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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II AI
VESCOVI AMERICANI PARTECIPANTI AL SEMINARIO DI MORALE PROMOSSO DAL
«CENTRO GIOVANNI XXIII»
Ai miei cari fratelli vescovi degli Stati Uniti, del Canada, dell’America
Centrale e dei Caraibi.
È per me una gioia particolare rivolgervi il mio saluto
mentre siete radunati per riflettere ancora una volta sul mistero della vita in
Cristo Gesù. So che la grande generosità dei Cavalieri di Colombo ha reso
possibile a molti di voi di radunarvi per ascoltare, condividere e riflettere
sulle ricchezze della vita vissuta nella grazia di Dio. Questa opportunità,
fornita dal Centro papa Giovanni XXIII, è molto rara, non solo perché tutti voi
avete impegni pressanti, ma anche perché siete separati l’uno dall’altro da
grandi distanze. Spero che valutiate questo tempo che passerete insieme come
un’occasione speciale, quale essa infatti è. Ciò che state facendo qui non sarà
tempo tolto al vostro ministero, ma tempo impiegato a rafforzarlo, poiché, come
vescovi, siete stati chiamati a insegnare, santificare e guidare. Non potete
fare cosa migliore che dare del vostro tempo e la vostra energia, in questa
settimana, per discernere più chiaramente ciò che lo Spirito di Gesù sta
insegnando nella Chiesa. La vostra comprensione di quell’insegnamento toccherà
direttamente la vostra guida della comunità di fede: quella guida, per volontà e
potenza del Signore, avvicinerà a lui il suo popolo, facendo di esso il popolo
santo che è chiamato ad essere.
Nel corso dei prossimi giorni, voi studierete
vari problemi nel vasto ambito della teologia morale. I molteplici problemi del
mondo d’oggi, visti con sempre maggiore urgenza attraverso i moderni mezzi di
comunicazione, riceveranno certamente l’attenzione che meritano ed io non
cercherò ora di elencarli qui. Ciononostante, vorrei offrirvi un contesto nel
quale, e per mezzo del quale, sarete in grado di penetrare la nube talvolta cupa
che ha di tanto in tanto oscurato gli insegnamenti della Chiesa nell’ambito
della moralità e della vita cristiana. Quel contesto non è altro che la persona
del Signore Gesù stesso che ha detto: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv
14, 6). Le sue parole sono sia un fatto che una promessa: non soltanto egli
rappresenta l’unica via alla vita eterna, ma ci dà in pegno la sua stessa
grazia, il frutto della Redenzione, quella perenne potenza effusa nel mondo
mediante la sua croce e risurrezione. Non dovremmo mai cessare di considerare
questa sua grazia: è la sola speranza che abbiamo. Gesù è anche la verità: non
una verità arida, sterile, ma una persona, presente nel nostro mondo proprio
come lo era nel mondo di duemila anni fa. Quando studiamo teologia morale, noi
ci chiediamo: “Che differenza comporta Gesù nella nostra vita?”.
E Gesù è la
vita. I fatti della sua esistenza storica rendono sempre più chiaro questo fatto
centrale: la vita in Cristo Gesù è una vita guidata dalla santità e finalizzata
alla santità, perché Dio, sorgente e fine di tutta la vita, è santo. Più
profondamente, dunque, si può dire, si deve dire: la Chiesa è per la vita! Il
suo magistero è una realtà viva e attiva. Nei membri della Chiesa, uniti
dall’unica fede, sostenuti dalla speranza, e viventi nell’amore, è il Signore Gesù
stesso che è vivo nel mondo. Attraverso il Vangelo la Chiesa predica la vita e
nei sacramenti celebra la vita: la Chiesa è viva nel Signore!
Nessuna meraviglia, dunque, che la vita umana, in tutta la ricchezza della sua
esistenza, sia difesa dalla Chiesa come la realtà sacra che in effetti essa è.
Il vostro studio della teologia morale approfondirà il vostro apprezzamento
della vita. Quando, secondo il vostro ministero nelle Chiese locali affidate
alla vostra sollecitudine pastorale, voi guidate il vostro popolo ad onorare,
difendere, scegliere la vita in tutte le sue dimensioni, voi lo portate a una
sempre più stretta relazione col Dio trino e uno, che è comunità eterna di vita
e di amore. Nel far questo per il vostro popolo, siate certi di non poter
rendergli servizio migliore. Mediante il vostro ministero pastorale non potete
comunicare niente di più prezioso se non una condivisione della vita della
santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo, ai quali sia resa gloria nei
secoli dei secoli.
Dal Vaticano, 25 gennaio 1984.
IOANNES
PAULUS
PP. II
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Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana
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