 |
VISITA PASTORALE ALL’ARCIDIOCESI DI
FERRARA-COMACCHIO
CELEBRAZIONE EUCARISTICA IN PIAZZA
DEL DUOMO
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Ferrara - Domenica, 23 settembre
1990
Cari fratelli e sorelle.
1. Il Signore Gesù, come il padrone della vigna, di cui parla l’odierna
pagina evangelica, imbandisce per noi nella Chiesa una duplice mensa: la
Parola di Dio e l’Eucaristia.
Accostiamoci a questa mensa! Accostatevi tutti voi che avete fame e sete
del divino nutrimento, per rafforzare le vostre forze umane!
La parola, che proviene da Dio, ha una lunga storia. “Dio, che aveva già
parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei
profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi “per mezzo del
Figlio” (Eb 1, 1-2).
Nel Figlio incarnato si realizza la pienezza della parola rivelata. Egli è
il Verbo eterno, che “si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv
1, 14). Ed egli stesso, come il padrone della vigna, ci invita a partecipare
al banchetto della parola di Dio e dell’Eucaristia.
Saluto tutti voi, fratelli e sorelle carissimi, che siete intervenuti a
questa solenne e suggestiva celebrazione. Ringrazio il vostro pastore, il
carissimo mons. Luigi Maverna, per le parole che mi ha indirizzato a nome
dell’intera comunità diocesana. Con lui abbraccio i presuli dell’Emilia-Romagna
e i vescovi concelebranti. Unisco nel ricordo i sacerdoti, i religiosi, le
religiose e quanti in diocesi condividono il lavoro apostolico e missionario.
Esprimo un deferente pensiero alle autorità presenti. Con particolare affetto
mi rivolgo poi agli ammalati, ai giovani e a voi tutti che formate il popolo
di Dio, nella ricca varietà delle sue articolazioni e dei suoi carismi.
2. Dapprima Dio ha parlato per mezzo dei profeti “molte volte e in diversi
modi”. La liturgia di ogni domenica, e di ogni giorno, propone tale multiforme
manifestazione. Con quanta potenza risuonano le parole del profeta Isaia!
Quanto chiaramente traspare in esse la trascendenza di Dio! Allo stesso tempo,
questo Dio, assolutamente al di sopra dei nostri pensieri e delle nostre vie,
al di sopra di tutto il creato, chiama l’uomo e lo sollecita con l’invito del
profeta: “Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è
vicino” (Is 55, 6). Dio quindi è lontano, ma anche vicino. Abbraccia
tutto, penetra tutto. “In lui, infatti, viviamo, ci muoviamo ed esistiamo”,
proclamerà Paolo nell’Areopago di Atene (At 17, 27-28).
3. Questo Dio: ma come è questo Dio? Ascoltiamo il Salmista: “Grande è il
Signore e degno di ogni lode, / la sua grandezza non si può misurare . . . /
Paziente e misericordioso è il Signore, / lento all’ira e ricco di grazia. /
Buono è il Signore verso tutti, / la sua tenerezza si espande su tutte le
creature . . . / Giusto è il Signore in tutte le sue vie, / santo in tutte le
sue opere. / Il Signore è vicino a quanti lo invocano, / a quanti lo cercano
con cuore sincero” (Sal 144, 2-3. 8-9. 17-18).
Così il salmo ci parla di lui, anzi è Dio che manifesta se stesso con le
parole del salmista.
4. “Ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio”.
E il Figlio come si esprime? Preferisce parlare in parabole. Anche oggi ne
abbiamo ascoltato una, quella degli operai mandati nella vigna. Il senso è
chiaro. Gesù non si propone certo di trattare la questione salariale nel
contesto della giustizia sociale. Egli vuole piuttosto illustrare
l’atteggiamento di Dio verso l’uomo; atteggiamento che non si ispira al
modello contrattuale, bensì al principio della gratuità che supera ogni logica
umana e ogni concezione giuridica.
La conclusione della parabola può sembrare misteriosa. Agli uomini
dell’ultima ora viene corrisposta la stessa ricompensa pattuita per gli altri
che invece hanno “sopportato il peso della giornata e il caldo”. Il
comportamento del padrone della vigna appare provocatorio e non meraviglia che
desti delle proteste. Può essere anche istintivo provare gelosia e invidia
perché un altro ottiene senza suo merito ciò che a noi è stato possibile
conquistare solo con dura fatica. Ma la giustizia divina è ben diversa da
quella umana. Inutile mettere a confronto le vie di Dio con gli angusti
sentieri dei nostri ragionamenti!
