causa dello sfruttamento
sociale ed economico da parte di speciali gruppi di interesse, che operano a
livello internazionale o agiscono come «élites» all'interno dei
paesi in via di sviluppo. Essa è perduta a causa delle divisioni sociali,
che aizzano i ricchi contro i poveri tra gli Stati o dentro gli Stati. Essa è
perduta, quando l'uso della forza produce gli amari frutti dell'odio e della
divisione. Essa è perduta, quando lo sfruttamento economico e le tensioni
interne nel tessuto sociale lasciano il popolo indifeso e disilluso, preda già
pronta per le forze distruttive della violenza. Come valore, la pace è
messa continuamente in pericolo da interessi consolidati, da divergenti ed
opposte interpretazioni e perfino da astute manipolazioni fatte a servizio di
ideologie e di sistemi politici, che hanno come ultimo scopo il dominio.
3. Superare la presente situazione
Ci sono di quelli che sostengono che la presente situazione sia naturale ed
inevitabile. Si afferma che le relazioni tra gli individui e tra gli Stati sono
caratterizzate da un conflitto permanente. Questa visione dottrinale e politica
viene tradotta in modello di società ed in un sistema di relazioni
internazionali che sono dominati dalla competizione e dall'antagonismo, in cui
prevale il più forte. La pace derivante da una simile visione può
essere soltanto un «compromesso» suggerito dal principio di
Realpolitik, ed in quanto «compromesso», essa non cerca tanto di
risolvere le questioni attraverso la giustizia e l'equità, quanto di
regolare differenze e conflitti, così da mantenere una specie di
equilibrio destinato a salvare tutto quanto rientra negli interessi della parte
dominante. E' chiaro che una «pace» costruita e mantenuta sulle
ingiustizie sociali e sul conflitto ideologico non potrà mai diventare
una vera pace per il mondo. Una tale «pace» non può affrontare
le cause fondamentali delle tensioni nel mondo o dare a questo il tipo di
visione e di valori che possano comporre le divisioni rappresentate dai poli
Nord-Sud ed Est-Ovest.
A coloro che pensano che i blocchi siano inevitabili noi rispondiamo che è
possibile, anzi necessario, progettare nuovi modelli di società e di
relazioni internazionali, che assicurino la giustizia e la pace su fondamenta
stabili ed universali. In effetti, un sano realismo suggerisce che simili
modelli non possono essere semplicemente imposti dall'alto o dal di fuori, o
messi in atto soltanto con metodi e tecniche. E ciò perché le
radici più profonde del contrasto e delle tensioni, che mutilano la pace
e lo sviluppo, vanno rintracciate nel cuore dell'uomo. Sono soprattutto il cuore
e gli atteggiamenti delle persone che devono essere cambiati, e ciò esige
un rinnovamento, una conversione degli individui.
Se studiamo l'evoluzione della società negli anni più recenti,
possiamo vedere non soltanto delle ferite profonde, ma anche i segni di una
determinazione da parte di molti dei nostri contemporanei e di popoli diretta a
superare i presenti ostacoli, al fine di porre in essere un nuovo sistema
internazionale. Questo è il cammino che l'umanità deve
intraprendere, se vuole entrare in un'era di pace universale e di integrale
sviluppo.
4. Il cammino della solidarietà e del dialogo
Ogni nuovo sistema internazionale, capace di superare la logica dei blocchi
e delle forze in contrasto, deve esser basato sull'impegno personale di ciascuno
a fare dei bisogni basilari e primari dell'umanità il primo imperativo
della politica internazionale. Oggi innumerevoli esseri umani in tutte le parti
del mondo hanno acquisito un vivo senso della loro fondamentale eguaglianza,
della loro dignità umana e dei loro diritti inalienabili. Nello stesso
tempo, c'è una crescente consapevolezza che l'umanità possiede una
profonda unità di interessi, di vocazione e di destino, e che tutti i
popoli, nella varietà e ricchezza delle loro differenti caratteristiche
nazionali, sono chiamati a formare un'unica famiglia. A ciò si aggiunge
la consapevolezza che le risorse non sono illimitate e che i bisogni sono
immensi. Pertanto, piuttosto che sprecare le risorse o impiegarle per micidiali
armi di distruzione, è necessario usarle innanzitutto per soddisfare i
primordiali e basilari bisogni dell'umanità.
