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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SANTA
MARIA « CAUSA NOSTRAE LAETITIAE
»
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
I Domenica di Quaresima, 25 febbraio 1996
1.
"Come per la disobbedienza di uno solo
tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno
solo tutti saranno costituiti giusti" (Rm
5, 19).
In questa prima domenica di
Quaresima la Liturgia riprende e sviluppa i temi proposti il Mercoledì delle
Ceneri, come quello contenuto nelle parole di san Paolo: Dio trattò Cristo da
peccato in nostro favore (cf.
2 Cor 5, 21). Sono parole sconvolgenti!
Oggi, nella seconda Lettura, tratta dalla Lettera ai Romani, l’Apostolo sviluppa
la meditazione sul peccato e sulla morte: "Come a causa di un solo uomo il
peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la
morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato" (5, 12).
In questo importante testo
paolino, che parla del peccato originale e della peccaminosità ereditata
dall’iniziale caduta, è chiara la relazione tra "uno" e "tutti", tra Adamo e
l’umanità.
2.
Il primo peccato della storia, il peccato
originale, si inscrive nel mistero stesso dell’uomo, creato ad immagine e
somiglianza di Dio. Il Libro della Genesi mostra come proprio sulla base della
primordiale elevazione dell’uomo, creato da Dio maschio e femmina, venga
sperimentato per la prima volta il cattivo uso della libertà.
Entrambi, la donna e l’uomo,
cedono alla tentazione e si ribellano al piano divino. È importante, a
questo riguardo, mettere in luce non soltanto ciò che essi fanno, ma
anche perché lo fanno. Il tentatore agisce anzitutto in modo che ambedue
trasgrediscano il comandamento loro assegnato dal Creatore nel paradiso
terrestre con la manifesta coscienza di agire contro la volontà di Dio.
Il serpente insinua in loro questo pensiero: "Dio sa che, quando voi ne
mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il
bene e il male" (Gn 3, 5).
Dunque, il primo peccato è
stato commesso non soltanto andando contro la volontà del Creatore, ma, molto
di più, con la chiara intenzione di appropriarsi di ciò che appartiene
unicamente a Dio stesso. Infatti in Lui si fonda la distinzione tra ciò che è
buono e ciò che è cattivo. Egli stesso, supremo Legislatore, è la fonte di
tutto l’ordine morale. Il tentatore rinnega questa verità, questo fondamentale
principio di ragione e di fede, e cerca di instillare nei progenitori la propria
ribellione. Purtroppo, riesce nel suo malvagio intento, suggerendo
indirettamente ad Adamo ed Eva: sarete voi stessi a decidere ciò che è bene e
ciò che è male; sarete come Dio!
3.
Il peccato è entrato nel mondo a causa di una
disobbedienza: la disobbedienza dei nostri progenitori, divenuta retaggio di
tutti gli uomini, ha propagato la morte all’intera umanità: "Per la caduta di
uno solo la morte ha regnato... Per la disobbedienza di uno solo tutti sono
stati costituiti peccatori" (Rm
5, 17.19),
perdendo così la giustizia originale.
Per mezzo di Cristo,
tuttavia, viene la giustificazione: "Per l’opera di giustizia di uno solo si
riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita... Per
l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti" (Rm
5, 18-19).
Noi sappiamo e crediamo che
questo "uno solo" è Cristo, Colui che per noi si fece "obbediente fino
alla morte e alla morte di croce" (Fil
2, 8).
4.
Carissimi Fratelli e Sorelle della Parrocchia di
Santa Maria Causa Nostrae Laetitiae! Sono molto lieto di trovarmi in
mezzo a voi all’inizio dell’itinerario quaresimale, che ci prepara alla Pasqua,
al mistero della morte e della risurrezione di Cristo, da cui siamo
giustificati.
Vi saluto tutti con affetto.
Il mio pensiero va anzitutto al Cardinale Vicario, al Vescovo Ausiliare
incaricato della pastorale del Settore Est, al Parroco, Don Elvio Ferri, ed ai
sacerdoti che con lui collaborano nel ministero pastorale. Rivolgo un
particolare saluto ai membri dei numerosi Istituti religiosi presenti in
Parrocchia. Ad essi, che costituiscono una singolare ricchezza per la vita della
Comunità, raccomando di operare in stretta collaborazione, nel rispetto degli
specifici carismi, perché l’annunzio del Vangelo giunga in ogni angolo del
vostro vasto quartiere.
