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SOLENNITÀ DI MARIA SS. MADRE DI DIO E
XXX GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Basilica Vaticana - Mercoledì, 1° gennaio 1997
1. “Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo
chiamerai Gesù” (Lc 1, 31).
Gesù vuol dire “Dio che salva”.Gesù, nome dato da Dio stesso, sta a dire che “in nessun
altro c’è salvezza” (At 4, 12) se non in Gesù di Nazaret, nato da
Maria Vergine. In Lui Dio si è fatto uomo, venendo incontro così ad ogni
essere umano.
“Dio . . . aveva già parlato nei tempi antichi molte
volte . . . ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha
parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1, 1). Questo Figlio è il
Verbo eterno, della stessa sostanza del Padre, fatto uomo per rivelarci il
Padre e per renderci possibile la comprensione di tutta la verità su di noi.
Ci ha parlato con parole umane, ed anche con le sue opere e con la sua stessa
vita: dalla nascita alla morte di croce e alla risurrezione.
Tutto ciò sin dall’inizio provoca meraviglia. Già i
pastori giunti a Betlemme si stupirono di quanto avevano visto, e gli altri
restarono attoniti ascoltando ciò che essi raccontavano del Neonato (cfr Lc
2, 18). Guidati dall’intuizione della fede, essi riconobbero il Messia nel
bambino giacente nella mangiatoia e la povera nascita a Betlemme del Figlio di
Dio li spinse a proclamare con gioia la gloria dell’Altissimo.
2. Il nome Gesù apparteneva sin dall’inizio a colui che
fu chiamato così l’ottavo giorno dopo la nascita. In un certo senso, Egli
portò con sé venendo al mondo questo nome, che esprime in modo mirabile l’essenza
e la missione del Verbo incarnato.
Egli è venuto nel mondo per salvare l’umanità. Quando,
dunque, gli fu imposto questo nome, fu rivelato al tempo stesso chi era e
quale sarebbe stata la sua missione. Molti in Israele avevano questo nome, ma
Lui lo portò in un modo unico, realizzandone in pienezza il significato:
Gesù di Nazaret, Salvatore del mondo.
3. San Paolo, come abbiamo ascoltato nella seconda Lettura,
scrive: “. . . quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio
nato da donna, nato sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli”
(Gal 4, 4-5). Il tempo è congiunto al nome di Gesù sin dall’inizio.
Questo nome Lo accompagna nella sua vicenda terrena immersa nel tempo, ma
senza che Egli sia ad essa soggetto, poiché in Lui c’è la pienezza del
tempo. Anzi nel tempo umano Dio ha recato la pienezza, entrando con essa nella
storia dell’uomo. Non è entrato come un concetto astratto. È entrato come
Padre che dà la vita, - una vita nuova, la vita divina - ai suoi figli
adottivi. Per opera di Gesù Cristo noi tutti possiamo partecipare alla vita
divina: figli nel Figlio, destinati alla gloria dell’eternità.
San Paolo approfondisce poi questa verità: “E che voi
siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo
Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!” (Gal 4, 6). In noi,
uomini, la divina figliolanza proviene da Cristo e si attua per opera dello
Spirito Santo. Lo Spirito viene per insegnarci che siamo figli e allo stesso
tempo per rendere effettiva in noi questa figliolanza divina. Il Figlio è
colui che con tutto il suo essere dice a Dio: “Abbà, Padre”.
Stiamo toccando qui il culmine del mistero della nostra
vita cristiana. Il nome “cristiano” indica in effetti un nuovo modo di
essere: esistere a somiglianza del Figlio di Dio. Come figli nel Figlio,
partecipiamo alla salvezza, la quale non è soltanto liberazione dal male, ma
è, prima di tutto, pienezza del bene: del sommo bene della figliolanza di
Dio. Ed è lo Spirito di Dio a rinnovare la faccia della terra (cfr Sal
103[104], 30). Nel primo giorno dell’anno nuovo la Chiesa ci invita a
prendere consapevolezza sempre più profonda di questo. Ci invita a
considerare in tale luce il tempo umano.
4. La liturgia odierna celebra la solennità della Madre di
Dio. Maria è Colei che è stata prescelta per essere Madre del Redentore
condividendone intimamente la missione. Nella luce del Natale, si illumina il
mistero della sua divina maternità. Maria, Madre di Gesù che nasce nella
Grotta di Betlemme, è anche Madre di ogni uomo che viene nel mondo. Come non
affidare a Lei l’anno che inizia, per implorare che sia un tempo di
serenità e di pace per l’intera umanità? Nel giorno in cui si apre questo
nuovo anno sotto lo sguardo benedicente della Madre di Dio, invochiamo per
ciascuno e per tutti il dono della pace.
5. In effetti, da diversi anni ormai, il primo gennaio è
celebrato, per iniziativa del mio venerato predecessore il Papa Paolo VI, come
Giornata Mondiale della Pace. Siamo qui, nella Basilica Vaticana, anche quest’anno,
per implorare il dono della pace per le Nazioni del mondo intero.
È significativa, in tale prospettiva, la presenza degli
illustri Signori Ambasciatori presso la Santa Sede, che saluto con deferenza.
Saluto con affetto anche il Presidente del Pontificio Consiglio della
Giustizia e della Pace, il Cardinale Roger Etchegaray, e tutti i suoi
Collaboratori, mentre li ringrazio per il prezioso contributo che offrono alla
diffusione del messaggio di pace che la Chiesa non si stanca di ripetere.
Quest’anno il tema del Messaggio per questa Giornata è
“Offri il perdono, ricevi la pace”. Quanto è necessario il perdono per
far sbocciare la pace nel cuore di ogni credente e di ogni persona di buona
volontà! Pace e perdono costituiscono come un binomio inscindibile. Ogni
persona di buona volontà, desiderosa di operare instancabilmente all’edificazione
della civiltà dell’amore, deve far proprio questo invito: offri il perdono,
ricevi la pace.
6. La Chiesa prega ed opera per la pace in ogni dimensione:
per la pace delle coscienze, per la pace delle famiglie, per la pace tra le
Nazioni. Essa è sollecita per la pace nel mondo, poiché è consapevole che
soltanto nella pace si può sviluppare in modo autentico la grande comunità
degli uomini.
Avviandoci al termine di questo secolo, in cui il mondo, e
specialmente l’Europa, hanno sperimentato non poche guerre e sofferenze,
come vorremmo che la soglia dell’anno 2000 potesse essere varcata da tutti
gli uomini sotto il segno della pace! Per questo pensando all’umanità
chiamata a vivere un altro anno di grazia, ripetiamo con Mosè le parole dell’Antica
Alleanza: “Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare
il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo
volto e ti conceda pace” (Nm 6, 24-26). Ripetiamo inoltre con fede e
speranza le parole dell’Apostolo: Cristo è la nostra pace! (cfr Ef
2, 14). Confidiamo nell’aiuto del Signore e nella materna protezione di
Maria, Regina della pace. Poggiamo questa nostra speranza su Gesù, nome di
salvezza dato agli uomini di ogni lingua e razza. Confessando il suo nome,
camminiamo fiduciosi verso il futuro. Certi che non resteremo delusi se
confideremo nel santissimo Nome di Gesù.
In te Domine speravi,
non confundar in aeternum.
Amen!
© Copyright 1997 - Libreria
Editrice Vaticana
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