E' parimenti importante notare come stia guadagnando terreno la
consapevolezza del fatto che la riconciliazione, la giustizia e la pace tra gli
individui e tra le nazioni - considerato lo stadio a cui è giunta
l'umanità e le gravissime minacce che pesano sul suo futuro - non sono
soltanto un nobile appello destinato a pochi idealisti, ma una condizione per la
sopravvivenza della vita stessa. Di conseguenza, la instaurazione di un ordine
basato sulla giustizia e la pace è oggi vitalmente necessario come chiaro
imperativo morale, valido per tutte le persone e i regimi, al di sopra delle
ideologie e dei sistemi. Unitamente e al di sopra del particolare bene comune di
una nazione, la necessità di considerare il bene comune dell'intera
famiglia delle nazioni è in tutta chiarezza un dovere etico e giuridico.
Il retto cammino verso una comunità mondiale, nella quale la
giustizia e la pace regneranno senza frontiere tra tutti i popoli ed in tutti i
continenti, è il cammino della solidarietà, del dialogo e della
fratellanza universale. E' questo l'unico cammino possibile. Le relazioni ed i
sistemi politici, economici, sociali e culturali devono essere imbevuti dei
valori della solidarietà e del dialogo, i quali, a loro volta, esigono
una dimensione istituzionale nella forma di speciali organismi della comunità
mondiale, dediti alla cura del bene comune di tutti i popoli.
E' chiaro che, al fine dell'effettiva formazione di una comunità
mondiale di questo tipo, le mentalità e le vedute politiche, contaminate
dalla brama del potere, dalle ideologie, dalla difesa del proprio privilegio e
benessere, devono essere abbandonate e sostituite da una disponibilità
alla condivisione ed alla collaborazìone con tutti in uno spirito di
mutua fiducia.
Quell'appello a riconoscere l'unità della famiglia umana ha
ripercussioni realissime nella nostra vita e nel nostro impegno in favore della
pace. Esso significa, innanzitutto, che noi rifiutiamo quel modo di pensare che
porta alla divisione ed allo sfruttamento. Esso significa che noi c'impegniamo
per una nuova solidarietà: la solidarietà della famiglia umana.
Esso significa guardare alle tensioni tra Nord e Sud e sostituirle con una nuova
forma di relazione: la solidarietà sociale di tutti. Questa solidarietà
sociale si pone onestamente di fronte all'abisso che esiste oggi, ma non si
rassegna a nessun tipo di determinismo economico. Essa riconosce tutta la
complessità di un problema che ci si è lasciati per troppo tempo
sfuggire di mano, ma che può ancora essere rettamente inquadrato da
uomini e donne che si vedono uniti in fraterna solidarietà con ciascun
altro essere su questa terra. E' vero che i mutamenti nei modelli di sviluppo
economico hanno interessato tutte le parti del mondo, e non soltanto le più
povere. Ma la persona che considera la pace come valore universale, vorrà
avvalersi di questa opportunità per ridurre le differenze tra Nord e Sud
e favorire un tipo di relazioni che li renderà più vicini tra
loro. Io penso ai prezzi delle materie prime, al bisogno di competenza
tecnologica, alla preparazione della forza lavoro, alla potenziale produttività
di milioni di disoccupati, ai debiti che gravano sulle nazioni povere e ad una
migliore e più responsabile utilizzazione dei fondi all'interno dei paesi
in via di sviluppo. Io penso al gran numero di fattori che individualmente hanno
provocato delle tensioni e che, combinati insieme, hanno polarizzato le
relazioni tra Nord e Sud. Tutto ciò può e deve essere cambiato.
Se la giustizia sociale è il mezzo per promuovere una pace per tutti
i popoli, allora ciò significa che noi riguardiamo la pace come un frutto
indivisibile di relazioni giuste ed oneste ad ogni livello - sociale, economico,
culturale ed etico - della vita umana su questa terra. Questa conversione ad un
atteggiamento di solidarietà sociale serve, altresì, a mettere in
luce le carenze nella presente situazione Est-Ovest. Nel mio messaggio alla II
Sessione Speciale dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sul disarmo, ho
analizzato molti degli elementi che sono richiesti per migliorare la situazione
tra i due maggiori blocchi di potere dell'Est e dell'Ovest. Tutte le misure
allora raccomandate e riaffermate fin da quel tempo si basano sulla solidarietà
della famiglia umana, che cammina insieme lungo il sentiero del dialogo. Il
dialogo può aprire molte porte chiuse dalle tensioni, che hanno
caratterizzato le relazioni tra Est e Ovest. Il dialogo è un mezzo con
cui le persone si scoprono l'una l'altra e scoprono le speranze di bene e le
aspirazioni di pace, che troppo spesso rimangono nascoste nei loro cuori. Il
vero dialogo va oltre le ideologie, e le persone si incontrano nella concretezza
del loro vivere umano. Il dialogo rompe le nozioni preconcette e le barriere
artificiali. Il dialogo porta gli esseri umani ad entrare in contatto gli uni
con gli altri, quali membri di una sola famiglia umana, in tutta la ricchezza
delle loro diversità culturali e storiche. La conversione del cuore
impegna le persone a promuovere una fratemità universale, ed il dialogo
aiuta a raggiungere un tale traguardo.
