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VIAGGIO APOSTOLICO IN ESTREMO ORIENTE
E A MAURITIUS
CELEBRAZIONE NEL PARCO DEL
MONUMENTO «MARIE REINE DE LA PAIX»
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Port Louis (Mauritus) -
Sabato,
14 ottobre
1989
1. “Benedetto sei tu Dio dei nostri padri e benedetto per tutte le
generazioni è il tuo nome” (Tb 8, 5).
Pronunciando questa preghiera dal libro di Tobia, cari fratelli e sorelle
che abitate nell’isola di Mauritius e in particolare in questa città di Port
Louis, vorrei rendere grazie a Dio insieme a voi.
Sì, in nome di Dio creatore e Padre, in nome di suo Figlio Gesù, nostro
salvatore, in nome dello Spirito Santo, Spirito di amore e di pace, il Vescovo
di Roma è felice di salutare la Chiesa che si trova a Mauritius.
Ringrazio fraternamente il Cardinale Jean Margéot, per le sue parole di
benvenuto e per la sua presentazione della diocesi di Port Louis. Sono felice
per questo incontro, ai piedi di Maria, regina della pace, in questo luogo di
pellegrinaggio testimone degli importanti momenti della vostra vita
ecclesiale: il centenario della vostra diocesi, le ordinazioni dei primi
sacerdoti del vostro popolo e anche, venti anni fa, l’ordinazione episcopale
del vostro Pastore, primo Vescovo nato in questa terra.
Vorrei fare a ciascuno di voi i miei saluti e i miei auguri: ai sacerdoti,
ai religiosi e alle religiose, ai responsabili dei servizi pastorali e dei
movimenti, a ogni fedele, dal più anziano al più giovane.
E saluto anche gli altri fratelli credenti che desiderano prendere parte a
questo giorno di festa dei cattolici: io li ringrazio per la loro presenza.
Porgo i miei deferenti saluti al governatore generale, al primo ministro,
ai membri del governo, al signor sindaco di Port Louis e alle personalità che
hanno desiderato prendere parte a questa riunione di preghiera.
2. Cari fratelli e sorelle, all’inizio del mio ministero nella Sede
episcopale di Roma fondata dall’apostolo Pietro, mi è stato concesso di unire
al numero dei beati l’apostolo dell’isola di Mauritius, padre Jacques Laval.
Quest’uomo, che aveva scoperto la sua vocazione in età già matura, in
seguito a una vera conversione, ha attraversato gli oceani per venire qui,
umile e povero, ma ricco della fede, ricco dei misteri di Dio, ricco della
grazia dei sacramenti, dell’amore che portava ai poveri, ai più sfortunati.
Voi lo venerate, perché quasi completamente solo, ha saputo dare vita a un
immenso movimento di fede, ha saputo costruire tra gli antichi “pionieri” una
vera comunità unita dalla preghiera, dalla mutua assistenza, dal rispetto
delle persone e dalla compassione per la sofferenza.
Molto presto, egli ne consolida la costruzione, grazie ai “consiglieri,
uomini e donne”, catechisti devoti che riunivano battezzati e catecumeni nei
quartieri della città e in campagna. Padre Laval, prima di essere aiutato dai
confratelli spiritani venuti a raggiungerlo, è stato uno straordinario operaio
nel campo del Signore di cui ha fatto germogliare e maturare la messe. Voi lo
considerate giustamente un fondatore e un padre. Oggi, egli intercede per noi
nella casa di Dio, e gioisce nel vedere “i suoi figli” riuniti.
3. Ricordandoci dell’attività di missionario del beato Jacques Laval,
possiamo ricevere le parole della lettera di san Paolo a Timoteo come parole a
noi indirizzate:
“Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai
morti, secondo il mio Vangelo” (2 Tm 2, 8).
“Se moriamo con lui, vivremo anche con lui. / Se con lui perseveriamo, con
lui anche regneremo. / Se lo rinneghiamo, anch’egli ci rinnegherà” (2 Tm
2, 11-13).
L’Apostolo scrive al suo discepolo Timoteo: “Certa è questa parola” (2Tm
2,11); a causa della quale “io soffro fino a portare le catene come un
malfattore; ma la parola di Dio non si incatena!” (2 Tm 2, 9).
Queste parole dell’Apostolo possono essere applicate a numerosi missionari,
e in particolare al missionario di Mauritius, il beato Laval. Anche lui si è
lasciato condurre dalla stessa fede apostolica: “Perciò sopporto ogni cosa per
gli eletti perché anche essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù,
insieme alla gloria eterna” (2 Tm 2, 10).
