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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II AL VESCOVO DI PRATO, IN OCCASIONE DEL VI CENTENARIO
DELLA TRASLAZIONE DEL SACRO CINGOLO MARIANO NELLA CATTEDRALE DI SANTO STEFANO
Al Venerato Fratello
Monsignor GASTONE SIMONI Vescovo di Prato
Dieci anni or sono, in
occasione della
Visita pastorale in codesta Diocesi, ebbi la gioia di venerare il Sacro
Cingolo Mariano, della cui traslazione la Chiesa di Prato ricorda la sesta
ricorrenza centenaria con festeggiamenti che avranno solenne conclusione l’8
settembre prossimo. Fu esattamente il 4 aprile dell’anno 1395, domenica di
Pasqua, che l’insigne reliquia trovò degna collocazione presso la Pieve di Santo
Stefano, in seguito divenuta Cattedrale, nella stupenda Cappella edificata nella
seconda metà del secolo XIII e affrescata da Agnolo Gaddi con scene relative
all’arrivo della Sacra Cintola in città e con episodi della vita di Maria, dalla
nascita fino alla "dormitio", all’assunzione e all’incoronazione in cielo.
Nel desiderio di partecipare
al giubileo della Comunità diocesana pratese per tale significativo evento, mi
unisco spiritualmente ai numerosi pellegrini costì convenuti per venerare la
Madre del Signore e per attingere interiore conforto e sostegno alle fonti della
grazia e della misericordia di Dio.
La venerazione per il Sacro
Cingolo Mariano, tipica manifestazione della pietà popolare, ci conduce all’anno
1141, allorché un cittadino pratese, di nome Michele, recò da Gerusalemme questo
prezioso tesoro. Alimentato anche da alcuni prodigi, di cui riferiscono antiche
tradizioni, ebbe così inizio a Prato il culto pubblico del Sacro Cingolo che,
appunto sei secoli or sono, ebbe un suo momento di particolare splendore con la
definitiva collocazione della venerata reliquia nella Cappella della Cattedrale,
luogo di fede e di arte che testimonia della costante ed intensa devozione dei
fedeli verso la Vergine Maria. Davanti alla venerata reliquia hanno sostato in
preghiera non pochi santi e beati, quali Francesco d’Assisi, Bernardino da
Siena, Antonino da Firenze, Caterina de’ Ricci, Leonardo da Porto Maurizio,
Antonio Maria Pucci.
Con il tempo questa
devozione si è diffusa e consolidata. E, ancor oggi, la città e i singoli
fedeli, venerando questo segno mariano, implorano come protettrice Colei che Dio
ha ricolmata di grazia quale predestinata Madre del suo Figlio. Neppure per un
momento Maria, in previsione di tale missione, è stata toccata dal peccato.
Perciò viene invocata "piena di grazia" (Lc
1, 28), frutto più alto della Redenzione e
manifestazione insuperata dell’amore generoso, fedele e gratuito di Dio, il
quale, volgendo lo sguardo alla sua umiltà, l’ha innalzata a dignità superiore a
quella di ogni altra creatura.
Vari artisti hanno
raffigurato la Vergine Santissima, durante la sua assunzione, nell’atto di
slacciare e consegnare all’apostolo Tommaso la sua cintura. Proprio a partire da
questa pia tradizione popolare, la reliquia è diventata per i fedeli invito a
contemplare il mistero dell’assunzione della Vergine al cielo in anima e corpo:
"l’Immacolata Vergine - insegna il Concilio Vaticano II - preservata immune da
ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu
assunta alla celeste gloria col suo corpo e con la sua anima, e dal Signore
esaltata come la Regina dell’universo, perché fosse più pienamente conformata al
Figlio suo, il Signore dei dominanti, il vincitore del peccato e della morte" (Lumen
gentium, 59).
Dio, che in Cristo ha
portato a compimento tutte le sue promesse, ha concesso a Maria di condividere
subito, nell’anima e nel corpo, la gloria del Risorto, a motivo della sua intima
unione con Lui. La sua assunzione "è una singolare partecipazione alla
Risurrezione del suo Figlio e un’anticipazione della risurrezione degli altri
cristiani" (Catechismo
della Chiesa Cattolica, 966). Partecipe pienamente della gloria del
cielo, la Vergine è immagine perfetta della Chiesa, segno di consolazione e di
sicura speranza per ogni fedele e sua maestra di vita nel cammino verso il
compimento del Regno del Signore (cf.
Lumen gentium, 68). Gli scritti neotestamentari affidano Maria alla
nostra meditazione e venerazione come modello della fede, dell’accoglienza della
Parola di Dio e dell’obbediente e pronta adesione ai disegni divini.
Venerata attraverso il segno
del Sacro Cingolo, la Vergine Santissima, "serva del Signore" (Lc
1,38), continua ad insegnare che non solo
quanto si possiede ma, più ancora, la stessa vita è dono di Dio. Tutto nella
nostra esistenza è grazia e tutto va posto al servizio del bene. Come Lei,
modello di obbedienza nella fede e di generosa adesione ai progetti
dell’Altissimo, i fedeli sono incitati a porre ogni cosa, ciò che hanno e ciò
che sono, a servizio di Dio e dei fratelli.
Possa la Diocesi di Prato,
seguendo la via tracciata dalla Madre di Dio e le testimonianze della fede dei
Padri, crescere nella devozione mariana, camminando così con slancio verso il
terzo Millennio cristiano, forte nella fede e generosa nell’impegno missionario.
Ogni suo membro, imitando la disponibilità, l’accoglienza e la gratitudine di
Maria, diventi autentico discepolo di Cristo, unico Salvatore dell’uomo,
amandolo e servendolo in ogni fratello e sorella.
Con tali voti invoco dal
Signore, per la materna intercessione della Vergine Santissima, una larga
effusione dei favori celesti su di Lei, Venerato Fratello, sul Clero, i
Religiosi e le Religiose e sui fedeli di codesta Diocesi, mentre a conferma del
mio vivo affetto a tutti imparto di cuore l’implorata Benedizione Apostolica.
Dal Vaticano, 26 Luglio
1996, XVIII di Pontificato.
IOANNES PAULUS PP. II
© Copyright 1996 - Libreria
Editrice Vaticana
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