Oggi questo dialogo è più necessario che mai. Lasciati a se
stessi, armamenti e sistemi di armamenti, strategie ed alleanze militari
diventano strumenti di intimidazione, di reciproca recriminazione col
conseguente terrore che colpisce così gran parte degli uomini oggi. Il
dialogo considera questi strumenti nel loro rapporto con la vita umana. lo
penso, prima di tutto, ai diversi dialoghi di Ginevra, che cercano di negoziare
riduzioni e limitazioni degli armamenti.
Ma ci sono anche i dialoghi che sono condotti nel contesto di quel processo
multilaterale, iniziato con l'Atto Finale di Helsinki della Conferenza sulla
Sicurezza e la Cooperazione in Europa, processo questo che sarà
riesaminato l'anno prossimo a Vienna e continuato. Riguardo al dialogo e alla
cooperazione tra Nord e Sud, si può far riferimento all'importante ruolo
affidato a certi organismi, quali l'UNCTAD, ed alle Convenzioni di Lomé,
nelle quali è impegnata la Comunità Europea. Io penso, altresì,
ai tipi di dialogo che hanno luogo, quando i confini sono aperti e le persone
possono viaggiare liberamente. Io penso, ancora, al dialogo che si instaura,
quando una cultura si arricchisce nel contatto con un'altra cultura, quando gli
studiosi sono liberi di comunicare, quando i lavoratori sono liberi di riunirsi,
quando i giovani congiungono le loro forze per il futuro, quando gli anziani
sono riuniti con i loro cari. Il cammino del dialogo è un cammino di
scoperte, e quanto più noi ci scopriamo l'un l'altro, tanto più
possiamo sostituire le tensioni del passato con i vincoli della pace.
5. Nuove relazioni basate sulla solidarietà e sul dialogo
Nello spirito di solidarietà e con gli strumenti di dialogo noi
impareremo a:
- rispettare ciascuna persona umana;
- rispettare gli autentici valori e le culture degli altri;
- rispettare la legittima autonomia e l'autodeterminazione degli altri;
- guardare al di là di noi stessi, al fine di comprendere e di
sostenere il bene degli altri;
- contribuire con le nostre proprie risorse ad una solidarietà
sociale, per lo sviluppo e la crescita che derivino da equità e
giustizia;
- costruire le strutture che assicurino che la solidarietà sociale e
il dialogo sono caratteristiche permanenti del mondo in cui viviamo.
Le tensioni derivanti dai due blocchi saranno felicemente sostituite da più
strette relazioni di solidarietà e di dialogo, quando ci abitueremo ad
insistere sul primato della persona umana. La dignità della persona e la
difesa dei diritti umani sia dell'uomo, sia della donna sono in bilico, perché
spesso esse soffrono in un modo o nell'altro a motivo di quelle tensioni e
distorsioni dei blocchi, che abbiamo esaminato. Questo può accadere nei
paesi in cui molte libertà individuali sono garantite, ma dove
l'individualismo ed il consumismo alterano e distorcono i valori della vita.
Questo accade nelle società in cui la persona è come affogata
nella collettività. Questo può accadere in paesi giovani, che,
sono ansiosi di prendere in mano i loro propri destini, ma che spesso sono
compressi entro certe politiche da parte dei potenti, o attratti dalla lusinga
di un guadagno immediato a spese della popolazione stessa. In tutto questo noi
dobbiamo insistere sul primato della persona.
6. Visione cristiana ed impegno
I miei fratelli e sorelle nella fede cristiana trovano in Gesù
Cristo, nel messaggio del Vangelo e nella vita della Chiesa nobili ragioni e,
ancor più, motivi ispiratori per fare ogni sforzo, onde portare un'unica
pace nel mondo di oggi. La fede cristiana ha come suo punto focale Gesù
Cristo, il quale stende le sue braccia sulla Croce per riunire i figli di Dio
che erano dispersi (cf. Gv 11,52), per abbattere i muri di divisione (cf. Ef
2,14) e per riconciliare i popoli nella fraternità e nella pace. La
Croce, alzata sul mondo, abbraccia simbolicamente ed ha il potere di
riconciliare Nord e Sud, Est ed Ovest.
