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MESSA PER L’INIZIO DELL’ANNO
ACCADEMICO
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Venerdì,
22 ottobre 1993
1. “Parliamo di una sapienza divina” (1 Cor 2, 7).
Diamo oggi inizio all’opera della sapienza. Le Università ecclesiastiche di
Roma e di tutto il mondo hanno come loro compito quello di parlare della
sapienza divina. Ma per trasmettere la sapienza divina bisogna prima
accoglierla: nel proprio intelletto, nel cuore e nella volontà. Bisogna
accogliere la Parola del Dio Vivo.
“Dio, che aveva già parlato... molte volte e in diversi modi per
mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato... per mezzo del
Figlio” (Eb 1, 1-2).
Egli è il Verbo del Padre – la Parola consustanziale al Padre. Così il
Figlio “che è nel seno del Padre” (Gv 1, 18) parla di Dio. Procedendo
dalla Parola, raggiunge il suo culmine l’opera dello Spirito che “scruta... le
profondità di Dio” (1 Cor 2, 10): lo Spirito Santo, Spirito di Verità,
il Paraclito.
2. “Parliamo di una sapienza...” (1 Cor 2, 7).
Non parliamo soltanto della sapienza divina. Noi proclamiamo la sapienza!
Ma ogni sapienza umana non può che balbettare quando si tratta di
proclamare il mistero della sapienza divina, mistero nascosto in Dio
“prima dei secoli” (1 Cor 2 ,7) nel quale Egli stesso ci ha introdotti
per mezzo dell’incarnazione del Verbo. Qui, davanti al mistero del
Verbo, si fermano la scienza e la sapienza dell’uomo. Qui, in questo punto
cruciale, si fermano tutte le umane credenze: “Quelle cose che occhio non
vide, né orecchio udì” (1 Cor 2, 9).
Ed ecco il Verbo Incarnato ci chiama a partecipare al mistero della
Sapienza divina.
L’apice di questa chiamata è la Croce: “Io ritenni – scrive l’Apostolo – di
non sapere altro... se non Gesù Cristo, e questi crocifisso” (1 Cor 2,
2).
Il Verbo Incarnato ci invita a partecipare alla Sapienza divina. Il
messaggio apostolico, nella sua intima natura, è “manifestazione dello Spirito
e della sua potenza, perché la fede non si fondi sulla sapienza umana, ma
sulla potenza di Dio” (cf. 1 Cor 2, 5). Questa è la potenza
pasquale della croce e della risurrezione di Cristo.
3. La “teologia” si trova dunque al centro del servizio che sono chiamate a
svolgere le Università e le Istituzioni ecclesiastiche di Roma e del mondo. La
“teologia” si situa nel cuore stesso del ministero della Chiesa, come
particolare partecipazione, mediante la fede, alla sapienza divina, una
partecipazione alla quale l’uomo è chiamato per la Potenza del Dio Vivo.
“...per mezzo dei profeti, ultimamente... per mezzo del Figlio” (Eb
1, 1-2).
Questo è il centro. Ma questo centro non è chiuso, non è isolato in
uno spazio ristretto. Esso è aperto ad orizzonti vasti. Si innalza
sopra la scienza umana e, nello stesso tempo, la penetra con somma profondità.
Nella fede sappiamo che l’intima sussistenza di tutto ciò che esiste è il
mistero di Dio creatore. È la più recondita interiorità del cuore umano sta
nel mistero divino del Figlio che viene nella potenza dello Spirito di Verità.
Se l’uomo è stato chiamato alla partecipazione di questo Mistero,
allora, in virtù di tale principio, l’intero mondo creato ci è stato donato
e dato come compito. E anche l’uomo medesimo è dato a se stesso: dato come
compito da attuare progressivamente, in questo mondo, nell’evolversi della
storia.
4. L’attività delle Pontificie Università in Roma e in tutta la Chiesa
contiene in sé un peculiare influsso reciproco del pensiero e della parola.
Il lavoro delle Università consiste in un particolare influsso reciproco
del parlare e dell’ascoltare: del parlare creativo che approfondisce la
verità. Ed analogamente avviene per quanto concerne l’ascoltare. Il parlare è
per l’ascoltare. E l’ascoltare è anche crescita del parlare interiore. In tal
modo porta frutti nella persona umana, in tutti noi, il Verbo che si è fatto
carne.
Carissimi fratelli e sorelle, che formate questa grande famiglia, voi siete
chiamati a parlare, a proclamare ogni verità conosciuta dall’uomo. E siete
chiamati ad insegnare attingendo dalle risorse della Sapienza Eterna. Vi aiuti
il Signore a compiere con amore questo vostro servizio. Con tale augurio tutti
vi saluto.
Il mio deferente pensiero va, anzitutto, ai Signori Cardinali Prefetti
delle Congregazioni interessate e ai Gran Cancellieri delle Istituzioni
culturali ecclesiastiche.
Saluto poi i docenti, che, sull’esempio del divin Maestro, sono chiamati ad
essere maestri di verità; e porgo un cordiale benvenuto a voi studenti e
studentesse, che da molti Paesi e da tanti Ordini e Congregazioni religiose
siete venuti in questa città di Roma per ampliare e completare il vostro
itinerario di studio nelle Università e negli Atenei Pontifici.
A tutti auguro che l’entusiasmo con cui vi apprestate ad affrontare questo
Anno Accademico sia accompagnato dallo sforzo perseverante di crescere, con
l’aiuto di Dio, nella formazione umana, culturale e spirituale.
La vostra ricerca, l’azione delle Università si farà così, allo stesso
tempo, un “costruire”. Costruirete saldamente la vostra esistenza sulla
verità che è Cristo.
5. Cristo Signore parla di ciò nell’odierno testo evangelico. Voglia il
Signore che questo “costruire” sia fondato sulla roccia e non sulla sabbia (cf.
Mt 7, 24-26).
Carissimi fratelli e sorelle! È necessario che tutti noi ci lasciamo
pervadere dal santo “stupore” che accompagnava le parole di Cristo:
stupore che accompagnava il suo insegnamento.
Egli solo è il Vangelo divino, capace di ridestare quel salvifico
stupore nella mente e nei cuori di ognuno.
Sia dato pure a noi questa sera di ascoltare ed accogliere “con stupore” la
sua parola di salvezza (cf. Mt 7, 28)! Con essa ci sia dato di vivere
ogni giorno.
Ci sia dato di seguire Cristo!
Amen.
© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana
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