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SANTA MESSA PER LA XX GIORNATA DELLA PACE
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Solennità di Maria Santissima Madre di Dio Basilica
di San Pietro - Giovedì, 1° gennaio 1987
1. “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio . . .” (Gal
4, 4).
Ti salutiamo pienezza del tempo, che l’eterno Figlio di Dio portò e realizzò
nella storia della creazione, divenendo uomo.
Ti salutiamo, pienezza del tempo, dalla quale emerge oggi, secondo la misura
dell’umano trascorrere, l’anno nuovo.
Ti salutiamo, Anno del Signore 1987, alla soglia dei tuoi giorni,
settimane e mesi.
Ti saluta la Chiesa del Verbo incarnato in mezzo alla grande famiglia delle
nazioni e dei popoli.
Ti saluta la Chiesa, pronunziando su di te la benedizione del Dio
dell’Alleanza:
“Ti benedica il Signore / e ti protegga. / Il Signore faccia brillare il suo
volto su di te / e ti sia propizio. / Il Signore rivolga su di te il suo volto /
e ti conceda pace” (Nm 6, 24-26).
2. “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio . . .”.
Ti salutiamo, anno nuovo, nel cuore stesso del mistero dell’Incarnazione,
in cui adoriamo il Figlio di Dio fattosi carne per noi.
Ti salutiamo, Figlio della stessa sostanza dell’eterno Padre, che sei venuto a
noi nella pienezza del tempo, “perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal
4, 5).
Ti salutiamo nella tua umanità, Figlio di Dio, nato da donna, così come ciascuno
di noi, figli umani, è nato da donna.
Ti salutiamo nell’umanità di ogni uomo in tutta la ricchezza e varietà
delle tribù, nazioni e razze, lingue, culture e religioni.
In te, Figlio di Maria, in te Figlio dell’uomo, noi siamo figli di Dio.
Questo primo giorno dell’anno nuovo desideriamo celebrarlo, insieme con l’ottava
di Natale, come solennità universale degli uomini nella pienezza della
loro dignità umana.
Desideriamo celebrare questo giorno, grazie alla tua opera, come “figli nel
Figlio”. Sei venuto “per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi”
(Gv 11, 52). Sei nostro fratello e nostra pace.
3. “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito
del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!” (Gal 4, 6).
Sei stato tu a gridare così. Tu, Figlio. Hai detto così nei momenti di fervore e
nei momenti di spogliamento.
E tu, Figlio della stessa sostanza del Padre, ci hai insegnato a dire così;
ci hai incoraggiati a dire insieme con te: “Padre nostro”.
E anche se nella nostra umanità non ne troviamo la giustificazione, tu ci hai
dato, nell’unità col Padre, il tuo Spirito “che è Signore e dà la vita” (Dominum
et Vivificantem), affinché possiamo dire “Abbà, Padre” con tutta la verità
interiore dei nostri cuori. Infatti lo Spirito del Figlio è stato mandato
nei nostri cuori. Lo Spirito del Figlio ci ha plasmati di nuovo, dalla
radice stessa della nostra umanità, della nostra natura umana, come “figli nel
Figlio”.
4. Siamo quindi figli, non schiavi. Siamo eredi per volontà di Dio.
Oggi, all’inizio dell’anno nuovo desideriamo riconfermare quest’eredità
universale di tutti i figli e le figlie di questa terra.
Tutti sono chiamati alla libertà. Nel contesto dei tempi nei quali viviamo, la
Chiesa ha confermato, ancora una volta, la verità sulla “libertà cristiana e
la liberazione”, come fondamento della giustizia e della pace (cf. Congr.
pro doctrina Fidei, Libertatis Conscientia, die 22 mar. 1986).
Lo Spirito del Figlio che il Padre manda incessantemente nei nostri cuori, grida
costantemente: “Non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per
volontà di Dio” (Gal 4, 7).
5. “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da
donna”.
Durante tutta l’ottava di Natale, e particolarmente oggi, il cuore della Chiesa
batte in modo singolare per lei, per la Madre del Figlio di Dio. Per la
Madre di Dio.
Oggi si celebra la sua solennità principale. Lei, la Donna, rende la prima
testimonianza materna alla dignità umana del Figlio di Dio.
Egli è nato da lei.
Lei è la sua Madre.
Oggi la vediamo a Betlemme, mentre accoglie i pastori.
Il giorno ottavo dopo la nascita, compiendosi il rito vetero-testamentario della
circoncisione, ella dà il nome al Bambino. E questo è il nome: Gesù, un
nome che parla della salvezza compiuta da Dio. Questa salvezza è portata dal
Figlio suo. Gesù vuol dire “Salvatore”. Così è stato chiamato il Figlio
di Maria nel momento dell’annunciazione, nel giorno in cui è stato concepito nel
suo seno. E così viene ora chiamato da lei dinanzi agli uomini.