Saluto, poi, i componenti
del Consiglio Pastorale, gli aderenti ai vari gruppi di catechesi e quanti
curano l’animazione liturgica e coloro che si dedicano al servizio della carità.
Mentre esprimo apprezzamento per quanto già state compiendo al fine di rendere
più viva ed accogliente la vostra Comunità, esorto tutti a proseguire con
impegno generoso nelle varie attività parrocchiali, preparandovi alla
missione cittadina, che dovrà interessare ogni persona, ogni famiglia ed
ogni ambiente sociale, per portare dappertutto l’annunzio di Cristo, Redentore
dell’uomo.
5.
Carissimi Fratelli e Sorelle! La vostra Parrocchia
è situata all’estrema periferia di Roma e, come tante altre, ha urgente
necessità di rifondare la propria pastorale. So che lo avete compreso e
che state lavorando senza lasciarvi scoraggiare dalle difficoltà. Anch’io mi
congratulo con voi e vi incoraggio ad andare avanti con fiducia, sempre attenti
alle autentiche esigenze della Parrocchia e della zona, composta da quartieri
fra loro diversificati: il Villaggio Breda, il Consorzio di Torre Gaia e il
Papillo. Si tratta di realtà umane e ambientali diverse, dove non mancano,
purtroppo, situazioni delicate e difficili, con anziani soli, famiglie
disgregate e ragazzi abbandonati a se stessi. In considerazione di questa
diversità di condizioni, si rende necessaria una pastorale differenziata,
un annunzio del Vangelo che giunga alle singole persone con modalità specifiche.
È chiaro che tale compito
non può essere soltanto dei sacerdoti, ma va fatto proprio dall’intera Comunità.
Ecco perché la vostra Parrocchia deve sentirsi una vera famiglia spirituale e
soggetto attivo di evangelizzazione, come il Sinodo diocesano ha chiesto di
essere ad ogni Parrocchia romana. In questo modo potrete giungere veramente a
tutti, aiutando ciascuno a scoprire la bellezza e la gioia di appartenere a
Cristo e alla sua Chiesa.
La vostra Parrocchia è
dedicata a Maria Santissima Causa Nostrae Laetitiae; Maria è causa della
nostra letizia perché ci porta la vera gioia, la vera letizia: Gesù, Verbo di
Dio e Salvatore del mondo.
Carissimi Fratelli e
Sorelle, sappiate essere anche voi, come Maria, portatori dell’autentica
letizia, della vera gioia: portatori di Gesù negli ambienti in cui vivete ed
operate.
6.
"Ubi abundavit peccatum, superabundavit gratia"
(Rm 5, 20).
La sovrabbondanza della
grazia, che vince il potere del peccato, si è realizzata per opera di Cristo,
obbediente fino alla morte di croce. All’inizio della Quaresima la
Liturgia ci mostra come l’obbedienza di Cristo sia presente fin dai primi
momenti della sua missione messianica quando, dopo il battesimo nel Giordano
conferitogli da Giovanni il Battista, Egli intraprende il digiuno di
quaranta giorni. Al termine di tale periodo di solitudine Satana tenta il
Signore, come una volta aveva tentato i progenitori nel paradiso terrestre.
Cristo, il nuovo Adamo,
venuto nel mondo per redimere il peccato del primo Adamo, vince la tentazione,
che nell’esistenza umana è la via che conduce al peccato. Egli sconfigge il
tentatore: "Vattene, Satana! Sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo
rendi culto"" (Mt 4, 10).
Queste parole sono anche un preannunzio della sua definitiva vittoria sul
peccato e sulla morte.
Fissando da oggi lo sguardo
della mente sul mistero che l’odierna Liturgia ci presenta, facciamo nostra
l’invocazione del Salmista: "Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno
spirito saldo" (50,12). Possa davvero il Signore purificare il nostro spirito
durante l’itinerario quaresimale, affinché giungiamo a celebrare con cuore ed
animo rinnovati la grande festa della Pasqua.
Questo è il mio augurio che
lascio alla vostra Comunità.
Amen!
© Copyright 1996 - Libreria
Editrice Vaticana
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