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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANTA MARIA
IN DOMNICA ALLA NAVICELLA
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica,
18 novembre 1990
“Bene, servo buono e fedele . . ., prendi parte alla gioia del tuo
padrone” (Mt 25, 23).
1. Carissimi fratelli e sorelle della parrocchia di Santa Maria in Domnica,
la parola di Dio, che ascoltiamo in queste ultime domeniche dell’anno
liturgico, ci proietta verso il termine della storia umana, quando cioè il
Signore Gesù tornerà “per giudicare i vivi e i morti” e introdurrà nella gioia
definitiva i discepoli che lo hanno servito fedelmente.
Verso questo traguardo ciascun credente è invitato a camminare, nella luce
della fede e con il sostegno della speranza, attendendo con fiducia e
preparando con impegno i cieli nuovi e la nuova terra, in cui avrà stabile
dimora la giustizia (cf. 2 Pt 3, 13). Un’attesa, fondata sulla promessa
certa del Signore, che va vissuta nella “vigilanza” e nella laboriosità.
Il regno di Dio, nel quale crediamo e speriamo con amore di figli, pur
realizzandosi in maniera piena “domani”, va però preparato “oggi”, cioè qui e
ora. Per questo occorre vivere e operare nella fedeltà alla parola di Dio, che
non inganna e non viene mai meno; occorre, come ricorda san Paolo ai
Tessalonicesi, rimanere “svegli”, sempre pronti a rendere conto al Signore dei
doni ricevuti e delle opere compiute per la realizzazione del suo progetto di
salvezza; occorre essere “laboriosi”, al pari della donna perfetta, di cui
parla il libro dei Proverbi nella prima lettura di questa liturgia.
Non è, pertanto, lecito a chi crede e spera incrociare le braccia in una
sorta di attesa passiva del ritorno del Signore, aspettandosi tutto
dall’azione di Dio, in maniera sterilmente rassegnata. Occorre piuttosto porsi
generosamente al servizio del Regno mettendo ciascuno a profitto i doni
ricevuti con sapiente creatività.
La venuta definitiva del Regno è, infatti, legata a una dedizione totale, a
un coraggio capace di far fronte a tutte le sfide, a un impegno di amore a
tutto campo, che sia in grado di rispondere alla fiducia che il Signore ha
riposto in ognuno dei suoi servi e collaboratori, come pure alle innumerevoli
istanze di verità, di giustizia e di pace che salgono dal cuore dell’uomo.
2. Cari fratelli e sorelle, raccogliete questo impegnativo messaggio che vi
giunge oggi dal Signore attraverso la Parola che è stata ora proclamata. E con
voi lo faccia proprio tutta la Chiesa di Roma, che sta vivendo la promettente
stagione del Sinodo pastorale diocesano. Tale evento - come ho avuto più volte
occasione di rilevare - vuole risvegliare e approfondire nell’intera comunità
ecclesiale e in ciascuno dei suoi membri la consapevolezza e la responsabilità
a tutti richieste di costruire e approfondire la comunione e di impegnarsi per
la missione. È questa la “nuova evangelizzazione” che il vescovo di Roma
chiede a tutta la Chiesa, e particolarmente alla sua diocesi.
A voi, cari fedeli di Roma, il Signore ha donato molti e preziosi talenti
non solo sotto il profilo umano e culturale, ma anche e soprattutto sotto
quello spirituale e soprannaturale. Lo dice anzitutto la vostra memoria
storica. Quanti grandi santi hanno qui dimorato o sono passati, lasciando
tracce durature del loro genio e della loro carità! Quanti semplici fedeli,
quali servi buoni e fedeli, hanno speso i loro talenti per edificare il regno
di Dio, nel nascondimento e nella generosa dedizione al Padre e ai fratelli!
Lo conferma ancora oggi la ricchezza dei carismi che lo Spirito continua a
suscitare, la molteplicità e varietà di iniziative comunitarie che
arricchiscono il tessuto spirituale e sociale di questa comunità.
