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SANTA MESSA PER L’ORDINAZIONE DI SETTE
NUOVI VESCOVI
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica in Albis, 26 aprile 1992
1. “Questo è il giorno fatto dal Signore” (Sal 118, 24). Questo
giorno si misura col numero di otto giorni: è un giorno che si articola in
un’ottava. L’odierna domenica conclude questo “giorno” pasquale. Lo incorona,
in un certo senso, con la professione di fede di Tommaso, fatta nel cenacolo:
“Mio Signore e mio Dio” (Gv 20, 28). Queste parole contengono tutta la
verità su Cristo. Si trova in esse la pienezza della rivelazione portata a
compimento da Cristo-Messia. In tale pienezza è racchiusa anche la sua
risurrezione. La fede dell’Apostolo convertito diventa la norma della fede
della Chiesa: “perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non
avendo visto crederanno!” (Gv 20, 29).
2. In questo ultimo giorno dell’ottava di Pasqua, Cristo racconta innanzi
tutto con le parole del Salmo liturgico le esperienze dei giorni precedenti:
“Mi avevano spinto con forza per farmi cadere, ma il Signore è stato mio
aiuto. Mia forza e mio canto è il Signore, egli è stato la mia salvezza” (Sal
118, 13-14). La salvezza è passata attraverso la passione. Si è compiuta
nell’umiliazione. Si è avvicinata a tutti gli uomini mediante la debolezza di
Colui che cadeva sotto il peso della croce. In questo modo la salvezza si è
rivelata come il dono di Dio stesso: “Egli è buono”. “Eterna è la sua
misericordia” (Sal 118, 1). È lo stesso Salvatore che proclama questa
verità con le parole del Salmista. Si è compiuta in lui la verità circa la
pietra, che scartata dagli uomini, diventa testata d’angolo della salvezza
dell’umanità (cf. Sal 118,22). “Il Signore è stato mio aiuto” (Sal
118, 13).
3. Agli uomini è difficile credere nel fatto che Egli vive - che è
risuscitato. Anche gli Apostoli che “la sera di quello stesso giorno, il primo
dopo il sabato” (Gv 20, 19), erano presenti nel cenacolo (quando
mancava Tommaso) - anche loro si trovano lì pieni di timore. Cristo allora,
per la prima volta, si presenta ad essi, conservando tutta la semplicità e
naturalezza di prima, come essi Lo avevano conosciuto: però è un Altro. E
saranno necessari tanti incontri come quello - durante i quaranta giorni -
affinché sia vinta la resistenza delle umane abitudini mentali. Può essere
vinta la morte? Può essere vivo Colui che era morto? Sarà necessaria, alla
fine, la potenza dello Spirito Santo, affinché tutto quello che hanno visto e
udito diventi incrollabile certezza.
4. Cristo, però, non tarda e non aspetta. Anticipa il momento della
Pentecoste e già “la sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato”
dice loro: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi . . . Ricevete lo
Spirito Santo” (Gv 20, 21-22). La Chiesa, che oggi ricorda queste
parole, vive continuamente di esse. Queste parole acquistano particolare
attualità quando, nel nome del Signore Risorto e in virtù dello Spirito Santo,
la Chiesa invia coloro che sono gli eredi del mandato apostolico. È quanto
essa fa oggi con voi, cari fratelli, che ricevete l’ordinazione episcopale in
questa Basilica di San Pietro.
La Chiesa manda te, Mons. Crescenzio Sepe, dopo il servizio generosamente
reso in Segreteria di Stato, a occuparti, in qualità di Segretario della
Congregazione per il Clero, dei problemi che riguardano la vita e l’azione
pastorale dei presbiteri e dei diaconi.
La Chiesa manda te, Mons. Antonio Franco, quale Nunzio apostolico, a
portare il conforto e la pace di Cristo, nel vincolo della fraterna unità
cattolica, ai fedeli della nobile nazione Ucraina, che di recente ha
riconquistato l’indipendenza.
Invia te, Mons. Carlo Maria Viganò, quale pro-Nunzio apostolico in Nigeria,
col compito di farti testimone della solidarietà ecclesiale verso le giovani
Chiese di quella grande Nazione africana, condividendo con esse la gioia
dell’annuncio evangelico.
Invia te, Mons. Luigi Travaglino, ad alcuni paesi dell’Africa Occidentale,
perché, come Rappresentante pontificio con sede a Freetown, rechi a quelle
care popolazioni la testimonianza della indefettibile carità della Chiesa, la
quale intende camminare con esse verso la piena attuazione del progetto divino
sulle singole persone e sulle comunità.
La Chiesa manda te, Mons. Tadeusz Rakoczy! Caro Mons. Tadeusz! Oggi inizia
la tua nuova missione. Oggi ricevi la tua parte del mandato apostolico del
Cenacolo. Torni nella terra dalla quale sei uscito, nella neo eretta diocesi
di Bielsko-Zywiec di cui sarai il primo pastore, il primo vescovo ordinario.
Dio ti benedica in questo nuovo cammino, in questa nuova missione intrapresa
dopo anni di servizio assiduo e creativo nella Segreteria di Stato della Santa
Sede.
La Chiesa invia te, Mons. Tadeusz Pieronek! Caro Mons. Tadeusz! Anche tu
ricevi oggi la tua parte del mandato apostolico del Cenacolo. Tu, esimio
canonista, professore dell’Accademia Teologica di Cracovia, segretario
generale del Sinodo pastorale della diocesi di Cracovia, e ora segretario
generale del Sinodo Plenario in Polonia, ricevi questa parte legata alla neo
eretta diocesi di Sosnowiec e servi il popolo di Dio con la tua esperienza e
con il tuo zelo.
La Chiesa invia te, Mons. Enzo Dieci, quale Ausiliare del Vescovo di Roma,
per condividere col Cardinale Vicario e gli altri Vescovi Ausiliari la
quotidiana sollecitudine della seminagione evangelica nella diocesi romana.
Nel nome del Signore Risorto e nella potenza del suo Spirito, con fiducia e
gioia grande, la Chiesa vi invia nel mondo, fratelli carissimi, quali
evangelizzatori e testimoni di Cristo, della sua parola, della sua carità, che
tutti ci unisce in un unico Corpo.
5. “Questo è il giorno fatto dal Signore”. Egli stesso ha fatto questo
giorno - Cristo “nostra Pasqua” (cf. 1 Cor 5, 7) - Egli stesso in certo
senso è questo Giorno. Egli, che è “Luce da luce, Dio da Dio, generato, non
creato, della stessa sostanza del Padre”: testata d’angolo. Egli stesso dice
oggi alla Chiesa e dice a voi, cari figli e fratelli, allo stesso modo come
diceva a Giovanni che si trovava nell’isola di Patmos: “Non temere! Io sono il
Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho
potere sopra la morte e sopra gli inferi” (Ap 1, 17-18).
Cari fratelli! Proprio Lui vi manda. Andate nel suo Nome e nella sua forza.
Che Lui - prima morto, ma ora vivo per sempre - sia la luce e la forza della
vostra missione; del vostro ministero pastorale. Possa Egli, mediante il
vostro servizio, prolungare e rinnovare la fede delle comunità a cui siete
inviati: quella fede di cui testata d’angolo è Lui stesso: Cristo nostra
Pasqua. Amen.
© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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