5. Quanto opportunamente, allora, l’odierna liturgia ci prepara all’ascolto
del Vangelo, con il versetto dell’Alleluia che così dice: “Apri, Signore, il
nostro cuore, perché aderiamo alle parole del tuo Figlio”. Sì, bisogna aderire
a queste parole. Bisogna ascoltarle fino in fondo: “Tutto quello che Gesù fece
e insegnò” (At 1, 1), si riassume nella parola più potente e definitiva
della sua morte e della sua risurrezione: la parola della Pasqua di Cristo, la
parola della nostra redenzione.
Nella Liturgia, la Chiesa imbandisce per noi la mensa della Parola di Dio,
perché il suo ascolto ci disponga ad accostarci all’Eucaristia, mistico
banchetto del corpo e del sangue del Signore. In così ineffabile sacrificio il
Figlio, della stessa sostanza del Padre, parla senza parole. La croce è la sua
parola più efficace e decisiva. E anche l’eterno Padre si manifesta, in modo
assoluto e definitivo, in questa parola del Figlio. È la parola della
Redenzione, la parola di Vita eterna: perché abbiano la vita e l’abbiano in
abbondanza” (Gv 10, 10).
Dopo questa parola, nella storia della divina rivelazione, è sopraggiunto
il silenzio colmato dalla discesa dello Spirito Santo. Un silenzio, tuttavia,
che fa vivere. “È lo Spirito che dà la vita” (Gv 6, 63). Il silenzio
che scruta profondamente e spiega tutte le parole di Cristo, spiega anche
questa parabola degli operai nella vigna, spiega fino a dare a ciascuno una
risposta a questo interrogativo che viene dalla provocazione, a questo perché.
6. Siamo chiamati a partecipare, non solamente ad ascoltare, non solamente
a essere osservatori: non si può essere osservatori di questa parola che è la
croce, la Pasqua. Siamo chiamati ad aprire il cuore alle parole di Cristo,
perché il suo Spirito possa operare in noi. Questa è la realtà anche di questa
nostra assemblea, e soprattutto di questa nostra assemblea eucaristica qui nel
centro di Ferrara.
Siamo chiamati come operai in questa vigna, che raffigura il regno di Dio,
un regno che non ci è stato soltanto dato nella parola di Cristo, nel mistero
cioè della croce e della risurrezione, come bene da possedere, ma che ci è
stato affidato come missione da compiere. E la perenne effusione dello Spirito
Santo ci conferma costantemente in tale compito. Ci fa cristiani, ci fa
partecipi del mistero pasquale di Cristo, del suo Vangelo, della sua
redenzione, ci fa partecipi, ci fa tutti apostoli.
7. Eccoci, fratelli e sorelle, alla mensa dell’Eucaristia. Su essa troviamo
il cibo e la bevanda: troviamo Cristo. In essa ci è offerto, inoltre, il segno
della nostra personale chiamata a cooperare con lo Spirito Santo che opera in
noi, con lo Spirito che dà la vita.
Cristo, come proclama san Paolo, dev’essere glorificato nel nostro corpo.
Lo è proprio mediante l’Eucaristia. Per l’apostolo “il vivere è Cristo” e così
è anche per noi. Si applicano a ciascuno queste parole: “Comportatevi da
cittadini degni del Vangelo” (Fil 1, 21. 27). La comunione eucaristica
ci invita, in modo particolare, a un tale comportamento.
L’Eucaristia: Cristo glorificato nel nostro corpo! Cristo glorificato sia
nella vita che nella morte; morte, che è apertura verso la nuova pienezza
della vita donata all’umanità dal Salvatore; vita, che lo Spirito Santo
produce in noi: lo Spirito che dà la vita.
Ascoltiamo quindi la parola del Vangelo! Ascoltiamo la parola della croce e
della risurrezione! I nostri cuori siano costantemente aperti. Nella vita e
nella morte - sempre - Cristo sia glorificato in noi!
Con lui, anche noi siamo chiamati alla gloria! Siamo chiamati alla vita in
lui. In Dio! Siamo chiamati: gloria di Dio è l’uomo vivente. Per Dio e in Dio!
Amen.
© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana
|