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VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA
OMELIA DI
GIOVANNI PAOLO II
Basilica Vaticana -
Sabato Santo, 6 aprile 1996
1.
Lumen Christi!
"La luce splende nelle tenebre, ma le
tenebre non l’hanno accolta" (Gv
1, 5).
Così si esprime il Prologo del
Vangelo di Giovanni, sintetizzando efficacemente il dramma del rifiuto di Cristo
al momento del suo ingresso nel mondo. Ma in questa notte, la notte di Pasqua -
secondo le Scritture e al di là di ogni umana attesa - si verifica il contrario:
la luce vince le tenebre.
Ecco il primo gesto simbolico della
solenne Veglia pasquale: il diacono porta il cero, simbolo di Cristo luce del
mondo, all’interno della basilica immersa nel buio. Dal "fuoco nuovo" di questo
cero vengono accese le fiammelle di alcune candele, e da queste, a poco a poco,
le candele di tutti i fedeli, finché il tempio si trova ricolmo di luce.
Il diacono, allora, canta il Preconio
pasquale, che è l’inno a Cristo-Luce. Nella notte viene innalzata la lode al
Redentore, che dalle tenebre ci ha condotti alla mirabile luce di Dio (cf.
1 Pt 2, 9).
2.
"O felix culpa, quae talem ac tantum meruit habere
Redemptorem! Felice colpa, che meritò di avere un così grande Redentore!"
(Preconio pasquale).
Tanto grandi sono la gioia e la
meraviglia per la salvezza ricevuta in dono, che la colpa stessa appare degna di
essere benedetta!
Che cosa sono, infatti, le tenebre se non
il simbolo del peccato e della morte?
E che cos’è la luce se non il simbolo
della vita che vince la morte?
La notte di Pasqua, "notte beata" (beata
nox) è testimone di questa vittoria.
"Andarono le tre Marie,
portando unguenti preziosi
per ungere il corpo di Cristo,
e rendergli la lode e la gloria.
Camminando dicevan fra loro:
C’è lì una pietra sì grande,
chi ce la toglierà?" (da un antico canto pasquale polacco).
Le donne, giunte al sepolcro per prime,
videro rotolata la pietra tombale. Ed a loro apparve un angelo: "Non abbiate
paura, voi! - disse loro - So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È
risorto" (Mt 28, 5-6).
A Pasqua i simboli cedono il passo alla
realtà: "La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta" (Gv
1, 5): la Vita è stata uccisa, inchiodata ad
una croce. Ma "in lui era la vita e la vita era la luce degli uomini" (Gv
1, 4). Ed ora nel Cristo risorto la luce
finalmente risplende. Lumen Christi. Era necessario che si facesse "buio su
tutta la terra" (Mt 27, 45),
perché la Luce brillasse in tutto il suo fulgore. La Vita doveva morire, perché
potesse vivificare tutte le cose.
3.
Nella Veglia pasquale, la Chiesa si rivolge ai
catecumeni, che si apprestano a ricevere il Battesimo, con le parole
dell’apostolo Paolo:
"Quanti siamo stati battezzati in Cristo
Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del battesimo siamo
dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu
risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo
camminare in una vita nuova... Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche
vivremo con lui... Consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo
Gesù" (cf. Rm 6, 3-4.8.11).
Queste parole risuonano in modo singolare
per voi, carissimi Fratelli e Sorelle, che tra poco sarete battezzati e segnati
col sacro Crisma. Per la prima volta vi accosterete alla Mensa eucaristica. A
voi giunga con speciale affetto il mio saluto!
Accogliendovi, intendo salutare le Chiese
e i Paesi da cui provenite: la Corea del Sud, la Francia, il Giappone, l’Italia,
la Repubblica Popolare di Cina, gli Stati Uniti d’America e il Vietnam.
La luce di Cristo è per tutti i popoli, e
voi, in questa Celebrazione, costituite in qualche modo la risposta delle
Nazioni del mondo intero alla nuova evangelizzazione.
Nel fatto che sette di voi, su dieci,
provengono dall’Asia, possiamo leggere un segno del grande desiderio di Cristo e
della Chiesa di incontrare le popolazioni e le culture di quell’immenso
continente, ricco di storia e di nobili tradizioni.
Nessuno abbia timore della luce di
Cristo! Il suo Vangelo è luce che non mortifica, ma sviluppa e realizza
pienamente quanto di vero, di buono, di bello è presente in ogni umana cultura.
Il Vangelo di Cristo è per l’uomo, per la vita, la pace, la libertà di ogni uomo
e di tutto l’uomo. Di questo, carissimi catecumeni, siate voi stessi testimoni,
animati dallo Spirito Santo che tra poco sarà effuso con abbondanza nei vostri
cuori.
4.
Battesimo significa "immersione". Essere battezzati
significa essere "immersi" nel mistero dell’amore di Dio, sgorgato dal cuore
trafitto del Crocifisso.
La grande Veglia pasquale è, nell’anno
liturgico, il momento battesimale per eccellenza. In essa il simbolo della luce
si unisce a quello dell’acqua e ricorda che tutti noi siamo rinati dall’acqua e
dallo Spirito Santo, per partecipare alla vita nuova, rivelata mediante la
risurrezione di Cristo.
"In lui è la vita, e la vita è la luce
degli uomini" (cf. Gv 1, 4).
O vere beata nox!
Notte veramente beata,
che porti agli uomini la luce di Cristo!
Notte che splendi senza confini,
illumina di speranza e di pace
ogni angolo della terra!
Amen.
© Copyright 1996 - Libreria
Editrice Vaticana
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