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SANTA MESSA ALLA GROTTA DI LOURDES NEI GIARDINI VATICANI
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 30 giugno 1996
1.
"Canterò per sempre la tua misericordia" (Salmo
resp.).
Queste parole esprimono la
riconoscenza di chi ha sperimentato l’amore misericordioso di Dio: sono le
parole del profeta ricolmato di Spirito Santo, della donna sterile diventata
madre, dell’apostolo eletto dal Maestro. Sono le parole di ogni battezzato,
rigenerato dal mistero pasquale di Cristo.
In realtà, l’esperienza
cristiana è una circolazione di doni che parte da Dio e a Dio ritorna, mediante
Cristo, a lode della sua gloria; una circolazione di misericordia e di
gratitudine, anticipo e profezia del Regno dei cieli. Questa è anche la dinamica
della missione e dell’apostolato.
La prima lettura
dell’odierna Domenica ci ha presentato, dal ciclo del profeta Eliseo narrato nel
Secondo libro dei Re, un episodio che esemplifica il detto di Gesù: "Chi
accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta" (Mt
10, 41). Eliseo, erede dello spirito del
grande profeta Elia, è accolto da una donna di Sunem, la quale agisce con
premurosa ospitalità verso di lui, perché lo riconosce come "un uomo di Dio, un
santo" (2 Re 4, 9).
E da lui riceve, come ricompensa, la promessa di un figlio ormai insperato,
figlio che puntualmente verrà alla luce e, che, in seguito, sarà addirittura
risuscitato dallo stesso Eliseo.
Che cosa sarà stata la vita
di quella donna di Sunem, se non un inno di lode incessante alla misericordia di
Dio, che l’aveva visitata?
2.
"Chi accoglie voi accoglie me" (Mt
10, 40).
L’apostolo del Regno dei
cieli è anzitutto un uomo di Dio, uno che ha fatto esperienza personale del suo
amore ed è chiamato ad annunciarlo. Egli per primo ripete ogni giorno: "Canterò
per sempre la tua misericordia". In tal modo, l’apostolo diventa anche
dispensatore della grazia di Dio e testimone della sua fedeltà, così da
suscitare in quanti accolgono il suo messaggio il medesimo cantico di lode.
Il brano evangelico, che
abbiamo appena ascoltato, costituisce la parte finale del cosiddetto "discorso
apostolico" del Vangelo di Matteo. Esso presenta il criterio fondamentale e
sintetico dell’esistenza apostolica, vale a dire il primato di Dio, diventato,
nella Nuova Alleanza, il primato di Cristo, il Figlio di Dio incarnato.
L’apostolo ha "perduto la sua vita" (Mt
10, 39) per Cristo; diventando suo discepolo
si è fatto "piccolo" ed ora può essere strumento della sua misericordia verso
tutti coloro che lo accolgono nel nome del Signore.
3.
"Anche voi, consideratevi morti al peccato, ma
viventi per Dio, in Cristo Gesù" (Rm
6, 11)
Carissimi Fratelli e
Sorelle, ogni discepolo è chiamato ad essere apostolo del Vangelo, in virtù del
battesimo, di cui ci ha parlato l’apostolo Paolo nella sua Lettera ai Romani.
Cristo ha "perduto la sua vita" e l’ha ricevuta rinnovata dal Padre, per
riversarla, nello Spirito Santo, in quanti credono in Lui. Il suo "battesimo"
nella morte (cf. Lc 12, 50)
è principio del nostro battesimo, la sua risurrezione principio per noi di un
cammino di vita nuova, incentrata sul rapporto con Lui, che conferisce pienezza
di significato e di valore ad ogni altro vincolo umano.
Volgiamo lo sguardo,
carissimi, alla Vergine Maria: Ella è stata "battezzata" nel mistero pasquale di
Cristo fin dal primo istante del suo concepimento: per questo è l’Immacolata. A
Lei si rivolga la nostra invocazione, affinché ci ottenga di cantare in ogni
tempo la misericordia del Signore.
Amen!
© Copyright 1996 - Libreria
Editrice Vaticana
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