La dignità umana del Figlio di Dio si esprime in questo nome. Come uomo lui è
Salvatore del mondo. La Madre sua è Madre del Salvatore.
6. “Ti saluto, o piena di grazia il Signore è con te . . .” (Lc 1,
28).
Sei beata tu che hai creduto . . . (cf. Lc 1, 45). Hai creduto nel
momento dell’annunciazione. Hai creduto nella notte di Betlemme. Hai creduto sul
Calvario. Tu hai avanzato nella peregrinazione della fede e hai serbato
fedelmente la tua unione col Figlio, Redentore del mondo (cf. Lumen Gentium,
58). Così ti hanno visto le generazioni del popolo di Dio su tutta la terra.
Così ti ha mostrato, o beata Vergine, il Concilio del nostro secolo.
La Chiesa fissa i suoi occhi su di te come sul proprio modello. Li fissa in
particolare in questo periodo in cui si dispone a celebrare l’avvento del terzo
millennio dell’era cristiana. Per meglio prepararsi a quella scadenza, la Chiesa
volge i suoi occhi a te, che fosti lo strumento provvidenziale di cui il Figlio
di Dio si servì per divenire Figlio dell’uomo e dare inizio ai tempi nuovi. Con
questo intento essa vuole celebrare uno speciale anno dedicato a te, un Anno
Mariano, che, iniziando dalla prossima Pentecoste, si concluderà, l’anno
successivo, con la grande festa della tua assunzione al cielo. Un anno che ogni
diocesi celebrerà con particolari iniziative, volte ad approfondire il tuo
mistero e a favorire la devozione verso di te in un rinnovato impegno di
adesione alla volontà di Dio, sull’esempio da te offerto, ancella del Signore.
Tali iniziative potranno fruttuosamente inquadrarsi nel tessuto dell’anno
liturgico e nella “geografia” dei santuari, che la pietà dei fedeli ha elevato a
te, o Vergine Maria, in ogni parte della terra.
Noi desideriamo, o Maria, che tu risplenda sull’orizzonte dell’avvento dei
nostri tempi, mentre ci avviciniamo alla tappa del terzo millennio dopo Cristo.
Desideriamo approfondire la coscienza della tua presenza nel mistero di
Cristo e della Chiesa, così come ci ha insegnato il Concilio. A questo fine il
presente successore di Pietro, che affida a te il suo ministero, intende
prossimamente rivolgersi ai suoi fratelli nella fede con una Lettera
enciclica, dedicata a te, Vergine Maria, inestimabile dono di Dio
all’umanità.
7. Beata te che hai creduto!
L’evangelista dice di te: “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose
meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 19).
Tu sei memoria della Chiesa!
La Chiesa impara da te, Maria, che essere madre vuol dire essere una viva
memoria, vuol dire “serbare e meditare nel cuore” le vicende degli uomini e dei
popoli; le vicende gioiose e quelle dolorose.
Tra tante vicende nell’anno 1987 desideriamo richiamare alla memoria della
Chiesa il 600° anniversario del “battesimo della Lituania”, rendendoci vicini
con la preghiera ai nostri fratelli e sorelle, che da tanti secoli perseverano
uniti a Cristo nella fede della Chiesa.
E quante altre vicende ancora, quante speranze, ma anche quante minacce, quante
gioie ma anche quante sofferenze... a volte quanto grandi sofferenze! Dobbiamo
tutti, come Chiesa, serbare e meditare nel cuore queste vicende. Così come la
Madre. Dobbiamo imparare sempre di più da te, Maria, come essere Chiesa in
questo trapasso di millenni.
8. Alla soglia dell’anno nuovo, il Vescovo di Roma, abbracciando in
questo sacrificio eucaristico tutte le Chiese nel mondo, riunite nell’universale
comunione cattolica,
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e tutti gli amati fratelli cristiani che cercano insieme con noi le vie
dell’unità,
-
e tutti i seguaci delle religioni non cristiane,
-
e, senza eccezione, tutti gli uomini di buona volontà in tutta la terra,
grida dalla tomba di san Pietro con le parole della liturgia: “Ci benedica il
Signore e ci protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di noi
e ci sia propizio! . . .
ci conceda pace!” (Nm 6, 24-26).
Il 1987 sia un anno in cui l’umanità metta finalmente da parte le divisioni del
passato; un anno in cui, nella solidarietà e nello sviluppo, ogni cuore cerchi
la pace.
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Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana
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