Domenica, 27 maggio 1984
1. “A te si prostri tutta la terra, / a te canti inni, canti al tuo nome. /
Venite e vedete le opere di Dio, / mirabile nel suo agire sugli uomini” (Sal
66, 4-5).
La Chiesa adora oggi Dio con il salmo responsoriale della sua liturgia, e in
questo salmo si riflette la profonda gioia del tempo pasquale.
L’opera di Dio: l’opera mirabile che egli ha compiuto in mezzo agli uomini. E
l’ha compiuta in Gesù Cristo, crocifisso e risorto. Dio l’ha
compiuta per mezzo di lui, che si è fatto obbediente fino alla morte di croce (Fil
2, 8), e con questa obbedienza nata dall’amore verso il Padre e verso gli uomini
vinse la morte e rivelò la vita in tutta la sua definitiva verità e
realtà.
Quest’opera è stata compiuta da Dio e Cristo Signore sotto gli occhi dei
testimoni. È proprio la loro voce, unitamente al grido del salmo, che invita
tutti a venire e guardare l’opera della risurrezione e della redenzione. Tutti
sono chiamati a partecipare al mistero pasquale di Cristo. Tutta la terra e
tutto il creato narrano in un modo nuovo la gloria di Dio: anche
la terra e le creature partecipano alla risurrezione di Cristo.
2. La Chiesa è portavoce e servitrice di questa gloria. Essa è “salmista”
delle cose mirabili che Dio ha fatto tra gli uomini. E contemporaneamente la
Chiesa, nell’odierna domenica pasquale, legge con attenzione gli Atti
degli Apostoli per ricordare, ancora una volta, come la risurrezione di
Cristo ha prodotto i suoi primi effetti in mezzo agli uomini.
Ecco, leggiamo che il diacono Filippo ha predicato Cristo in Samaria,
confermando con i segni la verità dell’insegnamento annunziato. E così Samaria
accolse la parola di Dio. Sulle orme di Filippo si sono incamminati verso quella
città gli apostoli Pietro e Giovanni per imporre le mani, nel nome del
Signore Gesù, sui battezzati e su quelli che ricevevano lo Spirito Santo (cf.
At 8, 5-8.14-17).
3. Oggi mi è dato di ricordare a Viterbo quest’avvenimento che gli Atti degli
apostoli riferiscono come accaduto nei primi giorni della Chiesa. La storia
della Chiesa si snoda di generazione in generazione e di secolo in secolo,
sin dai tempi apostolici. E anche la vostra città, cari fratelli e sorelle, ha
scritto uno specifico capitolo di questa storia, che dai tempi dei santi
apostoli Pietro e Paolo è legata in modo particolare a Roma e anche a tutta
l’Italia.
Come sappiamo, infatti, la vostra illustre città è storicamente legata al
papato: per alcuni decenni del secolo XIII, fu la sede del successore di Pietro.
Vi si tennero anche alcuni conclavi, da uno dei quali uscì eletto un Papa poi
proclamato beato, Gregorio X. In quel periodo la presenza della corte papale
portò la città a un notevole sviluppo, sia dal punto di vista urbanistico che
commerciale e culturale. Ma al di là di tutto ciò, va notato come la vostra
città, che pochi anni prima era stata illuminata dalla presenza evangelica di
santa Rosa, ospitando la Sede Apostolica, dette una nuova, preziosa
testimonianza di fede cristiana e di comunione ecclesiale, che giustamente viene
ricordata nei secoli.
“Acclamate a Dio da tutta la terra” (Sal 66, 1).
Lo acclamino le città e le nazioni.
Acclamalo tu, città di Viterbo, sede medievale dei successori di Pietro.
Ringrazialo per le opere che Dio ha compiuto in mezzo ai tuoi antenati mediante
il ministero dei vescovi di Roma; e che continua a compiere.
4. Nell’odierna domenica la Chiesa, colma di gioia pasquale, preparandosi
all’Ascensione del Signore, vive al tempo stesso la promessa di un altro
Consolatore”: lo “Spirito di verità” (Gv 14, 16.17).
Cristo Signore, promettendo, alla vigilia della passione, lo Spirito Santo che
avrebbe mandato, dice agli apostoli: “Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi”
(Gv 14, 18).
Noi ci prepariamo, come ogni anno, alla Pentecoste. In questa preparazione è
racchiusa la gioia di una nuova Venuta di Cristo stesso. Egli, risorto e
glorificato, dimorando nel Padre, viene, al tempo stesso, a noi nello Spirito
Santo, nel Consolatore, nello Spirito di verità.
E in questa sua nuova venuta si rivela la nostra unione col Padre: “Voi saprete
che io sono nel Padre e voi in me e io in voi” (Gv 14, 20). La Chiesa
oggi vede se stessa come il popolo di Dio unito al Padre in Gesù mediante la
potenza dello Spirito Santo.
