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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SAN CLETO PAPA
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 28 gennaio 1996
1. "Beati i poveri in spirito, perché di essi è
il Regno dei cieli" (Mt 5, 3).
Queste parole, che leggiamo nel Discorso
della Montagna, secondo la versione dell’evangelista Matteo, costituiscono in un
certo senso il pensiero guida di tutta la Liturgia odierna. Cristo dice: "Beati
i poveri in spirito". Lo stesso udiamo nel ritornello del Salmo responsoriale:
"Beati i poveri in spirito". Analogo concetto viene espresso nella prima
Lettura, tratta dal Libro del profeta Sofonia: vi si loda "un popolo umile e
povero" che "confida nel nome del Signore" (cf.
Sof 3, 12).
Chi sono i poveri in spirito? Non si
tratta prima di tutto di povertà materiale. Secondo la Sacra Scrittura, la
povertà in spirito concerne coloro che vivono in una prospettiva soprannaturale:
vivono nel mondo, lavorando e cercando di guadagnarsi il pane quotidiano, ma
allo stesso tempo sono consapevoli che ogni bene proviene da Dio. Anche il bene
temporale, da loro prodotto con il sudore della fronte, è dono di Dio. Poveri in
spirito sono coloro che non attribuiscono a se stessi né ciò che sono, né quanto
possiedono. Riconoscono, infatti, che tutto hanno ricevuto dalle mani di Dio,
solitamente attraverso l’apporto degli altri. Non si vantano dunque, ma lodano
il Signore per il bene che nella vita riescono a conseguire, e in questo modo
vivono nella verità. Si potrebbe dire che povero in spirito è proprio chi vive
nella verità e mediante essa diventa capace di accogliere beni sempre più
grandi.
Gesù assicura che i poveri in spirito
possiedono il Regno dei cieli. In effetti, l’atteggiamento interiore di povertà
rappresenta un’accesso sicuro al possesso del Regno dei cieli. In un certo senso
crea nell’uomo lo spazio interiore necessario per diventare partecipe della vita
e della felicità di Dio.
2. Carissimi Fratelli e Sorelle! È passato poco più di
un mese dalle feste del Natale. La nascita di Gesù come, del resto, tutta la sua
vita, offrono una significativa conferma di questa beatitudine. Cristo venne nel
mondo povero, visse nella povertà e morì sulla croce spogliato di tutto. In
questa beatitudine Cristo esprime se stesso. E contemporaneamente si rivolge a
noi perché lo imitiamo, accogliendo nella nostra vita lo stesso ordine di valori
e vivendo nella sua stessa prospettiva.
I poveri in spirito sono oggetto
particolare dell’elezione divina. In questo senso, come leggiamo nella seconda
Lettura, san Paolo scrive oggi ai Corinzi: "Dio ha scelto ciò che nel mondo è
stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per
confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e
ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa
gloriarsi davanti a Dio" (1 Cor
1, 27-29). Il poeta Adam Mickiewicz domanda:
"Che cosa sono davanti al tuo volto?", e risponde: "Polvere e nulla".
Povertà in spirito indica, secondo il
Vangelo, quasi un tipico spazio che l’uomo apre all’azione divina, permettendole
di dispiegare la sua potenza salvifica. Lo proclama il Salmo responsoriale: "Il
Signore ridona la vista ai ciechi, /il Signore rialza chi è caduto, /il Signore
ama i giusti, /il Signore protegge lo straniero. /Egli sostiene l’orfano e la
vedova ( . . .) /. Egli è fedele per sempre, /rende giustizia agli oppressi, /dà il
pane agli affamati. /Il Signore libera i prigionieri" (Sal
145[146] , 8-9.6-7).
Il Regno di Dio si attua in vari modi:
quando l’uomo gli apre lo spazio interiore dell’anima, quando non è pieno di sé,
ma si apre alla Pienezza con un atteggiamento di umiltà, perché in lui venga
lodato Dio stesso. Allora l’uomo vive della verità della Redenzione, come
leggiamo nella Lettera di san Paolo: "Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù,
il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia,
santificazione e redenzione" (1 Cor
1, 30).
3. "Considerate, infatti, la vostra vocazione,
fratelli"! ( 1 Cor 1, 26).
Quel che viene proclamato dall’odierna
Liturgia, deve indicarci qual è la nostra vocazione e che cosa è la nostra
vocazione. La vocazione cristiana si realizza, infatti, nel mettere in pratica
le otto beatitudini, secondo il Discorso della Montagna. Realizziamo questa
vocazione, quando cerchiamo di essere poveri in spirito, quando siamo afflitti e
miti, quando abbiamo fame e sete di giustizia, siamo misericordiosi e
conserviamo la purezza del cuore, quando ci adoperiamo per diffondere la pace e
quando siamo disposti a sopportare le persecuzioni per la giustizia. La vita,
secondo questo programma, ci permette di liberarci da noi stessi, dall’amor
proprio; ci permette di aprirci all’azione di Dio che vuole rendere nobile ogni
dimensione della nostra esistenza.
