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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA
CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA NELLA CATTEDRALE DI
CRACOVIA
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Cracovia - Mercoledì, 10 giugno 1987
1. Ave, croce di Cristo!
Quando su un monte in Galilea il Signore dice agli
apostoli: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra” (Mt 28, 18), il
nostro pensiero e il nostro cuore si volgono verso la croce.
È nella croce che
ti è stato dato, o Cristo, “ogni potere”, il potere che nessun altro ha nella
storia del mondo.
È nella croce la potenza della redenzione dell’uomo, nel cui
nome gli apostoli odono: “Andate.., ammaestrate tutte le nazioni”.
È nella croce
di Cristo che Dio uno e trino: Padre, Figlio e Spirito Santo è diventato la vita
delle anime immortali. E il battesimo costituisce l’inizio di questa vita.
È
nella croce, umanamente parlando segno di ignominia, che tu, o Cristo, sei
diventato pastore delle nostre anime e Signore della storia. Ave, croce di
Cristo!
Ave Crux!
2. Nella croce “abbiamo conosciuto l’amore” (1 Gv 3, 16),
l’amore “sino alla fine”. È quest’amore che viene meditato da tutta la Chiesa in
Polonia nei giorni del Congresso Eucaristico.
È quest’amore, che Edvige, nostra
beata regina, ha conosciuto anche accanto a questo crocifisso. Ave, crocifisso
di Wawel, crocifisso di Edvige!
Siamo uniti con questa nostra grande sovrana
proprio mediante questo crocifisso di Wawel, sotto il quale sono ora state
deposte le reliquie della beata. Esse celebrano qui quasi una silenziosa
liturgia dell’esaltazione della croce. L’esaltazione delle reliquie della regina
Edvige.
L’esaltazione mediante la croce. Qui, in questo luogo, Edvige conobbe quale
fosse il potere “in cielo e in terra” del Cristo crocifisso. Conobbe la fede. La
conobbe con il cuore. Qui si rivelò a lei l’Amore, più grande di ogni amore
umano.
Sulla croce Cristo “ha dato la sua vita per noi” (1 Gv 3, 16).
Anche
tu, giovane regina della Polonia, tu una della stirpe d’Angiò, non avresti
dovuto “dare la tua vita per i fratelli”?
3. Nella Cattedrale di Wawel si trova
il luogo di una grande vittoria di Cristo nel cuore umano.
Anche tu, Edvige, non
avresti dovuto “dare” il tuo amore per questo Amore?
Come avrebbe potuto
“dimorare in te l’amore di Dio” (cf. 1 Gv 3, 17), se tu avessi ristretto il tuo
cuore solo “all’amore umano”? Quest’amore bello, nutrito sin da bambina -
l’amore, a cui, umanamente avevi diritto, che avrebbe potuto diventare la via
della tua vita e la tua vocazione . . .
E tuttavia . . .
Che cosa ti dice il Cristo
dall’alto del suo crocifisso di Wawel? È mirabile il suo “potere” sul cuore
umano. Da dove esso viene? Quale potere ha egli, spogliato, condannato alla sua
agonia in croce in tanti luoghi del mondo? Mediante quest’agonia, mediante lo
spogliamento, mediante l’immagine dell’estrema debolezza, dell’ignominia e della
miseria, parla la potenza: la potenza di un amore “sino alla fine”.
4. Edvige,
tu non hai ancora amato “sino alla fine”. Il termine del tuo amore sta oltre,
oltre i confini di ciò che il tuo cuore di ragazza ha portato qui, al castello
di Wawel, sul trono polacco.
Il limite del tuo amore va oltre. Dio ti ha posto
in mezzo ai popoli e alle nazioni. Ti ha chiamata per abbracciare con il tuo
cuore le loro sorti, le loro aspirazioni e le loro lotte. Per indovinare i
disegni di Dio riguardo alla Polonia, la Lituania, le terre russe.
Cristo, la
cui agonia sulla croce è stata fissata nel crocifisso di Wawel, è lo stesso, che
disse agli apostoli: “andate in tutto il mondo ed ammaestrate tutte le nazioni,
battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (cf. Mt
28, 19).
Lo disse raggiungendo il termine dei tempi, attraverso la storia dei
popoli e delle nazioni. Lo disse in forza di quell’amore che segue ogni uomo
attraverso la storia - sino alla fine.
Edvige, rispondi a questo amore!
5.
Venerati e cari fratelli e sorelle, partecipanti alla liturgia eucaristica che
oggi mi è dato di celebrare presso il crocifisso di Wawel e presso le reliquie
della beata Edvige, nostra grande regina, madre dei popoli. Il luogo in cui ci
incontriamo ha parlato ad intere generazioni.
In esso è stata proclamata la più
profonda e la più genuina verità del Vangelo, inscritta nella storia della
nostra patria seicento anni fa. Ho desiderato tanto, tanto essere qui proprio quest’anno 1987, in cui i nostri fratelli lituani, coartefici della loro e della
nostra comune storia, celebrano a Vilnius e in tutto il paese il seicentesimo
anniversario del battesimo della loro nazione.
Poiché non mi è dato di essere
tra loro in quest’anno giubilare, di pregare sulla loro terra e nella loro
lingua - tanto più ringrazio la divina Provvidenza di potermi trovare accanto a
questo crocifisso di Wawel e fermarmi presso il cuore della nostra regina, la
beata Edvige. E inoltre: qui, nel castello reale, è venuto al mondo san
Casimiro, patrono della Lituania, che ha concluso la sua giovane vita a Grodno.
Ha pregato in questa Cattedrale. A Cracovia anche visse ed edificò con la sua
vita i suoi contemporanei il pio Michal Giedroyò, profondamente innamorato della
croce di Cristo.
6. La Cattedrale di Wawel nasconde in sé molti tesori. Per
molti anni sono stato il suo tutore e primo servo. Tra questi tesori il
crocifisso della regina Edvige rimane l’oggetto di una particolare
testimonianza. Custoditelo questo tesoro in modo particolare, così come l’hanno
fatto le passate generazioni.
Mi rivolgo a tutti gli abitanti di Cracovia, prima
di tutto al mio successore sulla sede di san Stanislao - e al venerabile
Capitolo Metropolitano. Nelle mani del Decano e del Preposito di questo capitolo
cattedrale, il caro Vescovo Julian, faccio questa mia professione presso il
crocifisso di Wawel e presso il cuore della beata. Ringrazio il capitolo
cracoviense per la cura che ha avuto in questi secoli per questo grande
santuario della Chiesa e della nazione!
Ringrazio della premura verso la sede
vescovile stessa nei periodi che era vacante. Ringrazio per tante prove di zelo
sacerdotale. Posso io non menzionare qui - tra tante figure a me care - almeno
una, a cui debbo tanto sin dai miei primissimi anni: il defunto Monsignor Kazimierz Figlewicz, grande cultore di questa cattedrale di Wawel e di questo
luogo straordinario in cui si trova il crocifisso di Edvige, di Wawel.
7. E
mentre ci troviamo in questo luogo, non possiamo non ricordare un’altra grande
opera di Edvige qual è l’Ateneo Teologico, già per molti anni facoltà di
teologia dell’Università Jagellonica, ed ultimamente elevata ad Accademia
Pontificia.
Credo che non sia necessario provare ancor più a lungo quanto questo ateneo
renda testimonianza alla nostra storia, appartenga al patrimonio della Chiesa e
alla cultura polacca. Potrebbe essa mancare a Cracovia?
8. “Noi
sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi
non ama rimane nella morte” (1 Gv 3, 14).
Sì. Lo sappiamo. Lo sapeva la nostra
beata regina Edvige - e ha consolidato questo sapere nella storia della nazione.
Nella storia delle anime polacche. Tale è sempre stato - e tale è rimasta
l’eloquenza del crocifisso di Wawel. E tale è l’eloquenza di ogni croce e di
ogni crocifisso su tutta la terra.
Ave, croce di Cristo!
Ovunque si trovi il tuo
segno, Cristo dà testimonianza della sua Pasqua: del “passaggio dalla morte alla
vita”. E dà testimonianza dell’amore che è la potenza della vita - dell’amore
che sconfigge la morte.
Ave, croce, ovunque tu ti trovi, nei campi, lungo le
strade, nei luoghi dove gli uomini soffrono e agonizzano . . . Nei luoghi dove
lavorano studiano e creano . . . In ogni luogo sul petto d’ogni uomo o donna
ragazzo o ragazza . . . e in ogni cuore umano, così come nel cuore di Edvige,
signora di Wawel.
Ave, croce di Cristo!
Ave Crux!
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Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana
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