E la Chiesa gioisce di questa verità, di questa realtà. La Chiesa trova in essa,
sempre di nuovo, la fonte inesauribile della sua missione e della sua
aspirazione alla santità.
5. La missione della Chiesa, la sua aspirazione alla santità, si realizza
mediante l’amore.
Cristo dice nel Vangelo di oggi: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva,
questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi
manifesterò a lui” (Gv 14, 21).
Così dunque l’amore ci introduce nella più profonda conoscenza di Gesù Cristo.
L’amore apre davanti al cuore umano il mistero di questa unione col Padre
in Cristo mediante la potenza dello Spirito Santo, operante in noi.
E perciò l’amore è il più grande comandamento del Vangelo. In esso si
compiono tutti i comandamenti e i consigli, Esso è “il vincolo della perfezione”
(Col 3, 14).
Quale gioia è per me, cari viterbesi, poter ricordare oggi alcune meravigliose
figure del passato lontano e vicino che qui, nella vostra città, hanno
corrisposto generosamente alla chiamata evangelica all’amore.
Quale grande risposta d’amore troviamo in quella meravigliosa giovinetta che fu
la vostra santa Rosa! Essa, pur nella mutazione dei tempi, si presenta ancor
oggi come modello per le ragazze e per le giovani, invitandole a comprendere a
fondo, nella loro vita, l’assoluto di Dio in una piena donazione d’amore al di
là di ogni rispetto umano!
Nella presente circostanza, ricordiamo anche santa Giacinta Marescotti,
proveniente da un ceto sociale assai diverso, vissuta in un altro clima storico
e culturale, eppure legata da tante affinità con la vergine Rosa! Come questa,
Giacinta fu fortemente sensibile al fatto che il consacrarsi a Dio e l’amore
perfetto che lo fonda comportano una dedizione piena al bene comune sia della
Chiesa che della società. E queste due donne straordinarie, con la forza dello
Spirito, riuscirono a realizzare quell’ideale in un modo ancor oggi esemplare.
Ricordiamo anche san Crispino, che io ebbi la gioia di canonizzare: simpatica
figura di fratello laico cappuccino, vissuto qualche secolo fa, ma il cui
esempio è anch’esso estremamente attuale: l’esempio di un cristianesimo vissuto
in una santa letizia, la quale, come ardua conquista interiore, e servizio
squisito reso al prossimo che si trova bisognoso di pace e di consolazione. Con
questo atteggiamento gioviale e bonario, san Crispino seppe essere un vero
“pescatore di uomini”, attirando le anime all’amore della croce di Cristo e alla
ricerca della santità.
“Acclamate a Dio da tutta la terra”.
Acclamalo, o città di Viterbo, guardando le opere che Dio ha compiuto in mezzo
ai tuoi antenati.
Quest’opera sono gli uomini viventi, nei quali il mistero pasquale di Cristo ha
trovato la sua piena espressione nella santità della loro vita.
6. E, infine, ascoltate ancora le parole di san Pietro. Si potrebbe dire
che mediante il vostro passato, voi, o viterbesi, siete legati in modo speciale
alla figura dell’apostolo, che ha fondato la Sede romana.
Ecco che cosa dice Pietro apostolo nella sua prima lettera, da cui è tratta la
seconda lettura dell’odierna liturgia:
“Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere
a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi . . .!” (1
Pt 3,15).
Vi è qui un primo invito: a una fede lucida, consapevole, coraggiosa.
Tale fede richiede da noi il Cristo crocifisso e risorto, anche nei nostri
tempi. In essa prende anche inizio tutta la speranza cristiana.
Ecco poi le ulteriori parole dell’apostolo:
“Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza
. . . È meglio infatti, se così vuole Dio, soffrire operando il bene
piuttosto che fare il male” (1 Pt 3, 15-17).
Il secondo invito: che dalla fede scaturiscano le opere! Che la fede
formi le coscienze! Il Cristo crocifisso e risorto è il “metro” più perfetto
della nostra condotta.
Cari fratelli e sorelle! È per me motivo di gioia essere qui a Viterbo in
occasione del 50° di sacerdozio del vostro zelante vescovo. Insieme con lui vi
dico: cari fratelli e sorelle, accogliete questi inviti di san Pietro apostolo.
Meditateli. Adattateli alle necessità e alle esigenze della vostra vita
quotidiana! Che ciascuno di voi continui a scrivere quel capitolo di storia
della Chiesa, che qui ha un così ricco passato!
Sia con voi Cristo risorto e lo Spirito Santo Paraclito: lo Spirito di
verità.
In alto i cuori!
Sursum corda! Amen.
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