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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SANTA MARIA
IN TRASPONTINA
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 10 febbraio 1991
“Guarì molti che erano afflitti da varie malattie” (Mc
1, 34).
1. Carissimi fratelli e sorelle, il brano evangelico odierno ci
presenta folle numerose di malati e sofferenti che si stringono attorno a Gesù.
Egli li conforta con la parola e, con gesti semplici ma eloquenti, li guarisce e
li salva.
Venuto dal Padre per annunciare e realizzare la salvezza di
tutto l’uomo e di tutti gli uomini, Gesù mostra una particolare predilezione per
coloro che sono feriti nel corpo e nello spirito: i poveri, i peccatori, gli
indemoniati, i malati, gli emarginati. Egli si rivela così “medico dei corpi e
delle anime” (Sant’Ignazio di Antiochia, Agli Efesini, 7,2), buon
Samaritano dell’uomo, unico Salvatore dell’umanità.
Nei confronti della suocera di Pietro, l’atteggiamento e il
gesto di Gesù sono emblematici: “Accostatosi la sollevò, prendendola per mano”,
annota l’evangelista. Significative le conseguenze: “La febbre la lasciò e si
mise a servirli”, per indicare da una parte che la guarigione è superamento del
male e uscita dall’isolamento; e, dall’altra, restituzione ad una vita “piena”
che mette in grado chi è risanato di servire gli altri e di seguire Cristo come
discepolo.
2. Ma l’opera salvifica di Cristo non si esaurisce con la sua
persona e nell’arco della sua vita terrena; essa continua nella Chiesa e
attraverso la Chiesa, sacramento dell’amore e della tenerezza di Dio verso
l’uomo. Inviando in missione i suoi discepoli Gesù conferisce loro un duplice
mandato: quello di annunziare il Vangelo della salvezza e della pace e quello di
“curare gli infermi” (cf. Mc 6, 3; Mt 10, 1; Lc 9, 1.6; 10,
9).
Fedele a questo insegnamento, la Chiesa ha scritto pagine
bellissime e ha esercitato una presenza significativa nel mondo della
sofferenza, specialmente attraverso gli innumerevoli santi della carità e le
istituzioni e le opere da essi suscitate. L’assistenza agli infermi è parte
integrante della sua missione. I poveri e i sofferenti li avrete sempre con voi,
ammonisce Gesù (cf. Mt 26, 11), e la Chiesa continuamente li incontra
sulla sua strada, considerando l’uomo malato “via privilegiata” per incontrare
Cristo.
Ciò è vero anche per questo nostro tempo nel quale, nonostante
le molteplici acquisizioni della scienza e della tecnica permangono ancora
antiche malattie e se ne evidenziano delle nuove. La condizione dell’uomo sulla
terra, la sofferenza interiore, la lotta della quale abbiamo avuto eco nella
confessione del giusto e paziente Giobbe, nella prima lettura di questa
liturgia, suscita interrogativi inquietanti sul “perché” della vita e della
morte, sul senso della malattia e della sofferenza e, non raramente, sulla
paternità di Dio e il destino trascendente dei suoi figli.
Si tratta di vere “lacerazioni” interiori che pongono domande
esistenziali, alle quali l’azione pastorale della Chiesa deve rispondere alla
luce della fede, avendo davanti agli occhi il Crocifisso, dove appare
tutto il mistero salvifico di Dio Padre, che per amore verso tutti gli uomini
non ha risparmiato il proprio Figlio (cf. Rm 8, 32).
3. La celebrazione del Sinodo pastorale diocesano e il progetto
di una “nuova evangelizzazione” che da esso dovrà scaturire per gli anni futuri
della Chiesa di Roma, non potrà trascurare un settore tanto delicato e urgente
come quello del servizio ai malati e sofferenti, che sono porzione eletta
del popolo di Dio.
Ogni comunità ecclesiale dovrà sentirsi “responsabile” di questa
pastorale. Non sono concepibili deleghe a poche persone o a gruppi particolari.
