Mercoledì, 7 settembre 1994
Al Venerato Fratello
Edward I. Cardinale Cassidy,
Presidente del
Pontificio Consiglio
per la Promozione dell’Unità dei Cristiani
1. Sono particolarmente lieto di porgere per suo tramite, Signor Cardinale,
il mio saluto e l’espressione del mio più cordiale apprezzamento agli illustri
Rappresentanti delle Chiese e Comunità cristiane e delle grandi religioni
mondiali, raccolti ad Assisi per l’ottavo incontro internazionale di preghiera
per la pace, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio.
Come non tornare con la mente a quel memorabile 27 ottobre del 1986 quando,
per la prima volta nella storia, uomini e donne di religioni e credenze diverse
si sono trovati insieme con me, nello stesso sacro luogo di Assisi per invocare
il dono della pace sul mondo intero? Avevo desiderato molto quell’incontro;
l’avevo voluto perché, di fronte al dramma di un mondo diviso e sotto la immane
minaccia della guerra, sgorgasse dal cuore di ogni credente un comune grido
verso quel Dio che guida il cammino dell’uomo sui sentieri della pace.
Quel giorno resta inciso nella storia del nostro tempo, e chi vi ha preso
parte, come alcuni dei presenti ora ad Assisi, ricorda ancora con commozione
quell’evento. Esso non poteva rimanere isolato. Quell’incontro aveva una forza
spirituale dirompente: era come una sorgente a cui tornare per rinsaldare
l’ispirazione; una fonte capace di sprigionare nuove energie di pace. Per questo
auspicavo che lo “spirito di Assisi” non solo non si estinguesse ma al contrario
potesse espandersi nel mondo, suscitando in ogni luogo nuovi testimoni di pace e
di dialogo.
2. Voglio ringraziare la Comunità di Sant’Egidio, in occasione di questo
nuovo incontro in Assisi, per l’entusiasmo ed il coraggio con cui ha saputo
raccogliere questo “spirito” e renderlo pellegrino per le vie del mondo. Gli
incontri da essa promossi sono un luogo di dialogo, i cui protagonisti hanno
imparato ad incontrarsi e a comprendersi, non mascherando le differenze, pur
senza permettere che esse li allontanino e tantomeno li espongano a quella
violenza che in passato ha tristemente segnato la storia dei popoli. Ciascuno di
loro ha invece appreso la lingua del dialogo e della reciproca attenzione, la
lingua dell’amore, pronto a sottolineare soprattutto ciò che unisce. E cosa può
unirci, oggi, così profondamente quanto il bisogno della pace?
Questo ormai non breve pellegrinaggio ha percorso le varie fasi di un momento
delicato della storia contemporanea. Tre anni dopo il primo appuntamento di
Assisi abbiamo visto cadere quel muro che divideva tragicamente la terra in due
blocchi contrapposti. Il mondo intero fu sollevato da un incubo. Purtroppo non
sono scomparse le radici amare dell’inimicizia e negli anni seguenti nuovi
egoismi e particolarismi si sono moltiplicati spingendo gruppi e popoli a
combattersi tra loro, talora con estrema ferocia.
3. Si sta per chiudere un secolo, segnato forse dai crimini più crudeli della
storia umana. Un secolo drammaticamente aperto da una guerra iniziata a
Sarajevo; al suo finire questo secolo si trova ancora una volta con una tragedia
che ha in Sarajevo il suo triste simbolo di incomprensione e di odio. Sarajevo,
città martire, simbolo dei tanti luoghi che ancora oggi nel mondo sono sotto
l’incubo dei signori della guerra.
Nonostante le nubi oscure, non mancano tuttavia segnali che inducono a
guardare con speranza verso il nuovo millennio. Tra questi devono essere
sicuramente annoverati gli incontri che si vanno ripetendo quale coerente
sviluppo dello “spirito di Assisi”. Il ritrovarsi insieme per invocare dalla
misericordia di Dio la pace tra gli uomini rappresenta la profezia di un tempo
nuovo.
È necessario che si moltiplichino i testimoni di pace; per questo, ancora una
volta, desidero unirmi a quanti, nel loro pellegrinaggio di pace, fanno ora
tappa ad Assisi. E vorrei che tanti altri si mettessero in cammino con loro,
pellegrini verso l’alba del nuovo millennio, perché sia un’alba segnata dalla
pace di Dio.
4. Oggi, abbiamo più che mai bisogno di pellegrini di pace, di testimoni
della solidarietà universale, al di là dei propri interessi individuali e di
gruppo, al di là della propria stessa vita. Non può esserci pace nella casa
comune di questo mondo, se anche uno solo dei popoli, fosse pure il più piccolo,
venisse dimenticato o addirittura escluso.
Desidero incoraggiare quanti sono convenuti ad Assisi nel loro cammino. Lo
ritengo necessario, indispensabile, soprattutto in un mondo in cui gli egoismi
dei singoli e delle collettività sembrano avere di gran lunga la prevalenza.
Questo mondo ha bisogno che gli uomini e le donne sensibili ai valori religiosi
aiutino gli altri a ritrovare il gusto e la volontà di camminare insieme. Questo
è lo “spirito di Assisi”.
5. L’incontro di questo anno porta il titolo “Amici di Dio, testimoni di
pace”. Ad Assisi, in San Francesco, amico di Dio e testimone di pace, tutti
possono trovare un ispiratore antico e nuovo di un generoso impegno per il
mondo. Francesco, icona di Cristo umile e povero, mostra tutta la forza di una
fede vissuta nell’abbandono a Dio e nell’amore per tutti.
Vorrei far giungere per suo tramite, Signor Cardinale, agli illustri
Rappresentanti delle Chiese cristiane e delle grandi religioni mondiali, riuniti
sul sacro monte di Assisi, il mio incoraggiamento cordiale. Lo accompagnino le
parole della Bibbia: “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti
annunzi, che annunzia la pace” (Is 52, 7). Come sono belli sul monte di
Assisi i piedi dei cercatori di Dio, accomunati dalla volontà di essere
testimoni di pace e amici di Colui che abita nei cieli. Su tutti invoco
l’abbondanza dei suoi celesti favori.
Dal Vaticano, 7 settembre 1994.
IOANNES PAULUS PP. II
© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana