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SANTA MESSA PER LA COMUNITÀ
PARROCCHIALE DI CASTEL GANDOLFO
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Domenica,
28 agosto 1988
1. “Osserverete i comandi del Signore Dio vostro . . . e li metterete in
pratica, perché questa sarà la vostra saggezza” (Dt 4, 2. 6).
Ogni vita ha le sue leggi, ed anche la vita cristiana si svolge secondo una
norma esigente di vita rigorosa ed impegnativa: sono i comandamenti di Dio,
che trovano in Gesù Cristo la piena e perfetta realizzazione. Egli, infatti, è
la norma vivente del nostro essere cristiani, perché la vita divina ci è stata
da lui comunicata in pienezza per i meriti della sua morte e risurrezione.
Egli cammina con noi, costantemente presente nella nostra esistenza, in una
ininterrotta donazione di grazia.
Ogni celebrazione domenicale, riconducendoci alla memoria della Pasqua e
del Battesimo, ci ricorda proprio questo: cioè che la nostra vita è stata
innestata in Cristo. In lui è morto in noi il vecchio Adamo, intaccato dal
peccato, in lui risorto siamo stati innestati come nel nuovo Adamo, per
risorgere anche noi a vita nuova. Da lui scaturisce una nuova linfa e, nello
stesso tempo, una nuova norma di vita. “Osservate, dunque, i comandi del
Signore Dio vostro”, tenendo sempre fissi gli occhi in Gesù, modello e
fondamento di questa legge poiché egli è la nostra guida. Vivere in Cristo,
pensare ed operare in unione con lui deve essere il nostro impegno quotidiano.
Quest’anno non mi è stato possibile celebrare con voi, come di consueto, la
festa dell’Assunzione di Maria santissima, a motivo della chiusura dell’anno
mariano. Ma non ho voluto interrompere questa bella consuetudine di celebrare
l’Eucaristia in mezzo alla vostra comunità parrocchiale di san Tommaso da
Villanova, in Castel Gandolfo.
Sono certo che in quel giorno vi siete spiritualmente uniti a me per
condividere tale singolare momento, che ha visto unite insieme vetuste
tradizioni di preghiera delle Chiese di Oriente e di Occidente.
Saluto tutti voi che partecipate a questa liturgia. Saluto in particolare
il Vescovo di Albano, i salesiani, in questo anno dedicato a san Giovanni
Bosco, il parroco e tutte le autorità religiose e civili.
Vi rinnovo anche la mia riconoscenza per la cordiale ospitalità che, come
ogni anno mi offrite in questa suggestiva cittadina.
L’anno mariano è stato un evento ecclesiale, ricco di grande significato,
mediante il quale tutti i fedeli sono stati chiamati a ricordare i dono
ricevuti e tutto ciò che nel suo passato testimonia la speciale, materna
cooperazione della Madre di Dio all’opera della salvezza di Cristo; al tempo
stesso, la Chiesa ha anche voluto preparare per il futuro le vie di questa
cooperazione, avendo ormai davanti agli occhi la prospettiva del terzo
millennio cristiano, del nostro nuovo esodo verso il futuro che Dio ci
offrirà.
2. Accogliamo oggi il monito austero, ma ricco di speranza, che ci viene
dalla parola di Dio echeggiata in questa liturgia.
Il Vangelo ci chiama ad una osservanza fedele e corretta dei precetti del
Signore, senza trascurare il comandamento di Dio per osservare le tradizioni
degli uomini (cf. Mc 7, 8). E il forte rimprovero di Gesù è rivolto ad
un popolo che “mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me” (Mc
7, 7). Il Signore ci chiede di essere fedeli alla legge di Dio nella verità e
nella sincerità della coscienza; ma nello stesso tempo ci indica dove si trova
la vera e irrinunciabile fonte della autentica osservanza della legge: nel
cuore dell’uomo!
Come nel cuore può annidarsi la radice del male morale, dell’inadempienza o
del rifiuto della legge, poiché “dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini,
escono le intenzioni cattive” (Mc 7, 21), così dal cuore nascono i
buoni propositi, gli aneliti al bene, gli impegni decisivi della retta
coscienza. Bisogna perciò, operare con cuore buono, cioè nella sincerità e
nella verità. Nel cuore buono sta il fondamento del nostro rapporto con
Cristo.
3. Inserita in Dio mediante Cristo, la vita del cristiano è vita di membra
unite in un unico corpo attorno al capo. Il nostro cuore deve perciò
conformarsi a quello di Cristo: egli è il cuore ed il centro dell’unica e
definitiva autocomunicazione di Dio agli uomini.
Cristo è la definitiva verità di Dio Padre; da lui tutto il corpo riceve
forza per crescere in modo da edificarsi nella carità (cf. Ef 4, 18).
Perciò ogni cristiano deve cercare nella Parola di Dio, cioè in Gesù, la
verità che guida, la luce che orienta, la grazia che sostiene.
Se facciamo così allora la speranza sosterrà ogni nostro impegno, perché
sapremo riconoscere che la fedeltà a tale legge ed a tale progetto di vita è
“dono perfetto”, che “viene dall’alto e discende dal Padre della luce, nel
quale non c’è variazione né ombra di cambiamento” (Gc 1, 17).
4. “Accogliete con docilità la parola che è stata seminata in voi (Gc
1, 21). Il Signore insiste nel chiedere a noi una vera conversione,
accogliendo la sua parola con coscienza pura. Accogliere, infatti, significa
fare propria la Parola, fare in modo che essa entri nella dinamica della
nostra libertà, seguendo una coscienza aperta alla luce che da tale parola
proviene.
È noto, purtroppo, a quali distorsioni possa essere soggetto l’uomo, quando
lo insidia la tentazione dell’autogiustificazione. Ci può essere sia
l’illusione di un cristianesimo pago di seguire abitudini e formalismi, sia la
tendenza di fare di noi stessi il centro e la norma dell’agire, estraniandoci
dalla regola aurea del Vangelo. Il cuore di ogni uomo può essere inquinato
dalla “tradizione degli uomini” (Mc 7,8) come da “intenzioni cattive” (Mc
7, 21), nelle quali spesso si annida l’opposizione alla volontà di Dio.
5. “Siate - dice oggi a noi l’apostolo Giacomo - di quelli che mettono in
pratica la parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi” (Gc
1, 22).
Con animo sereno e docile, con umile desiderio di costante purificazione,
impegniamoci a mettere in pratica la Parola, chiedendo insistentemente a Dio
di non essere come coloro che illudono se stessi.
Ci sia di aiuto l’esempio di sant’Agostino, che oggi la Chiesa commemora,
la conversione, ma soprattutto l’esempio della Vergine Maria, di colei che per
prima ha creduto, accettando tutto il progetto di Dio sulla sua vita. Maria,
che nella sua vita avanzò nella peregrinazione della fede, serbando fedelmente
la sua unione col Figlio fin sotto la croce, sia il modello del nostro agire,
per renderci capaci di osservare i comandamenti del Signore. Con la sua
intercessione ci aiuti Maria, che nel suo cuore accolse la stessa Parola - il
Verbo - fattasi carne e fattasi “cuore” della nuova umanità.
A lei noi chiediamo di render puro, sincero, lieto e saldo il nostro cuore,
per osservare i comandamenti del Signore ed amarli con tutto il nostro essere.
Amen!
© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana
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