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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN ROMANO MARTIRE
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica, 22 ottobre 1995
1. “Il nostro aiuto viene dal Signore” (Salmo responsoriale).
Il Salmo responsoriale dell’odierna liturgia è un vero e proprio inno alla
Divina Provvidenza. Il Salmista alza gli occhi verso l’alto, fiducioso
nell’aiuto che il Creatore del cielo e della terra gli offre nella necessità:
Colui che veglia incessantemente su Israele, di giorno come di notte, non
permetterà che il piede dell’uomo a lui fedele inciampi. “Il Signore è il tuo
custode, / – continua il Salmo – il Signore è come ombra che ti copre, / e sta
alla tua destra./ Di giorno non ti colpirà il sole, / né la luna di notte./
Il Signore ti proteggerà da ogni male, / egli proteggerà la tua vita./ Il
Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri, / da ora e per sempre” (Sal
120, 5-8).
2. Quest’inno in onore della Divina Provvidenza fa da sfondo a quanto la
liturgia di oggi propone alla nostra riflessione sul tema della preghiera
e, prima di tutto, sulla preghiera di impetrazione.
Nella prima Lettura, tratta dal Libro dell’Esodo, ne abbiamo ascoltato una
particolare espressione. Durante la lotta contro gli Amaleciti Mosè pregava in
cima alla montagna. Quando teneva le mani alzate, prevaleva Israele; quando
invece le abbassava per la stanchezza prendeva il sopravvento Amalek. Poiché gli
si intorpidivano le braccia, Aronne e Cur, che erano con lui, si diedero da fare
per sostenergliele, affinché restassero alzate fino al tramonto del sole. In tal
modo, gli Israeliti riuscirono a sconfiggere gli Amaleciti, non tanto per
superiorità sul campo di battaglia quanto piuttosto per la potenza della
preghiera di Mosè.
Questo racconto del Libro dell’Esodo possiede per noi un indubbio significato
paradigmatico. Il Popolo di Dio pellegrinante sulla terra continua la
propria battaglia camminando verso la “terra promessa” del Regno di Dio. Il
successo di simile lotta, da parte sia della Chiesa che di ogni cristiano,
dipende in misura essenziale dalla preghiera. La preghiera è, infatti,
l’energia spirituale che permette di sconfiggere i nemici che si oppongono
alla nostra salvezza.
3. San Luca nel Vangelo ricorda che l’uomo in preghiera, in un certo senso,
riporta la vittoria su Dio stesso. Ed illustra questo pensiero così
audace mediante una parabola.
In una città – egli racconta – c’era un giudice che non temeva né Dio né gli
uomini. Vi abitava pure una vedova, che si recava con insistenza da lui
chiedendogli: “Fammi giustizia contro il mio avversario” (Lc 18, 3). Quel
giudice ingiusto cedette di fronte alla perseveranza della povera vedova. Diceva
tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa
vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a
importunarmi” (Lc 18, 4-5).
E il Signore conclude: “Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano
giorno e notte verso di lui? Li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà
loro giustizia prontamente” (Lc 18, 7-8). È il medesimo contenuto della
prima Lettura: Dio attende la nostra preghiera per difenderci contro il
male, per aiutarci a superare le contrarietà ed a vincere le lotte della nostra
vita.
4. Sin qui il brano evangelico procede in un’unica direzione, mostrando
l’importanza e l’efficacia della preghiera. Tuttavia Cristo aggiunge alla
fine la seguente domanda, che sembra discostarsi dal contesto: “Ma il Figlio
dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18, 8).
In realtà questa domanda sulla fede è, allo stesso tempo, una domanda
sulla preghiera. Cristo infatti chiede se al momento della sua seconda
venuta troverà la preghiera che scaturisce dalla fede. Domanda che contiene in
sé un’esortazione per ogni credente a far sì che l’orazione costituisca una
importante verifica della sua fede. La Chiesa intera è chiamata a pregare,
perché nella preghiera si manifestano il desiderio e l’attesa del ritorno di
Cristo, del ritorno definitivo di Cristo. Allo stesso tempo, la preghiera pone
in luce la speranza della vittoria del popolo cristiano nei molteplici
combattimenti che accompagnano il pellegrinaggio dell’uomo sulla terra.
5. Carissimi Fratelli e Sorelle! È una grande gioia per me oggi celebrare
l’Eucaristia in mezzo a voi nella Giornata Missionaria Mondiale. Rivolgo un
particolare pensiero al Cardinale Vicario, al Vescovo del Settore, Mons. Enzo
Dieci, al Parroco Don Giuseppe Marciante ringraziandolo per le sue parole
all’inizio, parole accompagnate da diversi colori che manifestano una parrocchia
molto colorata, come pure ai suoi collaboratori nel servizio pastorale della
vostra vivace e generosa famiglia parrocchiale.
Saluto, inoltre, i catechisti, gli animatori e gli aderenti ai vari gruppi
parrocchiali, impegnati nell’azione spirituale e missionaria, nella formazione
dei giovani e nella testimonianza della carità.