Perché il Signore possa compiere questo,
dobbiamo essere disponibili ad accogliere la sua azione santificatrice. Le
Beatitudini indicano che ciò si compie a prezzo di non pochi sacrifici. "Beati
voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta
di male contro di voi per causa mia" (Mt
5, 11). In mezzo a tante esperienze della
vita, l’anima è chiamata a nobilitarsi sempre più aprendosi al bene più prezioso
preparatole da Dio: il bene della grazia. Aggiunge Gesù: "Rallegratevi ed
esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli" (Mt
5, 12).
4. Risuonano tra noi queste parole di Cristo,
carissimi Fratelli e Sorelle della Parrocchia di san Cleto Papa, mentre ci
troviamo raccolti attorno all’altare per la celebrazione eucaristica. Sono lieto
di incontrarmi con voi e vi saluto tutti cordialmente. In particolare, saluto il
Cardinale Vicario, il Vescovo Ausiliare di Settore, il vostro parroco Padre
Paolo Busetti e con lui la Congregazione di Gesù Sacerdote alla quale, fin dal
1958, è affidata la cura pastorale della parrocchia. Saluto le suore della
medesima Congregazione che con generosità affiancano i presbiteri nel lavoro
pastorale, come pure i laici impegnati in molteplici attività apostoliche:
l’Azione Cattolica giovani e ragazzi, gli Scouts, il gruppo dell’Apostolato
della preghiera, l’Associazione san Vincenzo, il gruppo sposi ed i catechisti
parrocchiali, il Consiglio per gli affari economici ed il Consiglio Pastorale.
Mi rallegro con voi che, grazie all’aiuto
dei vostri sacerdoti, cercate di approfondire la spiritualità "sacerdotale",
propria di tutti i battezzati. Si tratta di una spiritualità che pone
l’Eucaristia al centro della vita e considera la preghiera come il respiro di
tutto l’essere. Si diventa così adoratori fedeli di Dio e coraggiosi missionari
del Vangelo tra i fratelli.
Questa spiritualità fondata
sull’Eucaristia, vivificata da incessante orazione e animata da sincera
dedizione verso il prossimo è, per sua natura, missionaria e risulta pertanto di
grande aiuto per la missione cittadina che la Chiesa di Roma si prepara ad
intraprendere in vista del prossimo Giubileo.
La vita spirituale non può esaurirsi nel
rapporto personale con Dio, ma, quando è autentica, apre il cuore alle necessità
del mondo intero. E qual è la priorità pastorale, oggi, se non l’annunciare il
Vangelo a chi ancora non lo conosce o forse, avendolo un giorno conosciuto, lo
ha messo praticamente ai margini della sua esistenza?
Carissimi Fratelli e Sorelle! Questa è la
nostra impellente missione: testimoniare ed annunciare il Vangelo della Carità.
Missione urgente in vista anche del grande Giubileo del Duemila. Fuori di Dio o,
peggio, contro Dio, non si costruisce il vero bene dell’uomo, come dimostrano in
modo significativo le vicende di popoli e nazioni, dove l’ateismo ha provocato o
continua, purtroppo, a produrre sopraffazione del forte sul debole, mancanza di
amore e di perdono, distruzioni, guerre e morte.
Fratelli e Sorelle della Parrocchia di
san Cleto Papa, rimanete sempre fedeli alla vostra missione. "Considerate
attentamente la vostra vocazione".
5. Considerare la propria vocazione vuol dire, secondo
la Liturgia odierna, comprendere ed approfondire i valori umani e cristiani,
presenti nella propria vita ed ordinarli secondo una giusta gerarchia. È allora
che noi veramente cerchiamo Dio, come ci è stato raccomandato nella prima
Lettura: "Cercate il Signore voi tutti, poveri della terra, che eseguite i suoi
ordini; cercate la giustizia, cercate l’umiltà" ( Sof
2, 3), "confidate nel nome del Signore" (cf.
Sof 3, 12).
Quale profondo significato riveste la
vocazione cristiana! Quale sfida e quale invito essa costituisce per noi! Come
non chiedere a Dio che la nostra vita si formi quotidianamente secondo lo
spirito delle otto beatitudini? Solo maturando in tale spirito siamo in grado di
consolidare il vero bene nel mondo e di prepararci al Regno dei cieli.
O Signore,
fa’ che possiamo crescere
alla scuola del Tuo Figlio Gesù,
mite e umile di cuore,
per essere associati,
oggi e sempre alla sua beatitudine.
Amen!
© Copyright 1996 - Libreria
Editrice Vaticana
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