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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA DI
SAN MICHELE ARCANGELO A PIETRALATA
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Domenica, 10 novembre 1991
Carissimi fratelli e sorelle della Parrocchia di San Michele
Arcangelo!
1. Come Vescovo di Roma, ho desiderato celebrare l’Eucaristia in questa
vostra Comunità parrocchiale, incontrarvi, guardarvi negli occhi e leggere in
essi l’amore che vi lega al Signore Gesù e tra voi, come membra di un unico
corpo, che è il Corpo Mistico di Cristo. Confortati da questa realtà ineffabile,
non cessate di avanzare nel vostro cammino di fede, in conformità agli
insegnamenti del nostro Maestro e Salvatore, per essere certi di non mancare il
traguardo dell’incontro finale con Lui.
2. Oggi la nostra attenzione è attratta, dapprima, dal brano della Lettera
agli Ebrei. La Chiesa ci propone questo testo del Nuovo Testamento per farci
meditare sulla sublime missione sacerdotale del Verbo Incarnato. Gesù è l’unico
vero e sommo Sacerdote, posto come mediatore tra Dio e gli uomini. Gli altri
sacerdoti, venuti prima di Lui, erano figura di ciò che Egli sarebbe stato.
Quelli venuti dopo di Lui sono ministri del suo stesso sacerdozio, del quale
rendono nuovamente attuale il grande ed unico sacrificio, unitamente ai meriti
da esso prodotti.
E proprio di questo sacrificio parla oggi la seconda lettura, quando dice che
il sacrificio di Gesù è stato offerto una volta per sempre, nella pienezza dei
tempi, per annullare il peccato. In tale sacrificio Gesù è sacerdote e vittima;
si è immolato per espiare non i propri peccati, che non aveva mai commesso, ma i
nostri. Inoltre Gesù non ha offerto il proprio sacrificio in un santuario fatto
da mano d’uomo, come il tempio di Gerusalemme, ma nel cielo stesso, al cospetto
di Dio, al quale solo Gesù era degno di presentarsi per intercedere in nostro
favore.
3. La singolare dignità del sacerdozio di Gesù ha riflessi importanti nella
vita della Chiesa. Essi illuminano, anzitutto, la grandezza del sacerdozio
ministeriale, che la Chiesa conferisce ai Presbiteri e ai Vescovi, i quali
prolungano ed applicano nel tempo la potenza salvatrice del sacerdozio di Gesù,
agendo “in persona Christi”, cioè come strumenti vivi della persona stessa del
Redentore. Di qui il rispetto e la venerazione che tutti dobbiamo portare ai
ministri di Dio; di qui anche lo stimolo per i giovani a rispondere alla
chiamata al sacro ministero, che Gesù rivolge a molti di loro.
Ma il sacerdozio di Cristo riguarda pure tutti i fedeli battezzati, uomini e
donne senza distinzione. Anch’essi ne sono in certa misura partecipi, perché,
uniti a lui mediante la grazia, traggono da Lui legittimazione e lo
rappresentano ogni volta che annunciano la sua Parola, elevano preghiere a Dio e
servono con carità i fratelli.
Questo sacerdozio comune di tutti i fedeli dev’essere vissuto con
consapevolezza e responsabilità, specialmente nell’impegno di quella nuova
evangelizzazione che è richiesta nel nostro tempo con l’annuncio della Parola e
la testimonianza della carità.
4. Oggi, nella pagina evangelica, Gesù denuncia il comportamento presuntuoso
ed ipocrita di alcuni scribi del suo tempo; egli esorta i suoi ascoltatori a non
agire mai per riscuotere lode e stima dagli uomini, per ottenere privilegi dalle
persone importanti. Esorta, inoltre, ad evitare che, sotto l’ipocrita
ostentazione di una vita religiosa, si nasconda l’indifferenza per i poveri, gli
emarginati, gli indifesi e i rifiutati dalla società.
La parola di Gesù rivela ancora che la bontà delle opere dipende non solo
dalle azioni in se stesse, ma anche e soprattutto dalla intenzione e dalla
purezza del cuore.
Nel Tempio di Gerusalemme, davanti a Gesù e ai discepoli, la folla gettava
monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte.
Venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, un’offerta minima. Ma Gesù
commentò: “Questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri, perché
tutti hanno dato del loro superfluo, essa, invece, nella sua povertà, vi ha
messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere” (Mc 12,
43-44).
