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VISITA PASTORALE A
PISA, VOLTERRA E LUCCA
MESSA PER I FEDELI DELL’ARCIDIOCESI
NELLO STADIO COMUNALE
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Lucca - Sabato, 23 settembre 1989
1. Non dimentichiamo le grandi opere di Dio (cf. Sal 78, 7).
Risuona ancora nelle nostre orecchie quest’appello del Salmo dell’odierna
liturgia. È la liturgia dell’Esaltazione della santa Croce, che ci introduce
nel centro stesso della più grande opera di Dio.
Credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra.
L’uomo ha oggi un’immagine del mondo creato molto più completa che in
qualsiasi altro tempo. Conosce molto meglio gli orizzonti sconfinati del macro-cosmo,
ed anche i segreti del micro-cosmo.
L’uomo della nostra epoca, affascinato dalle scoperte della scienza e dalle
vertiginose applicazioni che ne ha fatto la tecnica, è però spesso così
assorbito dalle proprie opere, da dimenticare il creatore, il Dio dal quale
prende inizio il creato con tutto ciò che contiene; con tutta la ricchezza
delle possibilità di sviluppo, in esso racchiuse.
2. Se, tuttavia. il Salmo dell’odierna liturgia invita a non dimenticare le
opere di Dio, non intende riferirsi in primo luogo alle opere visibili e
riconoscibili della divina sapienza ed onnipotenza.
Esso fa riferimento prima di tutto alla Croce di Cristo; all’opera di Dio,
più grande ancora della creazione. Infatti l’amore redentore di Dio è più
grande della stessa sua onnipotenza creatrice. E proprio questo amore si è
manifestato nella Croce di Cristo.
L’odierna liturgia ci invita a guardare tutte le opere di Dio attraverso la
Croce di Cristo, che è l’ultima e definitiva parola dell’amore con cui Dio ha
amato il mondo.
“Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perché con la tua Croce hai
redento il mondo” (Canticum ad Evangelium).
3. Nicodemo era un uomo dell’antica alleanza, era un fariseo.
Per non rendere pubblici i suoi contatti con Gesù di Nazaret, venne da lui
di notte.
Nel corso di quel colloquio notturno Cristo introdusse Nicodemo in quella
verità su Dio, che costituisce il cuore della nuova alleanza:
“Dio . . . ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché
chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato
il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per
mezzo di lui” (Gv 3, 16-17).
Gesù di Nazaret parla di Dio che è creatore del mondo. Nello stesso tempo
parla di se stesso come del Figlio unigenito. Il Figlio è della stessa
sostanza del Padre, è Dio da Dio e luce da luce. In lui, Dio rivela se stesso
come amore.
L’amore del Padre va oltre la creazione del mondo. L’amore desidera il bene
definitivo e lo elargisce. Il bene elargito da Dio all’uomo è la vita eterna.
Il mondo visibile non è in grado di donare all’uomo un tale bene. La vita
umana in questo mondo è sottomessa alla caducità ed alla morte. L’uomo può
avere la vita eterna soltanto in Dio e da Dio, come suo dono. Questo dono
decide della salvezza del mondo.
“Dio . . . ha mandato il Figlio nel mondo . . . perché il mondo si salvi
per mezzo di lui”.
Nicodemo ascolta queste parole di Cristo, ma esse sono indirizzate
simultaneamente a ciascuno di noi. In mezzo al creato, nelle sue dimensioni
macro e micro-cosmiche, emerge la verità che lo supera: è la verità
della salvezza.
La Croce di Cristo non cessa di rendere testimonianza a questa verità.
L’uomo assorbito dal mondo, affascinato dalle possibilità del creato, è
portato a dimenticarsene. La Croce di Cristo grida: non dimenticare.
4. Perché la Croce?
Nel colloquio con Nicodemo Gesù si riferisce a ciò che ha fatto Mosé
durante il cammino di Israele nel deserto. Quando, cioè, gli Israeliti
morivano, morsi dai serpenti velenosi apparsi sulla loro strada verso la terra
promessa, Mosé - per ordine di Dio - innalzò il serpente. Era un serpente fuso
nel rame. Guardandolo, coloro che erano stati morsi potevano ricuperare la
salute.
È una figura singolare. Ma, nello stesso tempo, molto eloquente. Era
difficile prevedere allora, nel deserto, che quel serpente di rame avrebbe
potuto avere un tale significato.
Ed ecco, Cristo dice a Nicodemo: “Bisogna che sia innalzato il Figlio
dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (Gv 3,
14).
Verrà il giorno in cui queste parole diventeranno realtà. Sul Golgota sarà
innalzata la Croce per un Uomo condannato a morte.
Quest’uomo - il Figlio dell’uomo - è il Figlio unigenito dato dal Padre.