3. È necessario che tutto ciò sia potenziato e arricchito, sviluppato e
accresciuto sempre di più. La comunione e la missione nella Chiesa e della
Chiesa non sopportano pigrizie, passività e inerzia; non sono conciliabili con
una certa religiosità fatta di timore servile nei confronti di un Dio che si è
rivelato come Padre; non si realizzano rinchiudendosi nel privato o rifuggendo
dalle responsabilità legate a una professione coerente della fede e a un
impegno coraggioso di testimonianza e di servizio per l’avvento del regno di
Dio.
Una comunità, come quella di Roma, chiamata a diventare sempre più
partecipe della missione evangelizzatrice del suo vescovo, deve essere e
mostrarsi a tutti, e specialmente a quanti “sono fuori” (cf. 1 Cor 5,
12), come famiglia di Dio, unita strettamente a Cristo; intimamente collegata
e docile all’insegnamento del suo Pastore, che in seno ad essa rende presente
Cristo, capo e guida del gregge affidatogli dalla Provvidenza. Deve essere
ancora una comunità nella quale tutti, presbiteri, diaconi, religiosi e laici
si sentano corresponsabili della vita e della missione della Chiesa.
Deve essere, infine, un popolo nel quale ciascuno accoglie con gioia e
gratitudine i talenti naturali e i carismi dello Spirito, spendendoli a
vantaggio di tutti e orientandoli al servizio del regno di Dio, in attesa
della venuta del Signore, quand’egli tornerà a dare il meritato premio a
coloro che avranno così vissuto e agito.
4. Con questi pensieri e auspici, unitamente al card. vicario, Ugo Poletti,
e al vescovo ausiliare del Settore Centro, mons. Filippo Giannini, saluto
tutti voi, cari fedeli, appartenenti a questa circoscrizione parrocchiale.
Saluto, in particolare, il parroco, don Vincenzo Zinno, e gli altri sacerdoti,
che lo aiutano nel ministero pastorale. Desidero pure esprimere il mio
apprezzamento alle comunità religiose che operano in questa zona: le Suore
Domenicane di san Sisto, quelle della Famiglia “Corde Jesus”, e della Carità
di Santa Giovanna Antida, le Passioniste di san Paolo della Croce, le
Missionarie della Carità e quelle della Piccola Compagnia di Maria, le
Missionarie del Sacro Costato e la Communauté du Chemin Neuf. Saluto, altresì,
tutti i religiosi che hanno la propria sede nel territorio della parrocchia.
Esprimo ancora il mio compiacimento per i gruppi dei laici che collaborano
nelle diverse iniziative di apostolato: le Dame di Carità; i gruppi dei
Volontari, che fanno parte della squadra volante della fraternità; i membri
del Consiglio parrocchiale e il gruppo dei catechisti che preparano i bambini
alla prima Comunione e alla Cresima. Un saluto particolare rivolgo, infine,
alle autorità militari del vicino Ospedale Celio, che si dimostrano molto
sensibili alle necessità della parrocchia, stabilendo forme di aiuto
reciproco.
A tutti coloro che si prodigano per diffondere il Vangelo vanno il mio
animo riconoscente e la mia esortazione a ben continuare nell’opera in cui
sono impegnati. Vi assista e vi protegga la Vergine Santa, Patrona della
vostra parrocchia.
5. Beato chi cammina nelle vie del Signore”. La liturgia odierna ci ha
indicato le vie del Signore per “camminare insieme”, come servi buoni e
fedeli, vigilanti e operosi, nel pellegrinaggio terreno, verso l’incontro
definitivo con lui.
Se camminerete così, sarà dato anche a ciascuno di voi di ascoltare alla
fine le parole consolanti del Maestro: “prendi parte alla gioia del tuo
padrone”. Amen!
© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana
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