Gesù conferma in tal modo ciò che ha detto in molte altre occasioni: che Dio
solo sa ciò che si nasconde nel cuore dell’uomo, che Dio solo è giudice delle
azioni umane, che la rettitudine e la generosità della vita hanno radice nel
cuore, nell’intimo della coscienza, e che ciò che vale di fronte a Dio è la
sincerità e la verità, non le vane apparenze.
5. Vogliate accogliere, cari fedeli, questi insegnamenti che la liturgia oggi
vi offre, affinché possiate essere cristiani sempre più autentici e testimoniare
nel quartiere la vostra fede e la vostra carità fraterna.
La vostra Parrocchia di San Michele Arcangelo, qui a Pietralata, conta circa
ventimila abitanti, quasi cinquemila nuclei familiari; essa copre un territorio
ricco di opere sociali, di attività economiche e culturali. Nella prospettiva
del rinnovamento profondo, voluto dal Sinodo pastorale diocesano, essa è
chiamata a dare un contributo importante alla vita cristiana, attraverso lo
sviluppo di opportuni itinerari di fede, privilegiando alcuni ambiti di maggiore
incidenza sulla vita comunitaria, come ebbi ad indicare nel Messaggio alla
Diocesi del 17 gennaio di quest’anno. La famiglia, i giovani e il mondo della
cultura devono essere al centro dell’attenzione delle attività parrocchiali, in
vista di un dialogo con la Città che ne orienti la vita alle soglie del terzo
Millennio cristiano.
Date il vostro contributo per il buon esito di questo evento ecclesiale, che
è il Sinodo romano. Impegnatevi con la preghiera, con la partecipazione, con i
suggerimenti e le proposte affinché il cammino sinodale, che ormai è giunto alla
sua fase più impegnativa e risolutiva, porti veramente quei frutti di
rinnovamento spirituale e di maggiore consapevolezza ecclesiale che ciascun
battezzato deve testimoniare di fronte al mondo di oggi, così desideroso di
conoscere la piena verità sull’uomo e sui suoi destini ultimi.
6. Cari fratelli e sorelle, permettete che, unitamente al Vicario Generale,
il Cardinale Camillo Ruini, e al Vescovo del Settore Nord, Monsignor Salvatore
Boccaccio, vi esprima il mio cordiale saluto e i miei voti bene auguranti. Con
voi saluto con affetto il vostro zelante Parroco, Don Antonio Antonelli, e tutti
i Sacerdoti, i quali collaborano nell’attività pastorale di questa vasta zona di
Pietralata.
Un vivo ringraziamento esprimo pure alle Suore Sacramentine di Bergamo, le
quali operano nell’ambito della scuola e della educazione dei giovani. Rivolgo
poi il mio incoraggiamento e il mio apprezzamento a quanti sono coinvolti nelle
strutture parrocchiali, dando un valido contributo nell’impegno di animazione
cristiana; ricordo, in particolare, il gruppo di Scout Agesci, il presidio della
Legio Mariae, il gruppo del Rinnovamento dello Spirito; quello degli Adulti, che
si incontrano per un cammino di catechesi; quello di Coppie Sposate, impegnate
in un corso di spiritualità. Saluto particolarmente i gruppi di adolescenti e di
giovani, i quali frequentano diverse Associazioni cattoliche; ringrazio, infine,
i membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale, come pure il Consiglio
d’Amministrazione, per il prezioso aiuto che offrono al buon andamento della
vita parrocchiale.
A tutti dico: amate la vostra Parrocchia, consideratela come la vostra casa,
la vostra famiglia, dove potete incontrarvi, conoscervi, dialogare e riflettere
insieme sui principali problemi che toccano la vostra Comunità. Ma soprattutto
attingete in essa la forza e l’entusiasmo per un cammino di fede sempre più
luminoso ed attraente, che induca coloro che si considerano “lontani” a
riflettere sulla bellezza della fede in Dio, Padre di tutti, e in Cristo Gesù,
Redentore di ogni uomo.
7. Cari Fedeli, il Signore, per intercessione del vostro Patrono, San Michele
Arcangelo, vi protegga e vi assista sempre in ogni vostra necessità. Non cessate
di confidare in Dio, che è ricco di misericordia e di bontà, in Lui che - come
dice il Salmo responsoriale - “ridona la vista ai ciechi, / rialza chi è caduto,
/ ama i giusti, / protegge lo straniero”. Amen!
© Copyright 1991 - Libreria
Editrice Vaticana
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