I cristiani, illuminati dalla fede, sanno che la ragione definitiva per cui
il mondo è teatro di divisioni, tensioni, rivalità, blocchi ed
ingiuste diseguaglianze, invece di essere un luogo di genuina fraternità,
è il peccato, che vuol dire il disordine morale dell'uomo. Ma i cristiani
sanno anche che la grazia di Cristo, che può trasformare questa
condizione umana, viene continuamente offerta al mondo, poiché «dove
abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia» (Rm 5,20). La
Chiesa, che continua l'opera di Cristo distribuendo la sua grazia redentrice, ha
precisamente come suo scopo quello di riconciliare tutti gli individui ed i
popoli nell'unità, nella fraternità e nella pace. «La
promozione dell'unità» - dice il Concilio Vaticano II - «corrisponde
infatti all'intima missione della Chiesa, la quale è appunto "in
Cristo come un sacramento, cioè un segno e strumento di intima unione con
Dio e di unità di tutto il genere umano"» (Cost. past. Gaudium
et Spes, n. 42). La Chiesa, la quale è una ed universale nella varietà
dei popoli che riunisce, «può costituire un legame strettissimo tra
le diverse comunità umane e nazioni, purché queste abbiano fiducia
in lei e riconoscano realmente la vera sua libertà in ordine al
compimento di questa sua missione».
Questa visione e queste esigenze, che emergono dal cuore stesso della fede,
debbono soprattutto indurre tutti i cristiani a divenire sempre più
consapevoli delle situazioni che non sono in armonia col Vangelo, al fine di
purificarle e correggerle. Nello stesso tempo, i cristiani debbono riconoscere e
valutare i segni positivi, i quali indicano gli sforzi che sono compiuti per
ovviare a tali situazioni, sforzi che essi devono fattivamente appoggiare,
sostenere e consolidare.
Animati da viva speranza, capaci di sperare contro ogni speranza (cfr. Rm
4,18), i cristiani devono superare le barriere delle ideologie e dei sistemi,
per poter entrare in dialogo con tutte le persone di buona volontà e
creare nuove relazioni e nuove forme di solidarietà. A questo proposito,
vorrei dire una parola di apprezzamento e di plauso a tutti coloro che sono
impegnati nell'opera del volontariato internazionale e in altre forme di attività,
miranti a creare legami di condivisione e di fraternità ad un livello più
alto di quello dei vari blocchi.
7. Anno Internazionale della Pace e appello finale
Cari amici, fratelli e sorelle tutti: per l'inizio del Nuovo Anno rinnovo il
mio appello a tutti voi, affinché mettiate da parte le rivalità,
spezzando le catene delle tensioni esistenti nel mondo. Faccio appello a voi,
affinché sappiate trasformare quelle tensioni tra Nord e Sud, tra Est ed
Ovest in nuove relazioni di solidarietà sociale e di dialogo.
L'Organizzazione delle Nazioni Unite ha proclamato il 1986 come l'Anno
Internazionale della Pace. Questo nobile sforzo merita il nostro incoraggiamento
e il nostro sostegno. Quale migliore modo ci potrebbe essere per promuovere le
finalità dell'Anno della Pace che quello di fare delle relazioni tra Nord
e Sud, Est ed Ovest la base di una pace che sia universale!
A voi, politici e uomini di Stato, io dico: date indicazioni che sollecitino
i popoli ad un rinnovato sforzo in questa direzione.
A voi, uomini d'affari, e a voi, che siete responsabili delle organizzazioni
finanziarie e commerciali, io dico: esaminate di nuovo le vostre responsabilità
nei confronti di tutti i vostri fratelli e sorelle.
A voi, strateghi militari, ufficiali, scienziati e tecnici, io dico: usate
la vostra sperimentata abilità in modi che valgano a promuovere il
dialogo e la comprensione.
A voi, sofferenti, portatori di handicap, a tutti voi che siete fisicamente
menomati, io dico: offrite le vostre preghiere e le vostre vite, perché
siano abbattute le barriere che dividono il mondo.
A voi tutti, che credete in Dio, io dico: vivete la vostra esistenza nella
consapevolezza di essere una sola famiglia sotto la paternità di Dio.
A tutti voi e a ciascuno di voi, giovani e anziani, deboli e potenti, io,
dico: abbracciate la pace come un grande valore che unifica le vostre vite.
Dovunque voi viviate in questo pianeta, io vi esorto ardentemente a perseverare
nella solidarietà e nel sincero dialogo.
La pace è valore che non ha frontiere: / da Nord a Sud, da Est a
Ovest, / dappertutto c'è un solo popolo, / unito in una unica pace.
8 dicembre 1985
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