|
PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN FRANCIA
MESSAGGIO DI
GIOVANNI PAOLO II AI DETENUTI NELLE CARCERI FRANCESI
Ai miei fratelli e sorelle carcerati, vi saluto di
tutto cuore.
In occasione di questo quarto viaggio pastorale nel vostro Paese, ho ricevuto
toccanti inviti a visitare diversi luoghi in Francia e purtroppo non mi è
possibile accoglierli. Voi appartenete a coloro a cui avrei voluto far visita,
non fosse che per fare ciò che Cristo vuole quando dice nel Vangelo: “Ero
carcerato, e siete venuti a trovarmi”. Devo accontentarmi di questo messaggio,
che è una gioia per me scrivervi. Vi giungerà attraverso i cappellani che sono
al vostro servizio. Colgo questa occasione per ringraziarli per la loro
devozione e per il sostegno che vi danno, in collaborazione con i laici
cristiani.
La mia missione, lo sapete, è di ripetere agli uomini, sulla scia di Cristo,
che la vita ha un senso perché siamo tutti amati da Dio e chiamati a vivere con
lui. La nostra esistenza sulla terra ci prepara a “quelle cose che occhio non
vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato
Dio per coloro che lo amano” (1 Cor 2, 9).
Aspettando questo grande incontro nella piena luce di Dio, ci sforziamo di
rendere questo mondo in cui viviamo un luogo dove gli uomini abitino come
fratelli nel rispetto e nell’amore reciproci, consapevoli della dignità di ogni
persona umana, creata ad immagine di Dio, salvata al prezzo del sangue di suo
Figlio.
Per le nostre colpe, ci può accadere di macchiare questa immagine in noi e di
non rispettarla negli altri. Ognuno di noi può ripetere con l’apostolo Paolo e
con lo stesso stupore: “Infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che
non voglio . . . Sono uno sventurato!” (Rm 7, 19. 24).
Promettetemi di incoraggiarvi ad approfittare delle circostanze presenti per
riacquistare fiducia in voi stessi. Vi è in fondo ad ognuno di voi una dignità
che non è distrutta ed una coscienza sufficientemente viva per riconoscere ciò
che conduce al bene e ciò che ce ne allontana.
Non bisogna mai dubitare del perdono di Dio e del suo amore, che sono più
grandi di un cuore umano.
Vi auguro di trovare sin da ora la pace di coloro che si sanno amati da Dio.
Vi auguro di riprendere al più presto il vostro posto nella vostra famiglia e
nella società. E spero che voi troviate lì un’accoglienza fraterna e il sostegno
necessario alla vostra nuova partenza nella vita.
Vi assicuro di ricordarvi nella mia preghiera, e di portarvi nel mio cuore,
come faccio con tutti coloro che soffrono e, grazie ai miei viaggi attraverso il
mondo, so che sono molti. È desiderio dei discepoli di Cristo, in collaborazione
con tutti gli uomini di buona volontà, confortare tutti coloro che soffrono,
uomini e donne.
Con i vostri pastori, vi benedico nel nome di Cristo salvatore degli uomini.
Dal Vaticano, 4 ottobre 1988.
IOANNES PAULUS PP. II
©
Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana
|