So che da tempo desiderate di poter disporre di una Chiesa e di ambienti più
adeguati alle esigenze pastorali e sociali di questo quartiere ad alta densità
abitativa e con molteplici attività commerciali. Auspico che presto si realizzi
questa vostra legittima aspirazione. Vi auguro soprattutto, cari Fratelli e
Sorelle, di essere un’autentica comunità ecclesiale, pienamente inserita nel
territorio, impegnata nella nuova evangelizzazione, capace di portare ogni
persona a contatto con Cristo e di promuovere una rinnovata cultura della
riconciliazione e della solidarietà.
Questi sono i miei auguri per la vostra comunità nel giorno anniversario
dell’inizio del mio Ministero petrino nella Sede di Roma. Diciassette anni fa:
era il 22 ottobre come oggi, era una domenica come oggi, ma era un’altra piazza,
Piazza San Pietro. Oggi siamo in una piazza in mezzo a grandi palazzi e così si
vede che la Chiesa di Roma, attraverso questi palazzi, non ha solo ampiezza, ma
anche altezza, diversi piani. Tutti questi piani presentano le persone, le
famiglie, le comunità e la Chiesa di Roma. Saluto la Chiesa di Roma, oggi, nella
vostra parrocchia, su questa piazza.
6. Cari fedeli di San Romano Martire! Nel programma pastorale di quest’anno
avete posto ancor più in risalto la centralità dell’Eucaristia nella vita
del credente. Proseguite in questo significativo impegno: tutta la vostra
esistenza diventi una continua preghiera, come ci ricorda opportunamente la
liturgia di questa domenica.
Nel canto al Vangelo abbiamo ripetuto: “La parola di Dio è viva, efficace
e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb 4, 12). Questa
espressione della Lettera agli Ebrei in un certo senso è collegata con la
seconda Lettura, presa dalla seconda Lettera di san Paolo a Timoteo. In essa
l’Apostolo esorta il suo discepolo ad attingere abbondantemente dalla Sacra
Scrittura la sapienza che porta alla salvezza mediante la fede in Gesù Cristo.
Il battezzato deve, infatti, costantemente approfondire questa sapienza, se
vuole diventare un uomo perfetto, pronto a compiere ogni opera buona (cf. 2
Tm 3, 16). In particolare, deve progredire in questa sapienza divina colui
che, come Timoteo, è chiamato ad annunziare la Parola di Cristo ai fratelli. “Annunzia
la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci,
rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina” (2 Tm 4, 2). Proprio
in tal senso la parola di Dio è viva ed efficace, come afferma il Canto al
Vangelo.
7. Anche questa parte della Liturgia della Parola presenta il tema della
preghiera? Sì, ma in un senso diverso rispetto agli altri testi. Essi, infatti,
illustrano la preghiera di impetrazione, mentre questi ultimi brani parlano
piuttosto della preghiera contemplativa, che consiste nella familiarità
con la Parola del Dio vivente, capace di scrutare i sentimenti e i pensieri del
cuore (cf. Eb 4, 12). Nell’ambito della preghiera ecco un elemento
particolarmente importante: si tratta, infatti, non soltanto di presentare a Dio
le necessità ed i desideri d’ogni giorno, ma ancor più di lasciar operare Dio
in noi mediante la sua divina Parola.
L’orazione della mente e del cuore è fondamentale per gli Apostoli e per chi
è inviato ad istruire e guidare i fratelli nella via della piena partecipazione
al Regno di Dio. Per tale motivo san Paolo scrive a Timoteo: “Ti scongiuro
davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti” (2 Tm
4, 1).
L’Apostolo scongiura il discepolo con una parola radicale, per stimolarlo
all’azione apostolica: “Annunzia la parola!” (2 Tm 4, 2). Questa supplica
contiene in un certo senso anche un’esortazione: rimani a contatto con la
Parola di Dio che è viva e dà la vita! Proprio la comunione nella preghiera
ti permetterà di trasmettere fedelmente il messaggio evangelico a quanti ti
ascoltano e di edificare così la Chiesa, affrettando l’avvento del Regno di Dio
sulla terra.
Ciò è specialmente attuale nella Giornata Missionaria Mondiale. Quella di
Paolo è una Lettera missionaria che deve essere letta e meditata in questa
domenica. Si deve dire, tornando a Roma, che essa è stata il primo e principale
centro delle missioni della Chiesa, in tutta l’Europa, specialmente in quella
occidentale, e negli altri Continenti. Si deve mantenere questa missionarietà
della Chiesa romana, ed essa si mantiene. Ringrazio tutti coloro che prendono
parte alla grande opera missionaria della Chiesa di Roma.
La Chiesa deve costantemente adoperarsi affinché il Figlio dell’uomo, quando
ritornerà nella gloria, trovi sulla terra la fede che si esprime nella
preghiera.
fede viva verso Dio, richiamo ad una carità operosa nei confronti dei
fratelli.
Voglio in modo speciale pregare insieme con voi in questa giornata così
importante per me. L’Eucaristia è la preghiera più piena. Celebrando
l’Eucaristia, partecipando a questa grande preghiera di Cristo, noi ci
avviciniamo alla venuta del Signore.
Amen!
© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana
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