Sì, padre Laval si è donato completamente; ha lavorato fino al limite delle
sue forze, ha conosciuto la solitudine, talvolta le critiche, il peso di
responsabilità che non aveva cercato, e anche l’angoscia per l’oscurità
presente nella sua vita spirituale; ma egli si è “ricordato di Gesù Cristo” in
ogni momento; ha “sopportato tutto” affinché i suoi beneamati fratelli
“ottenessero essi stessi la salvezza”.
Unito al sacrificio di Cristo, l’apostolo di Mauritius ha offerto le sue
forze e la sua vita per far vivere questa Chiesa. E altri l’hanno fatto, come
padre Dufay di cui voi conservate il ricordo, lui che volle condividere la
sorte dei suoi fratelli al momento di morire nel naufragio.
4. Oggi, con tutta la Chiesa che è stata impiantata tra i vostri antenati,
noi rendiamo grazie perché hanno elevato la casa di Dio che vive sulla vostra
isola, come una “casa costruita sulla roccia” (cf. Mt 7, 24). Abbiamo
appena ascoltato, cantato nella vostra lingua creola, il Vangelo che ci chiede
di costruire in questo modo.
È di questa casa che ci parla il Signore Gesù nel discorso della montagna:
“Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile ad
un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia . . .; soffiarono i
venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata
sopra la roccia” (Mt 7, 24-25).
L’opera non è compiuta, lo sapete bene. Continuate a costruire insieme
sulla roccia del Vangelo. È il compito che il piano pastorale diocesano
propone per tutta la Chiesa di questo Paese: che tutti i battezzati portino la
loro pietra per l’edificio, che essi siano le “pietre viventi” della Chiesa
vivente!
5. Perché colui che ascolta le parole di Cristo e costruisce la propria
vita mettendola in pratica, costruisce la sua casa sulla roccia. Questo si
ricollega in particolare alla delicata e vitale costruzione che è il
Matrimonio: santificato dall’amore di Cristo, è un grande sacramento nella
Chiesa.
Già i giovani sposi del libro di Tobia ci danno un esempio di costruzione
sulla roccia, sulle solide fondamenta della Parola di Dio. Abbiamo ascoltato,
in questa liturgia, la preghiera di Tobia e Sara, che è una magnifica
introduzione alla loro vita di coppia:
“Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri . . . Ti benedicano i cieli e tutte le
creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie,
perché gli fosse di aiuto e di sostegno . . . Ora non per lussuria io prendo
questa mia parente, ma con rettitudine di intenzione. Degnati di aver
misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia” (Tb
8, 7-10).
Tobia e Sara sanno che hanno ricevuto la loro vita da Dio e dai loro padri.
Attraverso la loro unione, continuano l’opera della vita. Il progetto del loro
focolare si accorda con la volontà del Creatore: egli ha creato l’uomo e la
donna perché siano un corpo solo (cf. Gen 2, 24; Mt 19, 6).
6. I cristiani hanno lavorato molto per sostenere la famiglia in tutta la
società mauriziana. La vostra diocesi ha scelto di proporre come tema, durante
la mia visita pastorale, una riflessione molto ampia sulla famiglia. Ne sono
felice, perché “di fronte ai traumi della modernità”, è più che mai necessario
“fondare la propria famiglia sulla roccia”. Era già una preoccupazione
essenziale di padre Laval che portò numerose coppie al Matrimonio
sacramentale; e gli piaceva affidare a famiglie l’animazione della catechesi,
della preghiera e della mutua assistenza nelle numerose cappelle.
La grazia del Matrimonio per la solidità del focolare è il dono magnifico
dell’amore che viene dal più profondo della vita stessa di Dio: la capacità di
amare, di donarsi l’un l’altro, di restare fedeli a un’unione a cui si è
acconsentito liberamente. C’è la fragilità umana, è vero, ma la fedeltà di Dio
vi pone rimedio. Ricordatevi della parola di san Paolo appena ascoltata: “Se
noi manchiamo di fede, il Signore resta fedele, perché egli non può rinnegare
se stesso” (cf. 2 Tm 2, 13). Voi, sposi che mi ascoltate, siete in
molti a conoscere la gioia sempre più bella che dà la fedeltà dell’amore. E
voi che siete stati feriti dal silenzio dell’amore, dalla lontananza del
vostro congiunto, sappiate che non siete abbandonati dal Signore, potete
contare sulla sua fedeltà, e anche sull’amichevole sostegno dei vostri
fratelli e sorelle.
Quando si costruisce sulla roccia di un amore fedele, la personalità di
ognuno fiorisce grazie alla generosità quotidiana del dono di se stessi e del
rispetto dell’altro. E mettere in comune i doni ricevuti porta la coppia a
dare la vita l’uno per l’altro. Essa assume in modo responsabile la paternità
e la maternità, preoccupandosi prima di tutto della vita del bambino
rispettato e amato per se stesso fin dal suo concepimento, con le speranze e
le promesse che questo comporta.
