 |
MOMENTO DI PREGHIERA PER I SOMMI
PONTEFICI DEFUNTI
MEDITAZIONE DI GIOVANNI PAOLO II
Solennità di Tutti i Santi Grotte Vaticane -
Mercoledì, 1° novembre 1995
1. “Urbi et Orbi”... È un’antica tradizione la solenne Benedizione che il
Vescovo di Roma imparte “alla città e al mondo” in alcune grandi occasioni,
come, ad esempio, a Natale e a Pasqua. “Alla città e al mondo” si allarga il mio
pensiero oggi, solennità di Tutti i Santi. Quarantanove anni fa fui ordinato
sacerdote ed unisco questo ricordo personale alla memoria dei defunti “della
città e del mondo”.
Il giorno di oggi e quello di domani parlano del mistero della Chiesa che
trascende il tempo. La Solennità di Tutti i Santi ci fa pregustare la definitiva
comunione che costituisce l’eredità dei salvati nel regno del Padre. La memoria
dei defunti ci fa guardare verso quanti ancora si stanno purificando, per essere
degni di vedere Dio faccia a faccia. Così, dunque, la Solennità di Tutti i Santi
e il ricordo dei fedeli defunti formano come un solo richiamo alla preghiera:
preghiera di gloria e di lode, il Te Deum celeste, preghiera d’impetrazione per
chi attende il nostro ricordo davanti a Dio. Lo attendono i resti mortali di
tanti Pontefici, che in questo luogo, sul Colle Vaticano, nell’area di un antico
cimitero romano, riposano accanto alla tomba di Pietro; lo attendono quanti sono
sepolti nei cimiteri di Roma e del mondo intero: “Urbis et Orbis”...
2. Mi soffermo, dunque, in preghiera presso le tombe dei miei predecessori,
prima di tutto di quelli vissuti nel ventesimo secolo: Giovanni Paolo I, Paolo
VI, Giovanni XXIII, Pio XII, Pio XI, Benedetto XV, San Pio X e Leone XIII.
Ricordandoli nel mistero della comunione dei Santi, vorrei abbracciare con la
memoria il servizio da loro reso alla Chiesa lungo questo secolo che volge ormai
al termine. Per loro domandiamo, carissimi Fratelli e Sorelle, la luce eterna e
il riposo in Dio: “Buon Gesù e Signore nostro, dona loro l’eterno riposo.
Splenda ad essi la luce perpetua là dove si trovano tutti i santi”. Queste
semplici parole di un canto polacco ben esprimono la verità dell’odierna festa e
della commemorazione dei defunti.
“Ricordati, o Signore, di liberare la tua Chiesa da ogni male e di renderla
perfetta nel tuo amore. Raccogli dai quattro venti la Chiesa che tu hai
santificato, nel regno che le hai preparato” (Didachè). La Chiesa pellegrina nel
tempo, che ha il suo centro sul Colle Vaticano, è allo stesso tempo la Chiesa di
Roma e del mondo: “Urbis et Orbis”. Mentre, dunque, ricordiamo tutti coloro le
cui spoglie riposano in questa Basilica e nel vicino Camposanto Teutonico, ci
rechiamo contemporaneamente in pellegrinaggio nei cimiteri di Roma: dal Campo
Verano a Prima Porta, ripetendo: “Buon Gesù e Signore nostro, dona loro l’eterno
riposo”.
3. Da Roma, il ricordo dei defunti si estende al mondo intero. Anzitutto
all’Italia, divenuta patria adottiva della Chiesa col martirio a Roma delle
“colonne” Pietro e Paolo; e poi ai Paesi dell’Europa, dell’Africa, dell’Asia,
del Lontano Oriente, dell’America del Nord, del Centro e del Sud, dell’Australia
e di ogni altra regione del mondo: ovunque i nostri fratelli pregano come noi,
oggi e domani, per chi ci ha preceduto nel passaggio verso la vita eterna.
In particolare, vorrei ricordare i cimiteri in cui riposano i caduti delle
guerre mondiali, i reclusi dei campi di concentramento e dei gulag, sepolti dove
è loro accaduto di concludere l’esistenza terrena, spesso lontano dalla patria.
Con speciale compassione penso alle tombe scavate in questi anni nei Balcani per
le vittime di una guerra fratricida. Non vorremmo dimenticare nessuno: siamo
vicini a tutti coloro che oggi ricordano, piangono e pregano.
4. Al termine di questo pellegrinaggio attraverso i cimiteri di Roma e del
mondo, mi sia permesso di fermarmi nei luoghi da cui provengo, dove sono nato e
dove riposano le persone a me più care: i miei genitori, mio fratello, i
parenti, i miei maestri, educatori e benefattori, i pastori d’anime, gli amici
di vari periodi della vita, ai quali debbo moltissimo. Mi sia lecito ricordare
ancora un luogo tanto importante nella storia della mia nazione: la Cattedrale
di Wawel a Cracovia, nella quale riposano i re polacchi, le grandi guide e i
vati della nazione.
Ciascuno di noi sa quanto deve ai genitori, agli educatori, agli artefici
della cultura, e perciò i luoghi dove riposano le spoglie di queste persone ci
sono particolarmente cari. Li visito col pensiero e col cuore come Vescovo di
Roma. Ricordo non soltanto i miei predecessori nella Sede di Pietro, ma anche i
miei predecessori a Cracovia, Vescovi e Cardinali: del loro patrimonio
spirituale per tanti anni ho beneficiato. E così, mentre vado ricordando, mi
tornano alla mente i canti del “giorno dei morti”, affiorano alle labbra oggi e
domani e per tutto il mese di novembre: “Gesù agonizzante nel Getsemani, che
versi sudore di sangue, le anime nel purgatorio languiscono, il tuo refrigerio
anelano, o Gesù!”. Ed anche: “Salve, Regina del cielo, Madre di misericordia.
Salve, nostra speranza nello sconforto e nel dolore [...]. O Gesù, fa’ che ti
vediamo dopo la morte. O Maria, ottienici quanto desideriamo”.
5. Questa sera e domani, nei cimiteri di Roma e del mondo si avvertirà un
bagliore particolare. I lumi accesi sulle tombe dei defunti rischiarano la
notte: offrono un segno, quasi un anticipo per noi credenti, di quella luce
eterna in cui speriamo e che imploriamo pieni di fiducia per i nostri cari e per
noi stessi, in attesa del giorno in cui il Signore Dio ci chiamerà nel suo
Regno. Amen.
© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana
|