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LETTERA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
AI FEDELI DELLA DIOCESI DI ROMA
Carissimi fedeli della diocesi di Roma.
Alla vigilia delle festività pasquali mi sollecita a rivolgermi direttamente a
voi una particolare circostanza che è, ad un tempo, di presenza e di assenza.
Oggi stesso, a Dio piacendo, avrò la gioia di incontrare presso la basilica di
San Giovanni in Laterano - la chiesa madre di tutte le chiese del mondo
cattolico - un numero assai grande di giovani convenuti dai più diversi Paesi. E
l’incontro si ripeterà domani in piazza San Pietro con la loro partecipazione
diretta alla sacra liturgia della domenica delle Palme.
A questi appuntamenti, che non io solo, ma con me i miei fratelli
nell’episcopato abbiamo tanto desiderato in ragione della loro rilevanza
pastorale e della testimonianza che ne deriverà alla causa della fede cristiana,
non potrà purtroppo prendere parte il signor cardinale Ugo Poletti, che, per
essere mio vicario per la diocesi di Roma e distretto, è il primo dei
collaboratori con i quali condivido le fatiche e le ansie per l’animazione
spirituale e la vitalità religiosa di questa città. Come sapete, da alcuni
giorni egli è degente presso il policlinico “Agostino Gemelli”, ma io so bene
come la forzata sua assenza, dovuta alle precarie condizioni di salute, non gli
impedirà di essere accanto a voi e a me, come accanto ai vescovi ausiliari e a
tutti i sacerdoti dell’Urbe, sia nel corso del Convegno internazionale della
gioventù sia nei riti dell’imminente Settimana Santa.
Penso che sia nostro comune dovere ricambiare questa relazione di comunione con
lui, facendo in modo che in quest’ora di prova egli senta il calore della
carità di tutti coloro, e sono tanti, che hanno un debito di gratitudine
verso il caro cardinale. Anche la vicina ricorrenza del suo giorno onomastico,
dovrà spingere a sentire più vivo tra noi questo spirito e vincolo di morale ed
ecclesiale unità.
Da parte mia, desidero manifestare e attestare pubblicamente dinanzi a voi il
mio apprezzamento per l’opera tanto premurosa, zelante e fedele che il “nostro”
cardinal vicario ha prestato in questi anni alla Chiesa che è in Roma, sempre in
stretta unione con la Sede apostolica, sempre in attento ascolto delle
molteplici necessità spirituali e sociali della popolazione dell’Urbe nella
varietà delle sue componenti. È un servizio, il suo, per il quale io stesso ho
specialissimi motivi di personale gratitudine, un servizio al cui riconoscimento
so anche associati - e sento vicini a me in questo momento - i miei venerati
predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo I.
Fedeli di Roma, oggi stesso e nei prossimi giorni, noi uniremo le nostre
preghiere in un’invocazione concorde, chiedendo al Signore aiuto e assistenza
per la persona del cardinale infermo, affinché presto si ristabilisca in salute
e possa così riprendere il suo meritorio e solerte ministero.
Interpretando - non ne dubito - i suoi stessi intendimenti e pensieri, desidero
rivolgervi insieme con lui uno speciale augurio pasquale: è lo stesso
augurio che ho inserito nella mia Lettera ai giovani e alle giovani del mondo,
ma che vale sicuramente per tutti i cristiani di qualsiasi età e condizione, e
conviene in maniera particolare ai cristiani dell’Urbe, perché l’ha formulato
l’apostolo Pietro, il primo vescovo della “nostra” città. “Siate sempre
pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1
Pt 3, 15).
Tutti i cristiani, ma in primo luogo quelli di Roma, hanno il dovere
di esser pronti a dare ragione della propria speranza. E quale sia la
speranza ce lo dice ancora San Pietro: è “la speranza viva, alla quale Dio ci ha
rigenerati mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti” (1 Pt 1,
3); è la speranza pasquale, che proprio in questi giorni insieme celebreremo; è
la speranza che s’incontra e si collega con la fede, per la quale tutti noi
dobbiamo vigilare, pregare e operare. Le insidie, infatti, e i pericoli nel
processo incalzante della cosiddetta secolarizzazione non mancano né risparmiano
certo la nostra città. Fratelli e sorelle, ci dice ancora una volta il primo
Papa, “siate temperanti e vigilate. Il vostro nemico, il diavolo . . . va in
giro . . . Resistetegli saldi nella fede” (1 Pt 5, 9).
In unione col cardinale vicario, io riprendo ora e ripeto questi alti
insegnamenti apostolici intorno alla speranza e alla fede, raccomandando di
custodirli gelosamente come un’eredità preziosa, atta non soltanto a preservare
e a mantenere, ma ad abbellire e ringiovanire il volto cristiano di Roma.
Con la rinnovata mia benedizione a tutti io dico: buona Pasqua!
Dal Vaticano, 30 marzo dell'anno 1985.
GIOVANNI PAOLO II
© Copyright 1985 - Libreria
Editrice Vaticana
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