Il vostro Vescovo vi ha ricordato in una lettera pastorale l’insegnamento
morale della Chiesa: io vi incoraggio a comprenderlo sempre meglio, perché le
sue esigenze non hanno altro scopo che aiutare gli uomini e le donne a
condurre la loro vita familiare rispettandosi a vicenda. Come il giovane
Tobia, essi non cercano prima di tutto “di soddisfare le loro passioni” (cf.
Tb 8, 9) ma di fondare la loro famiglia secondo la volontà di Dio.
7. Non bisogna mai dimenticare che famiglie sane e felici sono alla base
della vita sociale. Esse non soltanto mettono al mondo membri della società ma
assicurano anche a ciascuno la giusta educazione e gli permettono di trovare
il suo equilibrio. La riuscita delle famiglie è importante per la riuscita
dell’intera società. E la società, da parte sua, deve tener conto della vita
delle famiglie e permettere di ricoprire il loro vero ruolo.
Penso prima di tutto all’educazione dei giovani: la famiglia ne è la prima
responsabile, ma essa ha bisogno della istituzione scolastica. Perciò è bene
che i genitori siano in pieno accordo con gli educatori sui valori essenziali
che desiderano trasmettere ai loro figli. A questo proposito, voglio esprimere
la mia stima all’insegnamento cattolico e spero che continuerà a beneficiare
del sostegno che i poteri pubblici gli accordano, e che nello stesso tempo gli
sia garantita la libertà nell’ispirazione del suo progetto di educazione.
I giovani sentono la necessità di essere compresi e sostenuti in famiglia;
desiderano vincere gli ostacoli che nuocciono a un dialogo fiducioso con i
loro genitori. Essi me l’hanno scritto, ne riparlerò con loro. Vorrei
semplicemente sottolineare qui che è prima di tutto nelle loro famiglie che i
giovani possono trovare un senso alla loro vita. Lottare contro la
disperazione di alcuni, contro la fuga nella droga, contro i gravi danni
dell’immoralità: queste preoccupazioni riguardano tutta la società, ma in
primo luogo i genitori. Bisognerebbe fare di tutto affinché gli impegni di
lavoro e il tempo libero non impedissero mai ad una madre e a un padre di
essere disponibile per i suoi figli e di condividere con loro ciò che hanno di
più prezioso, la loro fede, la loro rettitudine e la loro speranza.
8. Cari fratelli e sorelle, ho appena ricordato alcuni obblighi delle
famiglie e il loro posto essenziale nella società. Sono felice di sapere che,
fra di voi, l’alto concetto della morale familiare difesa dalla Chiesa è
riconosciuto e adottato da molte persone appartenenti ad altre tradizioni
spirituali. Io voglio incoraggiare le iniziative pastorali della “Action
familiale” e di altri movimenti che da più di venticinque anni operano qui per
il bene di tutti.
E vorrei anche esprimere la gratitudine della Chiesa nei confronti degli
sposi e dei genitori: il loro splendore, la loro fedeltà quotidiana, la loro
apertura agli altri sono indispensabili alla vita della Chiesa. Una famiglia
cristiana è la Chiesa nella casa; le famiglie riunite formano delle comunità
vive e prendono parte attiva alla missione di trasmettere la fede, di chiamare
alla vita fraterna nella pace, di annunciare l’amore salvifico di Cristo.
9. Cari fratelli e sorelle dell’isola di Mauritius, offrendo in mezzo a voi
il sacrificio eucaristico, il Vescovo di Roma condivide la vostra preghiera,
le vostre gioie e le vostre preoccupazioni.
Prego per le vostre famiglie. Prego per tutto il popolo di quest’isola.
Prego per la Chiesa di Mauritius perché la sua bella vitalità non smetta di
crescere e di dare i suoi frutti. Prego affinché ciascuno di voi sappia di
essere amato da Dio, qualunque siano le sue difficoltà e le sue sofferenze.
Prego perché insieme scopriate sempre meglio i doni di Dio, di Gesù Cristo,
“risuscitato dai morti”, perché “vivremo con lui” (2 Tm 2, 8. 11).
Con voi io rendo grazie per tutte le meraviglie che il Signore ha compiuto
fra voi, in questa Chiesa, in comunione con la Chiesa universale.
Sì, “Cantate al Signore un canto nuovo . . . / Il Signore ha manifestato la
sua salvezza agli occhi dei popoli. / Egli si è ricordato del suo amore, della
sua fedeltà . . . / Acclami al Signore tutta la terra!” (Sal 98, 1-4).
© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana
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