Questo Figlio consostanziale al Padre - “spogliò se stesso, assumendo la
condizione di servo, e divenendo simile agli uomini”. E, innalzato sulla Croce
come condannato, egli - il Figlio dell’uomo - “umiliò se stesso facendosi
obbediente fino alla morte e alla morte di Croce” (Fil 2, 7-8).
Nell’obbedienza della Croce Cristo ha abbracciato l’intero peccato
dell’umanità - tutti coloro che erano stati morsi dal serpente, dal padre
della menzogna - tutta la disobbedienza dell’uomo di fronte a Dio. L’ha
abbracciata con un amore che è più grande del peccato. Ha abbracciato - e per
questo ha redento.
In questa debolezza di Cristo crocifisso è contenuta la nuova e definitiva
rivelazione della potenza, anzi dell’onnipotenza di Dio. Questa è la
onnipotenza dell’amore. L’onnipotenza dell’amore che salva.
5. Dalla Croce sul Golgota Cristo alza verso di noi tutti questo grido: non
dimenticate le grandi opere di Dio!
Non dimenticarle tu, Chiesa che vivi in questa città di Lucca, e che tante
volte, nel corso della sua storia, hai visto manifestarsi la potenza di tali
opere nelle meraviglie compiute dai tuoi santi.
Conservane viva la memoria nel continuato confronto con la mensa della
Parola e del Corpo del Signore, che ti è imbandito nell’Eucaristia. Solo così
potrai essere una Chiesa che conosce a fondo il messaggio evangelico e lo vive
con coerenza nell’umiltà della carità.
6. Carissimi fedeli di questa antica e gloriosa Chiesa, per essere
all’altezza del disegno di Dio su di voi nel momento presente, dovete prender
coscienza di alcuni impegni che stanno davanti a voi con urgenza prioritaria.
Occorre, innanzitutto che riscopriate la fondamentale importanza del
“Giorno del Signore” al centro del quale sta la celebrazione del memoriale
della morte e della Risurrezione di Cristo, occasione insostituibile di
comunione nell’approfondimento della Parola di Dio, nella condivisione del
Pane eucaristico, nell’elevazione della preghiera e del canto. Una
celebrazione “qualificata” dell’Eucaristia in ogni domenica dell’anno: ecco il
primo requisito per un rinnovamento durevole della vita diocesana.
L’altro impegno non procrastinabile va nella direzione della catechesi,
specie degli adulti, mediante la preparazione di persone atte a svolgere tale
compito, e, quindi, nella direzione di una nuova e diffusa evangelizzazione,
adeguata alla mutata situazione socio-religiosa dell’arcidiocesi.
Il terzo impegno urgente riguarda la pastorale giovanile, da cui dipende il
futuro anche della Chiesa lucchese. Solo lo sforzo solidale di sacerdoti,
religiosi e laici, operanti concordemente secondo la linea del progetto
pastorale diocesano, potrà suscitare nel variegato mondo giovanile un
rinnovato interesse per il messaggio evangelico e una più generosa
disponibilità per le necessità dei fratelli: sono le due dimensioni, appunto,
quella verticale, e quella orizzontale, che i due bracci della Croce di Cristo
continuano a proclamare davanti al mondo.
7. “Per questo Dio l’ha esaltato” (Fil 2, 9) al di sopra di ogni
cosa. Ecco il divino paradosso della Croce: nell’umiliazione, nell’infamia più
grande, qual era per gli uomini di quei tempi la morte in Croce - Dio opera
l’esaltazione!
“Dio l’ha esaltato”, lui, il Cristo. “e gli ha dato il nome che è al di
sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei
cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il
Signore, a gloria di Dio Padre” (Fil 2, 9-11).
L’esaltazione della Croce e l’esaltazione nella Croce. L’onnipotenza
dell’amore compie quest’esaltazione. Ciascuno di noi è “esaltato” nella
Croce di Cristo.
Ciascuno di noi è esaltato da questo amore, che supera il peccato e la
morte! Da questo amore che qui a Lucca viene espresso anche misteriosamente
dal Volto santo del Signore.
8. Fratelli e sorelle! Ecco il messaggio dell’odierna liturgia. Il mondo
conosce la Croce di Cristo - ma, nello stesso tempo, non la conosce. Non
conosce tutto il suo mistero. Tutta la sua verità. Tutta la sua realtà.
Ogni uomo . . . l’umanità intera sa forse di essere esaltata in questa
Croce? Sa che soltanto l’amore è capace di “esaltare” veramente l’uomo in
mezzo a tutte le umiliazioni e delusioni possibili? Anzi, in mezzo a tutti i
successi, a tutti i piaceri possibili che ci dà il mondo, soltanto l’amore è
capace di “esaltare” veramente.
Sa l’uomo di oggi che la Croce di Cristo manifesta un tale amore? Noi
di adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo!
© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana
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