Tutti e ciascuno, secondo i doni e le possibilità, sono chiamati a farsene
carico, recando la luce del Vangelo e la forza della grazia a coloro che
soffrono e a quanti si prendono cura della loro assistenza, siano essi familiari
ovvero medici, infermieri, personale amministrativo e tecnico. E sempre con
umanità, con dedizione generosa, con amore evangelico.
Molti sono gli aspetti e le implicazioni di tale impegno. La
comunità cristiana, infatti, è chiamata a lottare con tutte le forze contro ogni
forma di malattia, favorendo la ricerca e il sano progresso; vigilando sempre
però che tutto ciò favorisca la salute integrale dell’uomo, la difesa e la
promozione dei diritti fondamentali della persona, primo fra tutti quello della
vita. Questo implica uno sforzo di umanizzazione, soprattutto degli
ambienti sanitari, che va coniugato con la proposta dei valori etici, umani e
soprannaturali, specialmente là dove sono rinnegati o misconosciuti.
Connesso con questo c’è l’impegno dell’evangelizzazione vera e
propria, rivolto sia ai malati, in modo che vivano la loro esperienza alla luce
dell’insegnamento e dell’esempio di Cristo Redentore, sia a coloro che li
curano, affinché lo facciano con competenza, con coerenza, con ispirazione
evangelica.
4. Le istanze appena ricordate devono trovare attuazione anche
nella vostra comunità parrocchiale, dove sorge, tra l’altro, l’antico e glorioso
Ospedale di S. Spirito, in cui hanno operato grandi Santi della carità, tra cui
San Camillo de Lellis, San Vincenzo Pallotti e la Beata Agostina, Suora della
Carità. Inseritevi, attraverso prestazioni volontarie, nel servizio di
assistenza; allargate il vostro cuore a tutti i malati del quartiere, affinché a
nessuno manchi la consolazione e la speranza.
Sono, questi, i pensieri che desidero condividere con voi, cari
fedeli della Parrocchia di Santa Maria in Traspontina, in occasione di questa
mia visita, come Vescovo e Pastore delle vostre anime. Insieme con l’Arcivescovo
Monsignor Camillo Ruini, Pro-Vicario Generale, e con Monsignor Remigio Ragonesi,
Vescovo Ausiliare del Settore Ovest, saluto tutti i presenti; in particolare il
Parroco, Padre Enrico Pinci, e i suoi confratelli; soprattutto il Padre John
Malley, Priore Generale dei Carmelitani, ai quali è affidata la cura di questa
comunità parrocchiale. Saluto gli appartenenti alle varie Associazioni
cattoliche, delle quali ricordo l’Oratorio “Santa Maria in Traspontina”, il
Terzo Ordine Carmelitano, il Cammino neocatecumenale, il Rinnovamento dello
Spirito, la Legio Mariae presidio “Roveto Ardente”.
Saluto ancora le Religiose che prestano la loro preziosa
collaborazione nell’ambito delle iniziative parrocchiali: le Operaie
Parrocchiali, le Suore della Provvidenza e dell’Immacolata Concezione, le Suore
di Maria Bambina e le Francescane Missionarie di Maria.
A tutti dico: continuate a collaborare con i buoni Padri
Carmelitani per condividere la vostra fede e per dilatare i rapporti di carità e
di animazione cristiana verso tutti i fratelli. Amate la vostra Chiesa e
mettetevi sotto il patrocinio della Madonna, che qui venerate col titolo di
“Mater Intemerata”, meglio nota come Santa Maria in Traspontina.
In questa domenica, in cui la diocesi di Roma celebra la
Giornata di preghiera e di offerte per le nuove Chiese, fate sentire la
vostra solidarietà nei confronti delle nuove Comunità che sorgono in Roma e che
non hanno ancora la propria Chiesa. Siate vicini a coloro che sono impegnati a
costruirne una propria, come punto di riferimento delle loro aspirazioni
spirituali, religiose ed umane, come luogo dove, secondo il salmo responsoriale
che abbiamo sentito poco fa, il “Signore risana i cuori affranti e fascia le
loro ferite”. Egli vi assista e vi sorregga!
© Copyright 1991 - Libreria
Editrice Vaticana
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