A dieci anni dal Convegno sulle “responsabilità dei cristiani di fronte alle
attese di giustizia e di carità” dei loro fratelli, la diocesi di Roma si
riunisce nuovamente nelle sue varie componenti per riflettere sulle
“disuguaglianze sociali” che affliggono la città e per interrogarsi circa le
misure adatte a ovviare alle incresciose situazioni, in cui versano cospicue
fasce di popolazione. Il presente Convegno si propone di prendere, innanzitutto,
conoscenza esatta delle reali dimensioni dei fenomeni di emarginazione sociale,
rilevabili nella città, per poter elaborare, poi, una concreta strategia di
azione, capace di contribuire efficacemente al loro superamento.
Si è, quindi, pensato di ricorrere all’aiuto di istituti specializzati nelle
analisi sociologiche, per poter fondare su dati precisi ogni successiva proposta
operativa. La conoscenza approfondita delle disfunzioni operanti nel tessuto
sociale è condizione indispensabile per l’individuazione di rimedi che siano in
grado di incidere non solo sulle manifestazioni della disuguaglianza, ma anche
sulle radici di essa.
I sussidi scientifici, tuttavia, non bastano. Fondamentale per il buon esito del
Convegno è lo spirito con cui le varie componenti ecclesiali vi parteciperanno,
come anche il clima in cui si sforzeranno di operare. Lo spirito è quello
dell’apertura: nessuno può restare indifferente, tutti devono sentirsi
coinvolti. Il clima è quello della comunione: ciascuno deve disporre il proprio
animo alla comprensione e al rispetto verso gli altri, evitando critiche
corrosive che finiscono per distruggere la carità.
In particolare, occorre impegnarsi per una presenza attiva dei cattolici nelle
istituzioni sociali, entro le cui strutture essi devono recare una coraggiosa
testimonianza di fede, sforzandosi di iscrivere la legge divina nella città
terrena, secondo gli insegnamenti della dottrina sociale cristiana. Ciò avverrà,
ovviamente, nel pieno rispetto dell’autonomia di tali istituzioni, cui compete
di distribuire beni materiali secondo giustizia, senza indulgere a parzialità o
favoritismi di sorta.
Una seconda linea di impegno sarà quella del sostegno alle iniziative poste in
essere dalla Chiesa come espressione della propria sollecitudine per tutti quei
“piccoli” nei quali Cristo si è identificato (cf. Mt 25, 40). Il
cristiano di ogni tempo ha sempre avuto coscienza di dover vivere il proprio
amore per quel “Dio che non vede” nella dedizione fattiva al proprio “fratello
che vede” (cf. Gv 4, 20). Per questo dal seno della Chiesa, per
iniziativa di suoi figli generosi, sono sbocciate nel corso dei secoli
innumerevoli “opere di carità”, destinate al sollievo delle molteplici
sofferenze che affliggono l’umanità.
Attraverso queste opere si vive e si testimonia concretamente la fede cristiana,
aggiungendo al loro valore sociale la fondamentale significazione religiosa.
I cristiani di oggi possono coltivare sentimenti di legittima fierezza, non
soltanto guardando a quanto è stato fatto nel passato, ma anche volgendo lo
sguardo alle molteplici iniziative che nel mondo contemporaneo la Chiesa
incoraggia e sostiene per venire incontro a forme antiche e nuove di povertà e
di emarginazione. Poiché, tuttavia, la storia cammina e il progresso, insieme
con nuove conquiste, porta pure con sé nuovi mali, occorre che i cristiani della
presente generazione, emulando la generosità e l’inventiva dei loro padri nella
fede, sappiano trovare nuove forme di intervento, capaci di offrire terapie
efficaci per le moderne necessità sociali.
Desidero, pertanto, esortare quanti prenderanno parte al Convegno a dar prova di
grande senso di responsabilità, dapprima, nella valutazione dei risultati
raggiunti in sede di indagine preliminare sulla situazione della città e,
successivamente, nella predisposizione delle concrete linee di azione, atte a
promuovere le condizioni spirituali, che inducano la comunità ad operare
specialmente a favore di coloro che non hanno voce per farsi sentire. La saggia
valorizzazione delle numerose istituzioni ecclesiali già esistenti,
l’intelligente coordinamento delle forze generose espresse dal volontariato, la
coraggiosa capacità di immaginare iniziative nuove in risposta alle nuove
esigenze, consentiranno alla comunità diocesana di essere vicina all’uomo di
oggi con quella partecipazione solidale ed efficace che l’annuncio evangelico
richiede.
Invocando dal Signore su tutti i partecipanti l’abbondanza dei lumi celesti,
affinché il Convegno costituisca un’autentica esperienza di Chiesa e conduca
alla concorde adozione di decisioni coerenti con l’eterno messaggio di Cristo e
con i presenti problemi dell’uomo, invio di cuore a lei, signor cardinale, ai
sacerdoti, ai religiosi e ai laici, raccolti in fraterna condivisione di
sofferenze, di ansie, di speranze, una speciale benedizione apostolica.
Dal Vaticano, 28 novembre 1984, anno VII di Pontificato
IOANNES PAULUS PP. II
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